Giovanni Asperti, l'anti-eroe caduto per un ideale: un partigiano non muore mai

Tanti combattenti stranieri sono andati a sostenere i curdo-siriani nella lotta contro l'Isis per per una società apertà, senza oppressione e sfruttamento

 Giovanni Francesco Asperti, nome di battaglia ‘Hiwa Bosco’

 Giovanni Francesco Asperti, nome di battaglia ‘Hiwa Bosco’

globalist 8 gennaio 2019

Hanno difeso Kobane mentre la Turchia di Erdogan guardava con fin troppa simpatia le imprese dello Stato Islamico che sparava agli odiati curdi.


Hanno liberato Raqqa, per anni capitale siriana dell’Isis mentre altri si guardavano bene da rischiare uomini e risorse.


Loro sono i curdo-siriani del Ypg e i battaglioni femminili Ypj, ossia le unità di protezione popolare.
Con loro una brigata di combattenti internazionali. Uomini, donne, giovani, ragazze, venuti da tanti paesi del mondo per una causa di libertà e di giustizia sociale, contro il terrorismo e la tirannia.
In questi anni Globalist ha raccontato tante storie di combattenti, ‘martiri’ ma non nel senso jihadista del termine, ma in quello più nobile di resistenti e liberatori.
Inglesi, canadesi, statunitensi, turchi e anche italiani. Molti. Giovanni Francesco Asperti, nome di battaglia ‘Hiwa Bosco’ non era un eroe. Lavoratore, esperto di questioni petrolifere, una moglie, due figli adolescenti, figlio di una famiglia sempre impegnata nelle battaglie di sinistra e sociali.


Le Ypg hanno detto: «Durante tutta la sua vita nella lotta di liberazione, Hiwa Bosco ha dato esempio di vera vita rivoluzionaria e ha sempre agito sulla base di questi valori fino all’ultimo momento della sua vita”.


I curdo-siriani hanno lottato non solo per la loro terra, ma per un futuro di pace e di diritti umani e civili delle donne e di tutti-Una lotta dimenticata, a volte per fino criminalizzata dagli stessi che tuonano contro il terrorismo e l’Isis.


Hiwa Bosco è caduto in nome di un ideale autentico. Un partigiano non muore mai.