Ucraina, l'Italia aggiorna il piano per le emergenze radiologiche e nucleari

I rischi derivanti dal conflitto in Ucraina hanno dato un'accelerata alla revisione del piano italiano per le emergenze radiologiche: "Misure necessarie a fronteggiare le conseguenze di incidenti in impianti nucleari ubicati oltre frontiera"

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9 Marzo 2022 - 15.05


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Ogni tre anni viene aggiornato il piano nazionale per la gestione delle emergenze radiologiche e nucleari, un piano che esiste dal 2010, con la speranza di non dover mai essere attuato. Solo pochi giorni fa è stato nuovamente rivisto e firmato dal capo della Protezione civile Fabrizio Curcio. Prevede tre step di intervento – ha scritto da Beatrice Bortolin su Tgcom24 – in base alla gravità della fuga radioattiva e dalla distanza dal territorio italiano.
Il governo aggiorna dunque il Piano nazionale per la gestione delle emergenze radiologiche e nucleari, che “individua e disciplina le misure necessarie a fronteggiare le conseguenze di incidenti in impianti nucleari di potenza ubicati ‘oltre frontiera’, ossia impianti prossimi al confine nazionale, in Europa e in Paesi extraeuropei”.

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Ad accelerarne la definitiva revisione, comunque già avviata mesi fa, potrebbero essere stati proprio i timori di rischi di effetti collaterali derivanti dal conflitto in Ucraina, per fortuna al momento esclusi. Le stesse autorità nazionali però chiariscono che non c’è alcun allarme.

Solo in caso di una reale emergenza nucleare, al momento inesistente nel nostro Paese, sarà la Protezione Civile a dare precise indicazioni su modalità e tempi di attuazione di un eventuale intervento di profilassi iodica su base farmacologica per l’intera popolazione”, chiarisce l’Istituto superiore di Sanità, che, insieme a varie società scientifiche, invita a non usare farmaci ‘fai da te’, mentre è raccomandato l’uso di sale iodato.

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Dunque anche un invito alla calma, dopo il boom di richieste, segnalato in alcune farmacie, delle pillole di ‘iodio stabile’: una corsa all’acquisto provocata dalla paura di dover fronteggiare con il farmaco eventuali diffusioni nell’aria di iodio radioattivo.

Tra i vari compiti delle autorità competenti, ci sono anche comunicazioni tempestive alla popolazione, istruzioni specifiche alle scuole, far fronte ai bisogni primari della popolazione (cibo, acqua, assistenza sanitaria, energia, ecc.). Nel documento si forniscono anche indicazioni per la iodioprofilassi, “una efficace misura di intervento per la protezione della tiroide, inibendo o riducendo l’assorbimento di iodio radioattivo, nei gruppi sensibili della popolazione”.

Secondo il Piano, “il periodo ottimale di somministrazione di iodio stabile è meno di 24 ore prima e fino a due ore dopo l’inizio previsto dell’esposizione. Risulta ancora ragionevole somministrare lo iodio stabile fino a otto ore dopo l’inizio stimato dell’esposizione. Da evidenziare che somministrare lo iodio stabile dopo le 24 ore successive all’esposizione può causare più danni che benefici (prolungando l’emivita biologica dello iodio radioattivo che si è già accumulato nella tiroide).

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La misura della iodoprofilassi è quindi prevista per le classi di età 0-17 anni, 18-40 anni e per le donne in stato di gravidanza e allattamento. Il ministro della Salute può decidere l’attivazione delle procedure per la distribuzione di iodio stabile nelle aree interessate.

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