Le accuse della Ue: la Russia è la principale fonte di disinformazione in Europa

A lanciare l'allarme è stato il vicepresidente della commissione Ue, Andrus Ansip: "Mosca investe un enorme budget, 1,1 miliardi l’anno, a sostegno della disinformazione"

Trump e Putin

Trump e Putin

globalist 5 dicembre 2018

Fake news, la nuova frontiera della propaganda politica e dell'inquinamento della società.
Ma tutti accusano gli altri di dire bugie. Tipo Trump, mentitore seriale che bolla come fake news qualsiasi notizia non gli vada a genio.
La verità è diversa: grandi potentati, centro di influenza e stati, tutti fanno ricorso alle fake news per creare problemi all'avversario o a un concorrente.
Ora la Ue accusa la Russia: "Ci sono forti prove che indicano la Russia come la principale fonte di disinformazione in Europa. La disinformazione è parte della dottrina militare della Russia e la sua strategia per dividere e indebolire l’Occidente". A lanciare l'allarme è il vicepresidente della commissione Ue, Andrus Ansip che mette in guardia: "Mosca investe un enorme budget, 1,1 miliardi l’anno, a sostegno della disinformazione. La fabbrica dei troll di San Pietroburgo impiega 1000 persone a tempo pieno". Il commissario ha parlato in occasione del lancio del piano anti fake news dell'Unione europea.
In vista delle elezioni del prossimo maggio le autorità dell'Unione europea hanno voluto presentare un nuovo codice di condotta che prevede per le compagnie che operano su Internet la compilazione di report mensili sui progressi nella lotta contro le notizie false con un'attenzione particolare alla Russia. Le nuove misure sono state presentate dalla Commissione all'interno del nuovo piano Ue e sottoscritte dalle piattaforme web, comprese Google, Facebook e Twitter e Mozilla. "Dobbiamo lavorare insieme e coordinare i nostri sforzi nella lotta alla disinformazione", ha detto Andrus Ansip.


Tre le misure previste dal piano: un nuovo "sistema di allerta" contro le notizie false e maggiori fondi per l'aumento dello staff di esperti e degli strumenti di analisi dei dati che si occupano dell'individuazione delle bufale in rete. "Dobbiamo vedere ora come lavoreranno le compagnie e i progressi che faranno nel portare avanti l'impegno che hanno preso", ha detto Julian King, commissario europeo per l'unione della sicurezza. Al momento l'adesione al nuovo piano è su base volontaria, ma la Commissione non esclude di rendere il codice obbligatorio se le piattaforme non dovessero fare abbastanza per arginare la disinformazione.