Israele continua ad allargare la guerra nel sud del Libano, intensificando bombardamenti, ordini di evacuazione forzata e attacchi contro aree civili. Nelle ultime ore l’esercito israeliano ha dichiarato di aver colpito 85 siti attribuiti a Hezbollah in diverse zone del Paese, parlando di depositi di armi, lanciatori e strutture militari.
Ma sul terreno la realtà raccontata dai residenti e dai reporter locali è quella di un’offensiva sempre più estesa contro il sud libanese, con intere comunità costrette alla fuga sotto la minaccia dei raid.
L’artiglieria israeliana ha bombardato le aree periferiche di Kfar Tibnit, Nabatieh al-Fawqa e Harouf, mentre un drone israeliano ha colpito direttamente Nabatieh al-Fawqa. La nuova escalation arriva nel quadro della prosecuzione dell’invasione israeliana del sud del Libano, che Tel Aviv continua a giustificare come operazione contro Hezbollah ma che sta producendo un pesantissimo impatto sulla popolazione civile.
Poche ore dopo i bombardamenti, l’esercito israeliano ha ordinato l’evacuazione forzata di nove città e villaggi del sud del Libano: Tayr Debba, al-Abbasiyeh, Burj Rahhal, Maroub, Barish, Arzun, Jennata, az-Zrariyeh e Ain Baal. In un messaggio pubblicato su X, i militari israeliani hanno annunciato che agiranno “con forza” nelle aree indicate, avvertendo che chiunque rimanga “mette in pericolo la propria vita”.
È un linguaggio ormai diventato routine nella guerra israeliana contro Gaza e ora replicato anche in Libano: ultimatum militari rivolti a intere popolazioni civili, sotto la minaccia di attacchi imminenti. Organizzazioni umanitarie e osservatori internazionali denunciano da mesi che questi ordini di evacuazione, impartiti spesso con pochissimo preavviso e in piena emergenza umanitaria, trasformano vaste aree in territori svuotati e devastati.
Israele sostiene che nelle ultime 24 ore Hezbollah abbia lanciato razzi contro le proprie forze operative nel sud del Libano, senza provocare vittime. Ma la risposta israeliana appare ancora una volta sproporzionata: bombardamenti su più località, droni in azione e nuove minacce contro la popolazione civile.
Il rischio sempre più concreto è che il fronte libanese si trasformi definitivamente in una seconda guerra aperta regionale, mentre il sud del Libano viene progressivamente trascinato dentro una spirale di distruzione già vista a Gaza.
