La fuga dei coscritti e il pugno di ferro di Putin contro i manifestanti: il fronte interno è ufficialmente aperto

Russia sono i 799   dimostranti ancora detenuti (oltre 2mila i fermati e poi rilasciati) arrestati nel corso delle manifestazioni di protesta contro la mobilitazione parziale annunciata il 21 settembre da Putin.

La fuga dei coscritti e il pugno di ferro di Putin contro i manifestanti: il fronte interno è ufficialmente aperto
Proteste contro la coscrizione obbligatoria voluta da Putin
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

25 Settembre 2022 - 17.49


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Russia, la fuga dei coscritti e il pugno di ferro dello zar. Il fronte interno è ufficialmente aperto. A testimoniarlo sono i 799   dimostranti ancora detenuti (oltre 2mila i fermati e poi rilasciati) arrestati nel corso delle manifestazioni di protesta contro la mobilitazione parziale annunciata il 21 settembre da Putin.

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Vladimir Putin manda consapevolmente “i suoi cittadini a morire”. A dirlo è il presidente ucraino Volodymyr Zelensky nel suo consueto messaggio serale durante il quale, parlando in russo, ha lanciato un appello ai russi a scappare dalla “mobilitazione criminale”, ovvero il reclutamento dei riservisti annunciato da Putin il 21 settembre. Il potere russo comprende perfettamente  che sta mandando a morte i suoi cittadini”, dice Zelensky nel video, invitando le forze di Mosca ad arrendersi. “Ai comandanti russi non interessa delle vite dei loro connazionali, vogliono solo rimpiazzare lo spazio vuoto lasciato dai morti, feriti, prigionieri e da chi ha disertato”. “È meglio fuggire da una mobilitazione criminale che poi rispondere davanti a un tribunale per aver preso parte a una  guerra di aggressione – conclude il presidente ucraino – È meglio arrendersi alla  prigionia ucraina che essere uccisi dagli attacchi delle nostre armi”.

Il video di Zelensky arriva poche ore dopo che la Russia ha approvato una legge che inasprisce le condanne per chi diserta, per chi si arrende o per mancata comparizione alla leva: dai cinque ai 15 anni di reclusione. Putin ha firmato anche un provvedimento che facilita l’accesso alla nazionalità russa per i cittadini stranieri che servono nell’esercito. In particolare, il testo prevede che stranieri arruolati nelle forze militari di Mosca possano richiedere la cittadinanza russa senza presentare un permesso di residenza, riferisce la Tass. Una procedura cui possono avere accesso stranieri che hanno sottoscritto un contratto con l’esercito russo da almeno un anno.

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Chi sono i riservisti russi

Di grande interesse è il report per quifinanza.it a firma Maurizio Perriello. “I primi a imbracciare di nuovo il fucile – scrive Perriello – potrebbero essere soldati e comandanti sotto i 35 anni e sottufficiali e ufficiali sotto i 45. Parliamo, dunque, di gente che ha già avuto esperienze militari. La mobilitazione, ha spiegato Putin, significa che i cittadini che sono attualmente nella riserva possono essere convocati e quelli con esperienza militare sarebbero soggetti alla coscrizione. Questi individui verranno sottoposti a “un addestramento militare aggiuntivo, tenendo conto dell’esperienza maturata finora sul campo”.I riservisti interessati dal decreto “non sono persone che non hanno mai sentito parlare dell’esercito. Parliamo di persone che hanno prestato servizio e che hanno avuto esperienza militare”, ha sottolineato il ministro della Difesa Sergei Shoigu. Gli uomini coinvolti nella mobilitazione parziale verranno addestrati da ufficiali con esperienza di combattimento in operazioni militari speciali in territorio russo, prima di essere inviati nelle regioni ucraine occupate (o “liberate”, se si adotta l’ottica di Mosca). La decisione di mobilitare esattamente 300mila riservisti è stata calcolata “per il periodo di completamento degli obiettivi che verranno fissati”.

Nel decreto non sono tuttavia specificati i parametri di scelta “parziale” né coordinate geografiche. Come osserva Ekaterina Schulmann, politologa russa, stando al testo “chiunque può essere arruolato, ad eccezione dei lavoratori del complesso militare-industriale”. E in molti temono che a pagare il prezzo più alto saranno le minoranze etniche e gli abitanti delle regioni più remote del Paese. “Non è una mobilitazione parziale, è una mobilitazione al 100%”, afferma invece Alexandra Garmazhapova, presidente della Free Buryatia Foundation. Secondo l’organizzazione, a 24 ore dall’annuncio di Putin, nella regione centro-meridionale della Siberia sono state consegnate più di tremila povestka(cartoline di reclutamento)”.

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Cos’è la mobilitazione parziale

Era dalla Seconda Guerra Mondiale che una grande potenza non richiamava in massa i propri cittadini al fronte. Segno dei tempi, resi ancor più preoccupanti da precedenti terribili in terra russa come la mobilitazione parziale presto trasformata in “generale” dallo zar Nicola II nel 1914 contro l’Austria-Ungheria. La decisione del Cremlino tradisce un’urgenza e un malcontento crescente sul fronte interno nei confronti dell’operato del presidente, incluso il cosiddetto “partito della guerra”.

La mobilitazione parziale disposta tramite decreto del Cremlino riguarda poco più dell1% della risorsa totale di mobilitazione (25 milioni). La mobilitazione parziale si differenzia di molto da quella generale, che invece interesserebbe la totalità degli uomini in età militare, fra i 18 e i 65 anni, che di colpo diventerebbero arruolabili per combattere in terra ucraina. Questa via è stata invece percorsa dall’Ucraina, che già il giorno dopo l’invasione (il 25 febbraio) aveva emanato un decreto per la mobilitazione generale: tutti i cittadini in età da combattimento, tra i 18 e i 60 anni, non potevano più lasciare il Paese e dovevano mettersi a disposizione per combattere.

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A quanto ammonta la “paga” dei riservisti

Secondo quanto riporta l’agenzia Tass, ai riservisti verranno erogati 50mila rubli (circa 830 euro) extra mensili. A stabilirlo è un decreto del sindaco di Mosca, Sergei Sobjanin. In caso di ferite gravi, verrà pagato un milione di rubli, mentre in caso di morte le famiglie riceveranno un risarcimento da tre milioni di rubli.

Così Parriello.

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Venerdì il ministero della Difesa aveva comunicato le categorie  di uomini esentati dal reclutamento, tra cui i dipendenti del settore informatico, i bancari e i giornalisti dei media di stato. Il ministero aveva specificato che i dipendenti di alcuni settori sarebbero stati esclusi dalla mobilitazione per evitare ripercussioni sull’industria tecnologica e sul sistema finanziario del paese. Secondo alcuni commentatori, tuttavia, il testo relativo alla mobilitazione sarebbe deliberatamente vago, in modo da permettere alla Russia di poter chiamare un numero maggiore di riservisti, se necessario.

Pugno di ferro

Sono oltre 800  i manifestanti attualmente detenuti in Russia dopo gli arresti nel corso delle proteste contro la mobilitazione annunciata dal presidente Vladimir Putin, secondo i dati aggiornati del progetto media indipendente sui diritti umani Ovd-Info. In totale sarebbero state arrestati circa 2mila dimostranti, per la maggior parte rilasciati. Ovd-Info ha raccolto le testimonianze di alcuni attivisti che hanno riferito di essere stati trattenuti in un dipartimento di polizia di Mosca dopo che gli era stato impedito di telefonare e avevano dovuto consegnare il cellulare. Ai fermati sono state prese le impronte digitali e sono stati fotografati. 
 A San Pietroburgo l’attivista per i diritti umani Dinar Idrisov ha raccontato che gli arrestati sono stati trattenuti tutta la notte senza protocollo. Un altro attivista, Ilya Leshukov, ha detto a Ovd-Info che a Kotlas (regione di Arkhangelsk), le forze di sicurezza hanno arrestato il vice sindaco Anatoly Arseev, che stava filmando una manifestazione.

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Sul piano della “guerra diplomatica”  il ministro degli Esteri della Federazione Russa, Serghej Lavorv, è tornata ad attaccare l’Occidente: “A Washington c’è una dittatura e l’Europa è soggiogata – ha detto parlando all’Assemblea Generale dell’Onu – La diplomazia è sostituita da sanzioni illegali. Gli Usa e alleati non danno libertà a nessuno, non è democrazia”. Poi avverte che la Russia “non farà il primo passo” per mettere fine alla guerra. 

Il capo della diplomazia russa ha poi dichiarato che “la russofobia dell’Occidente è senza precedenti. Invece del dialogo dobbiamo affrontare la disinformazione e le bugie dell’Occidente che minano la fiducia nelle leggi internazionali e nelle istituzioni internazionali”. E ha poi ribadito ciò che il Cremlino aveva già affermato nei giorni scorsi: “Adesso gli Stati Uniti sono parte del conflitto”. Sul fronte operativo, un nuovo alto grado dell’esercito è stato rimosso da Mosca dopo le sconfitte sul campo di battaglia: il generale Dmitry Bulgakov, massimo responsabile della logistica, è stato sollevato dalle sue funzioni di viceministro della Difesa e sostituito dal generale Mikhail Mizintsev, ha fatto sapere il ministro della Difesa Serghej Shoigu. Mizintsev, soprannominato “il macellaio di Mariupol” e colpito da sanzioni occidentali, sarà “responsabile delle forniture materiali e tecniche delle forze armate”, mentre la Russia è nel pieno della campagna di mobilitazione. “Bulgakov – spiega una nota – è stato trasferito a un nuovo incarico”. E il presidente Zelensky attacca Israele: “Vende armi in tutto il mondo, ma si è rifiutato di aiutarci”.

La farsa referendaria

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Intano continua, tra minacce e intimidazioni per costringere i residenti al voto, il referendum per l’annessione delle zone occupate alla Russia: le votazioni si concluderanno il 27 settembre ed interessano le regioni ucraine di Donetsk, Luhansk, Kherson e Zaporizhzhia, sotto il controllo parziale o totale delle forze russe. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha rinnovato la richiesta al mondo di non riconoscerne il risultato. Un appello a cui hanno già risposto positivamente i leader del G7. E sabato il presidente americano Joe Biden ha assicurato che gli Stati Uniti e gli alleati imporranno nuove sanzioni economiche “rapide e severe alla Russia” se annetterà territori in Ucraina: “I referendum sono una farsa, un falso pretesto per tentare di annettere parti dell’Ucraina in flagrante violazione del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite”. E ancora: “Sono al fianco dei nostri partner in tutto il mondo e di ogni nazione che rispetta i principi fondamentali della Carta delle Nazioni Unite nel respingere qualsiasi risultato inventato che la Russia annuncerà”.

Anche la Turchia ha fatto sapere che non riconoscerà l’esito del voto del referendum russo: lo ha affermato il portavoce della presidenza turca Ibrahim Kalin, come riferisce Ukrinform citando la Cnn Türk.”Non riteniamo corretti i tentativi di referendum unilaterale, poiché non abbiamo riconosciuto il referendum in Crimeanel 2014 e il suo risultato, la nostra posizione su tali referendum è chiara. Riconosciamo l’integrità territoriale del popolo e dello stato ucraini. Stiamo con l’Ucraina”, ha detto Kalin. Nelle scorse ore, in una dichiarazione congiunta, anche i Paesi del G7 avevano invitato “tutti gli Stati a respingere inequivocabilmente questi referendum fittizi”, “simulacri” che “non hanno né effetti né legittimità”. “È impossibile votare contro il referendum di annessione alla Russia, perché uomini armati controllano quello che scrivono le persone. Dopodiché, i russi rilasciano passaporti agli uomini e inviano immediatamente convocazioni di leva per unirsi all’esercito della Federazione”, ha fatto sapere il ministero della Difesa ucraina citato da Unian. Anche nella regione occupata di Zaporizhzhia e nell’oblast di Kherson agli uomini che hanno ricevuto passaporti della Federazione sta arrivando la notifica di convocazione per la mobilitazione annunciata da Vladimir Putin, fa sapere lo Stato maggiore ucraino su Facebook: “Nelle regioni di Zaporizhzhia e Kherson, le autorità di occupazione hanno iniziato a notificare convocazioni di leva agli uomini in età da coscrizione che hanno rinunciato alla cittadinanza ucraina e hanno ricevuto passaporti della Federazione Russa”. Il ministero della Difesa ucraino ha aggiunto che “i militari delle forze di occupazione russe continuano a commettere azioni illegali contro la popolazione civile, continuano con i saccheggi e svendono proprietà di cittadini ucraini”. La tensione rimane alle stelle, tanto che l’Alto Rappresentante Ue per la Politica Estera, Josep Borrell, ha invitato a non sottovalutare la minaccia nucleare di Putin: “È certamente un momento pericoloso perché l’esercito russo è stato messo all’angolo e la reazione di Putin che minaccia di usare armi nucleari è molto grave. Quando le persone dicono che non è un bluff, bisogna prenderle sul serio“. 

Zelenski accusa Israele

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Da parte sua, Zelensky si appella alle forze straniere per richiedere ancora sostegno militare per riconquistare il maggior numero possibile di aree occupate dai russi. Poi si scaglia contro Israele, colpevole di non aver fornito alcun appoggio alla causa di Kiev: “Israele non ci ha dato nulla. Zero – ha detto a TG5 Monde – Capisco che siano in una posizione difficile con la Siria e con la Russia”, ha detto il leader di Kiev ricordando come lo Stato ebraico abbia fornito aiuti umanitari, ma abbia rifiutato tutte le richieste di armi, in particolare di sistemi antiaerei di cui, ha detto Zelensky, l’Ucraina ha disperatamente bisogno per mettersi al riparo dai raid russi. “L’opinione pubblica israeliana – ha poi aggiunto – non è per niente così e penso che ci sostenga. Non accuso i suoi dirigenti. Ma i fatti sono questi. Ci sono state discussioni con i dirigenti israeliani e ciò non ha aiutato l’Ucraina. Invece si può osservare l’influenza della Russia in Israele, che considero uno Stato indipendente. Mi dispiace che i mezzi di difesa antiaerea di cui abbiamo bisogno non siano stati consegnati. Voglio essere chiaro, questo mi sciocca perché nello stesso momento Israele esporta i suoi armamenti in altri Paesi”.

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