Estinguerci come i mammut o salvare il pianeta? Sandal narra le estinzioni

Tra scienza, rock, cinema e letteratura, il giornalista scientifico in "La malinconia del mammut" descrive le forme di vita estinte e i tentativi di ricrearle

Mammut

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redazione 11 giugno 2020Culture
di Marco Buttafuoco

Ci abbiamo pensato tutti, in questo pesantissimo trimestre che abbiamo cominciato, forse, a lasciarci alle spalle. Tutti abbiamo riflettuto sulla nostra precarietà e la nostra fragilità, magari per negarla, come hanno fatto tanti complottisti che continuano a spropositare su complotti, macchinazioni e interessi occulti attribuendo a queste oscure trame una realtà evidente: non siamo i padroni della terra e non controlliamo interamente le dinamiche della vita e della morte. Non le controlliamo noi “popolo”, come non le dominano i cosiddetti poteri forti. Dietro questi interrogativi ne è sotteso uno ancora più potente. La natura è un sistema perfetto il cui equilibrio è stato rotto in qualche maniera dall’avvento di Homo Sapiens, oppure la sua storia è un susseguirsi spesso casuale, anche cieco e violento, di eventi traumatici, di estinzioni e di comparse di nuove specie? È l’imperfezione che domina la vicenda della vita, o è un equilibrio circa divino? In questo affascinante quesito si lancia Massimo Sandal, giornalista scientifico alla sua prima prova libraria, con questo libro che cattura fin dal titolo: La malinconia del Mammut (Il Saggiatore, 2019, pagg 334, € 22, ebook 15,99).

Va subito detto che è un libro molto bello, anche da un punto di vista letterario. Sandal maneggia temi così complessi con una scrittura semplice e diretta, utilizzando tanto materiali popolari: musica rock (non cita mai Darwin, lo storico disco del Banco, ma pazienza), fantascienza su carta e cinematografica, cartoons come citazioni “alte”. Una lettura piacevole, il che non è poco, almeno per l’autore di queste note. Il libro traccia una specie di storia delle varie (cinque) grandi estinzioni di massa che si sono verificate sul pianeta, compresa quella dovuta al celebre asteroide sconquassò il globo sessantasei milioni di anni fa, cadendo a Chicxulub, nello Yucatan, e traccia, al contempo, gli scenari possibili e i tentativi, taluni in corso, di ridare vita a specie già estinte.

La malinconia del mammut è appunto il riferimento a un ipotetico esemplare (o anche pochi individui), che fosse gettato in un ambiente per lui del tutto sconosciuto, ignaro delle complessità che ciascuna vita ha come corredo ineliminabile (l’ambiente, i parassiti sconosciuti con i quali convivere e combattere, i cambiamenti climatici). Anche questo, suggerisce l’autore, che pure descrive con molta accuratezza teorie e tentativi, non sarebbe un atto antropocentrico, uguale e contrario ai tanti atti scellerati con cui Sapiens distrugge l’ambiente circostante accelerando, con le proprie mani la propria stessa fine? Il genere umano la cui storia non è, temporalmente, così significativa, non è al centro di un progetto superiore. La sua vita e la sua morte dipendono, come quelle galassie, delle stelle, degli animali e delle piante, in larga parte dal caso, dal tiro di dadi di un molto ipotetico Demiurgo (è solo in questo caso che si cita una possibile divinità nel testo: nessuna teologia e nessuna teleologia attraversano queste pagine suggestive).

Ciononostante Sapiens non può ignorare l’ambiente che lo circonda. Ha già distrutto innumerevoli specie, togliendo funzionalità e, spesso, bellezza a sé stesso e agli altri. Ci estingueremo, questo è certo, un giorno il Sole si espanderà, come tutte le altre stelle, e cancellerà il pianeta, oppure l’esplosione di una qualche supernova o qualche macigno vagante metteranno fine alla vicenda del nostro piccolo mondo. Questo non ci autorizza ad accelerare la nostra scomparsa: ignorare i problemi che oltre sette miliardi di umani creano al globo su cui stiamo vivendo è un comportamento irrazionale autolesionista, Questo, in sintesi estrema e molto incompleta, è il tema del libro. Insieme ai virus, al Pleistocene Park che uno scienziato russo tenta di ricostruire in Siberia, al Dodo e ai piccioni migratori che offuscavano il cielo nelle grandi pianure americane, ai fossili, ai mammut e a tanto altro.