Milletrecento gruppi, 300mila adepti: i numeri del neonazismo suprematista americano

Gli attentatori suprematisti amano l’esibizione mediatica, agiscono rivolgendosi sempre a un’audience che credono ricettiva alle loro idee, hanno sempre contatti con gruppi più o meno radicali

Suprematisti bianchi in America
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21 Gennaio 2021 - 17.14


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Ha legittimato il suprematismo bianco, dando ad esso  copertura, minimizzandone la pericolosità o addirittura affermando in dichiarazione pubbliche che anche  in quel campo ci sono “belle persone”. Anche se i morti americani per mano di americani, dal 2002, sono stati il triplo di quelli provocati dal terrorismo jihadista (Torri Gemelle comprese), non ha mai accostato il termine terrorismo ai crimini stragisti perpetrati dai miliziani del white power. 

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A luglio scorso il direttore della polizia federale, Christopher Wray, ha assicurato che erano state aperte 850 inchieste per “terrorismo interno” e che i suoi agenti avevano effettuato cento arresti. E’ il lascito mefitico di Donald Trump e della sua sciagurata presidenza. Il mondo degli “sciamani”, di quelli che hanno preso d’assalto il Campidoglio esibendo magliette con su scritto “Campo Auschwitz”, o brandendo i vessilli confederati. 

Di questo universo impastato di odio antisemita fa parte John Earnest, il diciannovenne autore dell’attacco, il 28 aprile 2019, alla sinagoga di Poway, nella contea di San Diego, California, che ha provocato un morto e tre feriti. Come i suoi “eroi” anche Earnest ha postato prima dell’attacco il suo “manifesto”. 

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Il manifesto di Earnest è zeppo di dichiarazioni d’odio contro ebrei, musulmani, africano-americani, ispanici, immigrati e femministe, così come altri gruppi e minoranze. Ogni ebreo è responsabile del genocidio meticolosamente pianificato della razza europea, delira il diciannovenne terrorista. Earnest ripropone anche la teoria, molto popolare negli ambienti di estrema destra americani, del “complotto giudaico”, e cioè del piano pilotato dagli ebrei di “sostituire” americani bianchi con immigrati provenienti da altri paesi. Nel documento, scrive il Washington Post, Earnest rivendica di aver dato fuoco a una moschea nella località californiana di Escondido, a poche miglia dalla sinagoga in cui è avvenuta la sparatoria. Gli estremisti del white power si passano il testimone, indicano a chi li vuole seguire cosa fare. 

Timothy McVeigh, l’autore dell’attentato a Oklahoma City, fa parte del “pantheon” dei suprematisti bianchi

Nel pantheon degli “eroi suprematisti”, un posto di rilievo lo ha Timothy McVeigh, veterano della guerra del Golfo. Il 19 aprile 1995, rade al suolo con un camion bomba l’Alfred P. Murrah Federal Building, l’equivalente di una nostra prefettura, nel centro di Oklahoma City. Il bilancio è di 168 morti, tra cui 19 bambini e 672 feriti (McVeigh fu giustiziato nel giugno 2001).

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Gli attentatori suprematisti amano l’esibizione mediatica, agiscono rivolgendosi sempre a un’audience a un pubblico che credono ricettivo alle loro idee, hanno sempre contatti con gruppi più o meno radicali. E a quel mondo appartiene anche Christopher Paul Hasson, 49 anni, tenente della Guardia costiera americana, arrestato nella cittadina di Silver Spring in Maryland con la grave accusa di terrorismo interno. A fermarlo l’Fbi e i servizi investigativi della Guardia costiera dopo che un’indagine federale aveva portato alla luce un piano criminale per un attacco terroristico su larga scala contro civili e personaggi noti. Nel mirino anche una lista di giornalisti e politici democratici. 

La rete del terrore cresce

Tra le personalità della lista vi erano la speaker, rieletta,  della Camera Nancy Pelosi, il leader dell’opposizione democratica al Senato Chuck Schumer, la deputata newyorkese Alexandria Ocasio-Cortez, ma anche i giornalisti della Cnn Don Lemon e Chris Cuomo e della MsnbcChris Hayes e Joe Scarborough. Nell’abitazione di Hasson, non distante da Washington, gli inquirenti hanno ritrovato una consistente scorta di quindici armi da fuoco e migliaia di munizioni, ma anche steroidi e ormoni. Rinvenuti nel suo computer lettere e documenti impregnati di odio e piani omicidi.

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Nella cronologia delle sue ricerche in rete c’erano “il miglior posto a Washington per vedere persone del Congresso” o anche “i giudici della Corte Suprema hanno la scorta?”. L’uomo, che si è autodefinito un nazionalista bianco e filo-russo, era ossessionato da neofascismo e neonazismo. Hasson aveva anche studiato il manifesto di Anders Behring Breivik, il suprematista norvegese di cui era un ammiratore e che nel 2011 uccise 77 persone. Secondo la documentazione raccolta dalle forze dell’ordine e depositata al tribunale distrettuale del Maryland, l’obiettivo finale era quello di “stabilire una patria bianca”.

Le loro idee, le loro parole d’ordine, non sono estranee alle destre sovraniste in crescita in tutto il globo. Il mondo degli Earnest, dei Tarrant, dei Bower, è il mondo dei “suprematisti bianchi”, che possono contare su oltre 1022 siti che fanno riferimento a idee e pratiche razziste, che indottrinano e addestrano in rete gli affiliati e chi, anche se “cane sciolto”, vuole farsi giustizia da sé: aprendo il fuoco contro un centro in cui si pratica l’aborto, aggredendo persone di colore, e aprendo la “caccia all’islamico”. 

Negli Usa, i suprematisti bianchi sono cresciuti di numero dopo le presidenziali del 2016. Alcuni appartengono al gruppo Vanguard America, usano slogan razzisti, iconografie connesse a simboli del passato e ora sulla loro divisa, polo bianca e pantaloni khaki, molti hanno aggiunto il cappellino rosso con la scritta “Make America Great Again”, motto della campagna elettorale di Trump. Un’immagine che ha creato imbarazzo per la Casa Bianca.

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Durante l’attuale presidenza le manifestazioni degli oltranzisti bianchi al Sud e all’Ovest – Ku Klux Klan, suprematisti e nostalgici sudisti – hanno ricevuto la comprensione della presidenza come espressioni d’americanismo. Lo stesso spirito razzista ha ispirato l’anatema di Trump (“tornatevene a casa vostra”) contro quattro deputate d’origine ispanica, islamica e nera. Per la prima volta l’insulto razzista contro donne americane del Congresso è stato istituzionalizzato dalla Casa Bianca.

Anders Breivik è il terrorista norvegese autore degli attentati di Oslao e di Utøya (22 luglio 2011), che causarono in totale settantasette vittime. Il suo manifesto è uno dei “riferimenti” per il mondo dei suprematisti bianchi.

I miliziani di Trump

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Attualmente sono 1124 i gruppi razzisti che sostengono idee come la supremazia bianca basata sulla teorica superiorità di questa razza su africano-americani, ispanici, arabi o ebrei. Queste credenze, basate sull’odio, hanno fondamenta politiche e sociali che a volte partono da una base religiosa spesso legata al cristianesimo fondamentalista. Nel biennio 2018-2019 secondo i dati americani, il sessanta-settanta per cento degli omicidi di stampo politico, ideologico o religioso sono stati messi in atto da suprematisti bianchi o da gruppi di estrema destra, neonazisti. E sono largamente superiori a quelli commessi dagli estremisti islamici.

È stato stimato che un numero tra le 150mila e le 200mila persone s’iscrivono a pubblicazioni razziste, partecipano alle loro marce e manifestazioni e donano denaro. Circa centocinquanta programmi radiofonici e televisivi indipendenti sono trasmessi settimanalmente e raggiungono centinaia di migliaia di simpatizzanti.

Saint Tarrant, il nuovo cavaliere crociato che “pulisce il mondo dalla feccia musulmana”. Ma anche James Mason, un membro del partito neonazista americano che idolatrava Hitler e Charles Manson, ispiratore del gruppo Atomwaffen, sospettato di diversi omicidi. O ancora il norvegese Andres Breivik, autore della strage di Utoya, o lo youtuber da 53 milioni di follower PewDiePie, accusato di antisemitismo. Sono questi gli eroi dei lupi solitari di destra che si radicalizzano in rete, nei canali come 8chan trovano manifesti preconfezionati per motivare le loro azioni e sul deep web comprano armi, abbigliamento militare per entrare in azione, magari utilizzando bitcoin per evitare di essere rintracciati o per finanziare le loro ricerche “sul campo”.

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Il network del nazionalismo è molto esteso e include diverse piattaforme. Si passa dai tradizionali gruppi Facebook (molti dei quali sono già stati bloccati) a social meno noti, come Reddit, fino a piattaforme come 8chan, utilizzate appunto dagli stessi autori delle stragi per spiegare le proprie intenzioni. Forum che garantiscono l’anonimato e che rendono più complicata l’identificazione degli autori dei messaggi. Dopo la strage di El Paso, anche il fondatore di 8chan, Fredrick Brennan, ne chiede la chiusura: “Il sito non fa alcun bene al mondo. È completamente negativo per tutti”. Il programmatore da un anno non collabora più con la piattaforma che è diventata uno spazio di reclutamento per i nazionalisti bianchi violenti.
La richiesta di Brennan non ha lasciato indifferente CloudFlare, che si occupa di servizi di sicurezza informatica. L’azienda ha infatti deciso di non proteggere più il forum 8chan dagli attacchi hacker, interrompendo il supporto al sito con la seguente motivazione: “8chan ha dimostrato ripetutamente di essere un pozzo nero dell’odio”. 

Perfino il mondo dei videogiochi è divenuto un mezzo di comunicazione per i suprematisti. Discord, un’applicazione che permette ai giocatori di chattare per scambiarsi opinioni e consigli, è spesso stata citata come luogo d’incontro dei suprematisti. Già nel 2017 la piattaforma aveva iniziato a chiudere i profili di utenti considerati pericolosi.

Durante la manifestazione organizzata dai suprematisti bianchi a Charlottesville, in Virginia, dall’11 al 12 agosto 2017, un suprematista bianco lanciò la sua auto contro una folla di contro-manifestanti, uccidendo Heather Heyer e ferendo 19 persone. Donald Trump parlò allora di “persone molto belle da entrambe le parti” equiparando suprematisti e coloro che manifestavano contro i suprematisti.

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All’interno del movimento bianco suprematista, i gruppi neonazisti hanno registrato la crescita maggiore, aumentando del 22 per cento. I gruppi anti-musulmani sono saliti per un terzo anno consecutivo. In South Carolina, ad esempio, secondo il Southern Poverty Law Center, operano almeno diciannove “hate groups”, cioè i gruppi che fanno dell’odio la propria cifra. Tra quelli che operano attivamente sono compresi: neonazisti, miliziani del Ku Klux Klan, nazionalisti bianchi, neoconfederati, teste rasate di taglio razzista, vigilanti frontalieri. I gruppi neonazi nel 2008 erano 159, dodici anni dopo sono saliti a 1431. Tra i più attivi: American Front, American Guard, Hammerskins, National Alliance, National Socialist American Labor Party, National Socialist Vanguard, Nsdap/Ao, White Aryan resistance. Un altro gruppo suprematista bianco, neonazista e neofascista in ascesa è il Patriot Front, nato da una scissione di una sigla analoga, Vanguard America, dopo il raduno suprematista “Unite the right” del 2017 a Charlottesville, in Virginia. Durante l’evento, un neonazista lanciò la sua auto su contro-manifestanti uccidendo una giovane donna.

Il suprematismo bianco viaggia anche sul web. Un recente studio del Simon Wiesenthal Center ha identificato più di dodicimila gruppi di odio xenofobo e antisemita sul web. La League of the South sul proprio sito avverte: “Se ci chiamerete razzisti, la nostra risposta sarà: e allora?”. L’amministrazione Trump ha tagliato i fondi per dieci milioni di dollari a diversi gruppi che combattono l’estremismo di destra negli Stati Uniti per un programma mirato alla de-radicalizzazione dei neonazisti.

Il professor Massimo Teodori, tra i più autorevoli conoscitori della realtà  americana, , annota: ”Molte stragi compiute da persone più o meno disturbate sono avvenute nel segno del suprematismo bianco: cultura sempre presente nella società americana ma in questo periodo legittimata dalla Casa Bianca proprio con quel muro (alla frontiera con il Messico, ndr) divenuto il simbolo ideologico dell’anti-pluralismo di Trump. Così Trump, inconsapevolmente, accusa sé stesso. È l’accusa per chi rinnega la storia degli Stati Uniti che, pur tra contraddizioni, è la storia di un grande paese, unico al mondo, il quale ha saputo costruire una società pluralista, multirazziale e multireligiosa che, nonostante i Trump del momento, continuerà ad attirare gente d’ogni provenienza in cerca di una vita migliore”.

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Una vita corazzata contro il virus del trumpismo. Un virus che ancora pervade la società americana 

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