Alla fine l'indagine di Barr sul Russiagate diventa un'inchiesta penale

Secondo Fox News, sono emerse nuove prove dopo la visita a Roma dell'attorney general e del procuratore Durham.

Barr

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globalist 25 ottobre 2019

L’indagine ordinata dall’attorney general Usa William Barr sulle origini del Russiagate, che lo ha portato anche a Roma a incontrare i Servizi segreti italiani, è diventata ora un’inchiesta penale. Lo riferisce Politico citando una propria fonte. Questo significa che i dirigenti e gli ex dirigenti dell’Fbi e del Dipartimento di Giustizia eventualmente coinvolti rischiano un’incriminazione e che aumenteranno i poteri di raccogliere prove del procuratore John Durham - titolare dell’inchiesta - anche con mandati emessi da un grand giurì per acquisire documenti e testimonianze.



Il Corriere della Sera pubblica oggi il testo della lettera, datata 17 giugno, inoltrata al presidente del Consiglio Giuseppe Conte dall’ambasciatore a Washington Armando Varricchio. Non c’è stato alcun passaggio attraverso la Farnesina, il canale è stato diretto e il premier ha autorizzato ai colloqui il capo del Dis Gennaro Vecchione. Nella lettera si legge: “Verificare il ruolo svolto da personale Usa in servizio in Italia senza voler mettere in discussione l’operato delle autorità italiane e l’eccellente collaborazione”.



Ieri Fox News ha rilanciato la notizia secondo cui l’indagine “si è allargata sulla base di nuove prove scoperte durante il recente viaggio di Durham a Roma con il ministro William Barr”. In quel viaggio, ricorda l’emittente, i due hanno incontrato i dirigenti dei Servizi di intelligence italiani in due distinti incontri, a Ferragosto e il 27 settembre. Circostanze su cui il premier italiano Giuseppe Conte ha informato il Copasir e di cui ha parlato anche nel corso di una conferenza stampa, sottolineando che l’indagine di Barr riguardava il comportamento dell’intelligence americana - e non di quella italiana - e che i Servizi italiani sono estranei al Russiagate. 


La missione romana, però, spiegano fonti alla Fox, sarebbe stata quella l’occasione in cui sarebbero emerse queste “new evidences”. Prove che fonti d’intelligence italiane smentiscono - “mai dato alcuna prova” - come già avevano fatto in passato con la storia dei due cellulari Blackberry di Joseph Mifsud - il professore maltese al centro della vicenda - che sarebbero stati consegnati dagli 007 agli americani e come avevano fatto ancora prima quando sempre dagli Usa era trapelata la ‘notizia’ che a Barr e Durham sarebbe stato consegnato un nastro con la voce di Mifsud. A Fox News le stesse fonti hanno poi riferito che ora Durham è “molto interessato” a sentire James Clapper e John Brennan, direttori rispettivamente della National Intelligence e della Cia quando il controverso dossier dell’ex spia britannica Christopher Steele, pagato dalla campagna di Hillary Clinton e dal partito democratico, fu usato per intercettare l’ex consigliere di Trump Carter Page”.


Al di là delle novità che dagli Usa rilanciano, resta una domanda: perché Conte ha autorizzato i colloqui tra un’autorità politica e i vertici dei servizi d’intelligence? E resta lo scontro politico, con protagonisti gli ex alleati di governo. L’attacco che lo stesso Conte ha rivolto in conferenza stampa all’ex alleato Matteo Salvini dopo l’audizione al Copasir, sui presunti fondi russi per la Lega e gli incontri di Savoini a Mosca, ne è la riprova. Il presidente del Consiglio trova l’appoggio di Zingaretti - “ha ragione da vendere, Salvini deve spiegare” - e di Maio, secondo il quale Conte ha fatto una ricostruzione “nei minimi particolari” di quella che è stata una “interlocuzione a livello istituzionale, come è normale che ci sia tra due paesi alleati”. Dunque “l’unico Russiagate che esiste - dice il capo politico dei 5 stelle con una dichiarazione in linea con quella del premier - è quello che riguarda la Lega e Salvini”. Per la Lega parla Paolo Arrigoni, membro del Copasir. Conte, dice, è un “irresponsabile completamente accecato dall’odio contro Salvini, che per difendere se stesso mette a rischio la sicurezza nazionale: la seduta non è mai intervenuta sul presunto scandalo russo che coinvolgerebbe Salvini, anche perché c’è un’indagine della magistratura”. Al premier replica anche lo stesso Matteo Salvini: “Teoricamente doveva giustificare i suoi problemi con i Servizi segreti. E di cosa ha parlato? Di me. Un po’ come quando al liceo mi interrogavano in fisica o mi chiedevano della disequazione e io partivo con le supercazzole”.