Milley ammette: "Avevo comunicato alla Cina che Trump non intendeva attaccarli"

Il capo dello Stato maggiore Usa: "Queste comunicazioni sono fondamentali per la sicurezza degli Stati Uniti al fine di prevenire azioni militari"

Mark Milley

Mark Milley

globalist 28 settembre 2021

Il capo dello Stato maggiore Usa congiunto Mark Milley ha sostenuto davanti al Congresso che l'ex presidente Donald Trump non intendeva attaccare la Cina e che era suo compito rassicurare Pechino, come ha fatto per via telefonica, in conversazioni che hanno suscitato molte polemiche.

"Riguardo alle chiamate con i cinesi, comunicavo abitualmente con la mia controparte" ha detto Milley, intervenendo ad un'audizione al Senato sul ritiro delle truppe Usa dall'Afghanistan.

"Sono specificamente incaricato di comunicare con i cinesi dalla guida del Dipartimento della Difesa", ha chiarito l'alto grado, affermando che tutte le conversazioni telefoniche di questo livello sono decise in coordinamento con il segretario alla Difesa.

"Queste comunicazioni da militari a militari, tra i più alti ranghi, sono fondamentali per la sicurezza degli Stati Uniti al fine di prevenire azioni militari, gestire le crisi e prevenire la guerra tra grandi potenze armate con le armi più letali del mondo", ha proseguito il generale che è stato ampiamente criticato per queste telefonate, con alcuni senatori e deputati che ne hanno chiesto le dimissioni.

Milley ha spiegato anche le ragioni delle telefonate, concordate con l'allora Segretario alla Difesa Mark Esper e l'allora Segretario alla Difesa ad interim Christoper Miller, per tranquillizzare Pechino su un possibile attacco, ordinato dall'ex presidente Trump.

"Lo so, sono certo che il presidente Trump non avesse intenzione di attaccare i cinesi, ed era mia diretta responsabilità trasmettere quell'intento ai cinesi", ha detto, spiegando che tra i suoi compiti c'è quello di "ridurre l'escalation".