De Masi: «Camilleri ha capito subito il fascismo di Salvini»

Il sociologo conosceva lo scrittore siciliano: «Avversò Berlusconi. Lungimirante come il suo Tiresia, non come una sinistra troppo timida»

Andrea Camilleri

Andrea Camilleri

redazione 17 luglio 2019Culture
di Stefano Miliani

Andrea Camilleri ha sempre impiegato parole sferzanti verso la destra di esponenti come Berlusconi e, oggi più che mai, Salvini di cui «ha compreso subito il fascismo. Così come, da uomo di sinistra, si è opposto a Berlusconi». Coerentemente con la sua scrittura e con le sue storie del commissario Montalbano. Lo ricorda, con affetto oltre che con un apprezzamento profondo, Domenico De Masi: sociologo, professore emerito alla Sapienza di Roma, è stato amico dello scrittore siciliano.
Professore, quando ha conosciuto Camilleri?
L’ho conosciuto moltissimi anni fa tramite uno scrittore italoamericano, Jerre Mangione (1909-1998, ndr): aveva scritto cose interessanti sulla Sicilia tra cui il libro Monte allegro. Tramite questo comune amico Camilleri e io diventammo amici e avevamo in comune anche l’amicizia con Leonardo Sciascia. Ci siamo visti più volte, per esempio nella sua regione in occasione del restauro del dipinto di Santa Lucia del Caravaggio a Siracusa.
Quando vi siete incontrati l’ultima volta?
Era a Roma alla Camera di Commercio a Piazza di Pietra dove ha presentato l'ultimo libro su Tiresia, Conversazione su Tiresia (il profeta cieco nella mitologia greca e l’indovino nell’Odissea che lo scrittore ha riletto nella sua Conversazione con Tiresia, ndr). Pur su una sedia a rotelle e cieco, è stato bravissimo. Lo spettacolo è previsto a luglio alle Terme di Caracalla, ho anche preso il biglietto.
Come valuta il suo lavoro?
Ne ho avuto sempre un’ottima stima.
In politica il padre del commissario Montalbano si è sempre pronunciato chiaramente?
Sì. Politicamente si è sempre schierato a sinistra. È stato molto vicino alla rivista Micromega quindi a quel gruppo di persone critiche verso il poco attivismo del Pd.
Si era pronunciato apertamente anche contro Berlusconi.
Certo, di conseguenza al suo pensiero. A me la sua posizione è parsa sempre molto chiara, netta e precisa. Ed era collegata a tutto quanto ha scritto: tutte le sue narrazioni, hanno un filo rosso attento agli svantaggiati, agli sfruttati, al sud. Si è sempre schierato bene, almeno dal mio punto di vista.
Come autore non ha mai esitato a schierarsi, indipendentemente dagli effetti editoriali delle sue posizioni?
Camilleri ha avuto un successo talmente prorompente non che aveva bisogno di affiliarsi a qualcuno. Ricordo che una volta mi regalò un libretto verde, la primissima cosa che scrisse con Sellerio. Dissi a Sciascia di aver letto questo libro dicendogli che l’autore era bravissimo, ha uno stile sferzante, ottimo, poi arrivarono altri romanzi come Il birraio di Preston. Verso i primi due - tre libri il pubblico fu titubante, poi quando si accorse del valore di questo scrittore ogni settimana la classifica dei primi dieci libri venduti vedeva almeno uno o due suoi titoli.
Come spiega quel successo?
Lo spiego innanzi tutto come quello di Simenon. Camilleri è stato uno scrittore estremamente prolifico, scriveva uno, due o tre libri all’anno. Poi ha creato uno stile straordinario, unico, in cui mescola il siciliano all’italiano creando una lingua nuova: ha “sicilianizzato” i lettori, anche i non siciliani hanno cominciato a capire. Ora di un cinquantenne si dice “cinquantino”, faccio per dire un esempio.
Lo stile si è riverberato nelle fiction con Luca Zingaretti.
Il riflesso delle fiction, più che il cinema, lo ha aiutato molto. Il suo stile si prestava a diventare fiction e la fiction si prestava ad amplificarne il successo.
Anche perché le serie tv sono fatte molto bene. Questo incide e non poco.
Sì, Montalbano è una serie splendida e di primissima qualità.
Occorre però tornare alla politica. Sul web si sono propagati messaggi che si felicitano per la morte di Camilleri, leghisti in particolare. Sono gli odiatori di professione. 
La qualità degli insulti su Facebook ormai è tale che non si di fa più caso. Sono cretini che devono alzare il tiro e più alzano il tiro meno significato hanno. Riguardo a Salvini Camilleri ha capito subito il suo fascismo. E che altro doveva fare? Sono gli altri che sono troppi timidi nel non riconoscere questa caratteristica del leader leghista. Anche in questo Camilleri è stato molto lungimirante come Tiresia.
Lo scrittore si è pronunciato anche contro la politica dei respingimenti del governo giallo-leghista e Salvini.
È tutto correlato. Il modo di gestire la questione migranti trova un limite inaudito sia nel modo sciagurato con cui lo hanno gestito i governi di sinistra sia nel modo ancora più scellerato proseguito dai governi di destra. La sinistra non ha saputo creare un sistema di accoglienza, la destra non riceve né accoglie e Minniti, da ministro, è stato il degno passaggio da una sciaguratezza all’altra.