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L'infiltrato che ha fatto scoprire Al-Baghdadi è un arabo che voleva vendicare la morte dei parenti

L'uomo lavorava per i curdo-siriani che lo hanno passato agli americani. Era riuscito a introdursi nella cerchia del Califfo

Abu Bakr al-Baghdadi
Abu Bakr al-Baghdadi

globalist

30 Ottobre 2019 - 15.22


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Molte cose resteranno un mistero e si avranno solo segmenti di verità: nuovi dettagli sull’operazione che ha portato all’uccisione del leader dello Stato Islamico (Isis), Abu Bakr al Baghdadi.

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La spia (in realtà andrebbe definito come infiltrato perché è stato un coraggioso eroe e spia ha una conotazione negativa) che ha permesso agli americani di eliminare il Califfo lo scorso 26 ottobre in un raid sul suo nascondiglio nel Nord della Siria avrebbe tradito al Baghdad per vendicarsi della morte di suoi parenti uccisi da jihadisti della stessa organizzazione. In cambio, riceverà la taglia di 25 milioni di dollari promessa da Washington a chi fornisce informazioni utili per cattura del ricercato numero uno nel mondo.
Lo 007 di etnia araba, e “uomo di fiducia” di al Baghdadi, era stato ingaggiato per primo dalle forze curde-siriane i quali lo hanno passato agli americani permettendo l’individuazione esatta del nascondiglio del Califfo nel villaggio Barish nella provincia Nord-occidentale Idlib a appena 4,5 chilomteri dal confine turco.
Stando al Washington Post, la spia si occupava della logistica, conosceva tutti i suoi spostamenti e spesso accompagnava nelle loro uscite i suoi familiari. La stessa talpa, secondo le forze curde, avrebbe sottratto “mutande” di al Baghdadi che sarebbero serviti per il test Dna che ha dato la certezza sulla morte del Califfo.

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