Alternative für Deutschland, il partito di estrema destra tedesco, rischia la messa al bando

L'agenzia di intelligence della difesa sta monitorando il gruppo d'estrema destra con il fine di dichiararlo 'incostituzionale'.

Alternative für Deutschland

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globalist 16 gennaio 2019
L’Ufficio per la difesa della Costituzione vuole verificare se le posizioni politiche e le dichiarazioni dei suoi leader giustifichino l’apertura di una indagine a tappeto sul partito di estrema destra 'Alternative für Deutschland', con uso di intercettazioni telefoniche, raccolta di dati personali e agenti sotto copertura.
Dopo un’osservazione durata alcuni mesi, annunciato ieri il capo dell’intelligence Thomas Haldenweg ha annunciato che il monitoraggio di AfD da parte del BfV è il primo di passo verso un’eventuale procedura di incostituzionalità, al termine della quale potrebbe anche esserci la messa fuori legge del partito. «Abbiamo prime indicazioni che le politiche di AfD violino l’ordine costituzionale democratico», ha spiegato Haldenweg, secondo il quale tuttavia «non ci sono ancora elementi sufficienti» a far scattare un’inchiesta approfondita.
Dichiarando l’intero partito come Prueffall, caso da verificare, il BfV valuterà ora in modo sistematico tutte le esternazioni e i discorsi degli esponenti di AfD, nonché i documenti ufficiali. Più stretta e invasiva invece sarà la sorveglianza su Junge Alternative, l’organizzazione giovanile e su Bjoern Hoecke, leader del partito in Turingia e capo dell’ala più estremista, che l’intelligence considera entrambi già come Verdachtsfaelle, casi sospetti. Fra le «perle» di Hoecke è aver definito il memoriale dell’Olocausto di Berlino un «monumento della vergogna». Proprio ieri uno dei sodali di Hoecke, il deputato Jens Maier, è stato condannato a pagare i danni al figlio di Boris Becker, Noah, per averlo chiamato «piccolo mezzo negro» su Twitter.
«Consideriamo questa decisione sbagliata», ha detto il co-presidente del gruppo parlamentare di AfD, Alexander Gauland, annunciando che farà ricorso per vie legali contro la decisione. L’altra capogruppo, Alice Weidel, ha parlato di «pressione politica» esercitata sul BfV, notando che con il precedente capo dei servizi, Hans George Maassen, questo non sarebbe stato possibile. Maassen era stato costretto a dimettersi, per aver ridimensionato le violenze della destra estremista a Chemnitz e intrattenuto rapporti privilegiati con i capi di AfD.
La decisione è stata salutata come «giusta e necessaria» da esponenti di tutti i partiti politici. Tuttavia il leader liberale, Christian Lindner, ha ammonito a «non dare l’impressione di volersi liberare di un concorrente politico attraverso la scorciatoia dei servizi», aggiungendo che «il confronto con AfD dev’essere sui contenuti».
E a proposito di contenuti, AfD potrebbe aver fatto un grosso passo falso nella convenzione nazionale di domenica scorsa, votando una mozione in cui si chiede «l’abolizione del Parlamento europeo» e nel caso in cui questa non venisse approvata in tempi ragionevoli, l’uscita della Germania dalla Ue e la dissoluzione di quest’ultima. Perfino Gauland era contrario alla risoluzione, cosciente che la prospettiva di una «Dexit» sia tabù in Germania, dove l’80% della popolazione si dichiara fortemente in favore dell’appartenenza tedesca all’Unione europea. Molto più della decisione del BfV sembra questo il vero regalo fatto ai partiti tradizionali proprio da AfD.