Guerra nucleare: quando parla Petraeus c'è d'avere paura

L'ex generale David Petraeus, già  capo della Cia, in una intervista ipotizza la reazione Nato ad un eventuale uso delle armi nucleari da parte della Russia

Guerra nucleare: quando parla Petraeus c'è d'avere paura
David Petraeus
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

3 Ottobre 2022 - 16.19


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“Solo per darvi un’ipotesi, risponderemmo guidando uno sforzo della Nato – un sforzo collettivo – che eliminerebbe ogni forza convenzionale russa che possiamo vedere e identificare sul campo di battaglia in Ucraina e anche in Crimea e ogni nave nel Mar Nero”: così l’ex generale David Petraeus, già  capo della Cia, in una intervista ad Abc rispondendo ad una domanda su cosa accadrebbe se Putin usasse l’arma nucleare. Secondo Petraeus, “deve esserci una risposta”, ma non necessariamente “nucleare contro nucleare”, per evitare appunto una “escalation nucleare”. “I russi hanno fatto soffrire Napoleone, i nazisti e via dicendo, ma non penso che Vladimir Putin sarà in grado di far soffrire l’Europa. L’Europa avrà  un duro inverno, avrà flussi ridotti di gas, ma ce la farà e non penso che si dividerà sulla questione del sostegno all’Ucraina”, profetizza Petraeus. 

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La Nato avvisa Putin, “reazione dura se userà nucleare”.
“Qualsiasi uso di armi nucleari avrà conseguenze serie per la Russia”. La risposta alle minacce di Vladimir Putin sull’impiego di testate atomiche tattiche per proteggere i nuovi confini autoproclamati con le annessioni delle regioni ucraine arriva dal segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, che in un’intervista alla Nbc ha denunciato la retorica del leader del Cremlino come “pericolosa” e “sconsiderata”. L’alleanza, ha avvertito, è pronta a rispondere ferma e unita a ogni attacco deliberato alle sue infrastrutture critiche. Ma sull’adesione di Kiev, che il presidente Volodymyr Zelensky è tornato a chiedere a gran voce dopo l’ultimo strappo dello zar, Stoltenberg ha ribadito che qualsiasi decisione dovrà essere concordata da tutti i membri. In ogni caso, ha assicurato, gli alleati continueranno a sostenere l’Ucraina, che continua a fare progressi sul campo, come dimostra la riconquista di Lyman. La città “è totalmente liberata”, ha confermato Zelensky, ringraziando l’esercito e celebrando il ritorno delle “bandiere ucraine nel Donbass”. Il leader di Kiev si è rivolto direttamente ai russi, invitandoli ad abbandonare Putin. “Finché non risolvete tutti il problema con colui che ha iniziato tutto, che ha iniziato questa guerra insensata per la Russia contro l’Ucraina – ha detto – sarete uccisi uno per uno, facendo da capri espiatori, per non ammettere che questa guerra è un errore storico per la Russia”.

Dopo aver indotto le truppe russe a una nuova, clamorosa ritirata, la ripresa di Lyman, snodo ferroviario strategico nel Donetsk, ha ridato fiato alla controffensiva di Kiev, proprio all’indomani dell’annessione della regione da parte del Cremlino. Una decisione che ha ottenuto il via libera formale anche dalla Corte costituzionale di Mosca, mentre la Duma si appresta a ratificare i trattati firmati venerdì dallo zar con i leader separatisti di Donetsk, Lugansk, Kherson e Zaporizhzhia. All’interno della Federazione russa, stabiliscono nuovi decreti di Putin, le regioni entreranno con i confini del giorno dell’annessione e manterranno lo stesso nome, anche se al momento solo quelle del Donbass avranno lo status di Repubblica con il russo come lingua ufficiale, mentre verranno indicati dei leader ad interim in attesa di elezioni locali previste tra un anno. Per l’ex colonnello del servizio di intelligence Fsb ed oppositore Gennadij Gudkov, però, lo zar mostra i muscoli perché in difficoltà. “Non lasciatevi ingannare, Putin non ha più così tante ambizioni e ossessioni. Si sta salvando la pelle, perché è ben consapevole che la guerra, se non ancora persa, sarà persa. E i primi cigni neri della sua sconfitta – ha detto – sono già volati. Putin ha un piano sanguinario pragmatico e cinico molto chiaro. Sta creando le condizioni per un futuro ricatto nucleare”.

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Accanto a quello della Nato, a Kiev arriva anche il nuovo sostegno dell’Europa. In una telefonata con Zelensky, il presidente francese Emmanuel Macron ha ribadito l’impegno “ad aiutare l’Ucraina a ritrovare la piena sovranità ed integrità territoriale”, promettendo di impegnarsi per “nuove sanzioni”, mentre Germania, Danimarca e Norvegia hanno annunciato l’invio a partire dal 2023 dei sistema di artiglieria slovacchi Zuzana-2 con proiettili di 155 mm, secondo lo standard dell’Alleanza atlantica. Nel frattempo, l’allarme resta alto sulla sicurezza alla centrale nucleare di Zaporizhzhia. Il direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica Rafael Grossi ha parlato di una “grave preoccupazione”, annunciando visite “a Kiev e Mosca la prossima settimana” per cercare di rilanciare il progetto di una zona di sicurezza nell’impianto più grande d’Europa, sempre a rischio per i continui scontri e bombardamenti nell’area.

Ad alimentare le paure di un possibile utilizzo delle armi atomiche sono state anche le parole di Dmitry Medvedev, ex presidente russo e attuale vicepresidente del Consiglio di sicurezza di Mosca: “Questo non è un bluff, la Russia ha il diritto di usare l’arma nucleare se lo riterrà necessario”, in base alla dottrina nucleare. Mosca “utilizzerà armi nucleari se essa o i suoi alleati verranno attaccati utilizzando tali armi o se vi sarà una minaccia per l’esistenza della Russia”, ha detto Medvedev. La dottrina nucleare russa, in ogni caso, è accompagnata da un ampio arsenale: secondo la Federation of American Scientists sarebbero 5.977 le testate a disposizione di Mosca, più di qualsiasi altro Paese al mondo e di tutte le riserve Nato messe insieme. Circa 1.500, tuttavia, sarebbero ormai vetuste e pronte per essere smantellate, mentre sarebbero almeno 1.588 quelle pronte all’uso

Le armi atomiche a disposizione di Mosca si dividono in due categorie: tattiche e strategiche. Le prime sono quelle progettate per la massima distruzione, che scatenerebbero una guerra nucleare in senso tradizionale. Le armi “tattiche”, invece, hanno un potenziale e una gittata inferiori e potrebbero essere usate nel conflitto per colpire obiettivi specifici sul campo.

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Farnesina a Mosca: minaccia nucleare mina sicurezza globale

“Attraverso le sue azioni, la Russia mette gravemente a rischio la sicurezza globale”: lo ha detto l’ambasciatore Ettore Sequi, segretario generale della Farnesina, all’ambasciatore russo, Serghei Razov, convocato al ministero degli Esteri dopo l’annessione di Mosca dei territori ucraini. “L’attacco e l’invasione di un Paese sovrano, la minaccia di impiegare armi nucleari, la mobilitazione militare su ampia scala, il tentativo di presentare falsamente il territorio dell’Ucraina come appartenente alla Russia minano l’ordine internazionale basato su regole”, ha aggiunto Sequi.

“L’Italia sarà pienamente allineata con i paesi partner nel valutare ulteriori misure restrittive contro le azioni illegali della Russia come pacifico strumento di pressione per porre fine a questa guerra di aggressione”, rimarca il segretario generale della Farnesina  in un punto stampa dopo il colloquio con l’ambasciatore russo. “Ho esortato le autorità russe a revocare questi atti illeciti (i referendum) e a ritirare le forze russe dal territorio ucraino senza condizioni, completamente e immediatamente”. “Un messaggio inequivocabile. Ferma condanna dell’Italia per i referendum farsa, consultazioni condotte dalla Federazione Russia in modo illegale in violazione di ogni norma internazionale. L’Italia non riconosce e non ne riconoscerà l’esito”, sottolinea ancora l’ambasciatore Sequi. 

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Il coinvolgimento italiano

Di grande interesse è l’analisi del direttore di Rid (Rivista italiana difesa), Pietro Batacchi. La Dottrina Militare russa prevede infatti l’impiego dell’arma nucleare nel caso in cui sia minacciata l’integrità del territorio russo. Tutto ciò – afferma Batacchi – ha importanti ripercussioni anche per la Nato e per la sua postura in materia di deterrenza nucleare, in particolare sulle procedure di impiego delle armi nucleari”.

“L’Italia risulta direttamente coinvolta nella questione in quanto, presso le basi aeree di Aviano e Ghedi, sono presenti le bombe nucleari B-61 statunitensi, nell’ambito del programma di nuclear sharing dell’Alleanza (che vede coinvolti, oltre al nostro Paese, anche Belgio, Germania, Paesi bassi e Turchia), volto a garantire un’efficace deterrenza nucleare sul suolo europeo. Dovrebbero essere circa una sessantina le bombe B-61 presenti presso le 2 basi, pronte per essere utilizzate dagli F-16 dell’Usaf o dai Tornado italiani”.

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Le B-61, spiega sempre l’esperto, sono “bombe nucleari di fabbricazione americana per l’impiego tattico e strategico da caccia e bombardieri”. In Europa sono schierate le varianti tattiche Mod.3 e Mod.4, con un potenziale regolabile fino ai 45-60 Kt.

I cacciabombardieri Tornado dell’Aeronautica militare impiegabili anche nel ruolo nucleare presso la base di Ghedi “verranno progressivamente rimpiazzati  – dice il direttore di Rid – a partire dal 2024 dai caccia F-35A. Questi ultimi, che potranno sfruttare la loro bassa rilevabilità radar ed infrarossa per penetrare le difese antiaeree dell’avversario, possono operare con la bomba B-61 Mod.12, l’ultimo e più sofisticato ordigno della famiglia B-61”. La Mod.12 è “un’atomica tattica caratterizzata da potenziale bassissimo e basso (regolabile tra 0,3 Kt e 50 Kt) e da un sistema di guida che combina Gps ed un kit di alette in coda che ne aumentano notevolmente la precisione”. Oltre a caccia e cacciabombardieri come l’F-35A e l’F-15 E Strike Eagle, la B61 Mod.12 “equipaggerà pure i bombardieri B-2 Spirit ed il futuro e segretissimo B-21 Raider. La produzione dei primi esemplari di serie è iniziata nell’autunno 2021”.

Sul fronte militare

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E’ sempre il direttore di Rid ad aggiornare il quadro: “Dopo un’inerzia favorevole ai Russi nei mesi di maggio e giugno, e lo stallo di luglio e agosto, sul finire proprio di agosto la Guerra in Ucraina ha visto invertirsi il trend dei mesi in questione ed è giunta ad una svolta con le controffensive delle forze di Kiev a Kharkiv e Kherson. Due azioni che hanno messo in crisi pesantemente i Russi, alle prese con il grave problema della mancanza di truppe, ed hanno aperto scenari nuovi per il futuro 

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