"Un’altra via per la Cambogia": una graphic novel contro la tratta degli esseri umani

Disegnata da Takoua Ben Mohamed, racconta del lavoro quotidiano e generoso degli operatori della Ong milanese WeWorld, impegnati a salvare la popolazione dalle nuove forme di schiavitù

Particolare della copertina della graphic novel "Un'altra via per la Cambogia"

Particolare della copertina della graphic novel "Un'altra via per la Cambogia"

Redazione 27 novembre 2020Culture

Un’altra via per la Cambogia (BeccoGiallo, pagine 160, euro 18,00) è l’ultimo romanzo a fumetti di Takoua Ben Mohamed, che ci racconta della Cambogia, del lavoro quotidiano e generoso degli operatori e dei volontari della Ong milanese WeWorld, che sono impegnati a salvare la parte più povera della popolazione locale dal traffico di esseri umani e dalle nuove forme di schiavitù. È una realtà forte e violenta che viene affrontata con uno stile ironico, ma profondo. Non bisogna esserne stupiti: l’artista italo-tunisina, infatti, riesce a disegnare e a cogliere le diverse sfumature del fenomeno perché in parte ne condivide la storia, in quanto anche lei è emigrata dalla sua terra natìa e si è trasferita, appena bambina, a Roma, con la madre e i fratelli, per poter raggiungere e conciliarsi con il padre che aveva chiesto asilo politico nel nostro paese.


Sono temi che sento molto vicini ­­­– spiega l’autrice, come viene riportato su Avvenireio stessa sono immigrata a otto anni anche se allora non sapevo nemmeno di esserlo, e pur nelle differenze, in Cambogia ho trovato tante similitudini con il mio vissuto e con la mia infanzia in Tunisia”.


La conferma che questi argomenti le sono molto a cuore deriva anche dai suoi precedenti lavori, come “Sotto il velo” e “La rivoluzione dei gelsomini”, che tendono a ripercorrere tematiche simili. I fumetti diventano così dei reportage, un potente mezzo attraverso cui documentare la realtà dei fatti. Lavori di graphic journalism? Takoua Ben Mohamed, durante un’intervista rilasciata a Il Corriere della Sera, meno di un mese fa, risponde ad una domanda simile: “Sì, il mio può essere definito graphic journalism, se non altro perché mi dà più scelta nella libertà dei temi e nel racconto. Sto ancora sperimentando anche la realizzazione di documentari: ne ho terminato da non molto uno per Al Jazeera sulla presenza femminile nella moda internazionale. Mi piace scoprire cose nuove”.


Dunque, chi ama uscire dai propri confini per scoprire il mondo, proprio come la graphic journalist, non può perdere la lettura del volume. Attraverso disegni leggeri ed umoristici, con una semplicità disarmante, il lettore viene trasportato dentro la seria e problematica realtà della tratta degli esseri umani. Un lavoro, quello della Takoua Ben Mohamed, che si concretizza come un disegno umanitario, per testimoniare che “c’è sempre un’altra possibile via per evitare di diventare schiavi”.



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