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Le menzogne di Riad: Khashoggi ucciso per una rissa al consolato

L'Arabia Saudita ammette l'omicidio ma fornisce una versione ridicola. Rimosso il vice capo dell'intelligence saudita, il generale Ahmed Al-Asiri scelto come capro espiatorio

Donald Trump e Mohammed bin Salman.
Donald Trump e Mohammed bin Salman.

globalist

20 Ottobre 2018 - 09.41


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Menzogne fino alla fine. Ma siccome si tratta dell’Arabia Saudita così vicina agli Stati Uniti e amica di molti paesi occidentali 
Il vice capo dell’intelligence dell’Arabia Saudita, il generale Ahmed Al-Asiri, è il capo espiratorio del caso Khashoggi, la vittima scarificale individuata dal principe ereditario Mohammed bin Salman per rispondere alle crescenti pressioni internazionali circa l’omicidio del giornalista all’interno del consolato di Riad a Istanbul il 2 ottobre scorso. Oltre a lui, è stato sollevato dall’incarico anche Saud al-Qahtani, membro della Guardia reale e consigliere di Mbs, acronimo con cui l’ambizioso principe saudita è noto in Occidente. Inoltre sono 18 gli uomini arrestati dalle autorità saudite in merito al caso.
Provvedimenti che seguono l’ammissione di Riad, nella notte, che l’editorialista del Washington Post è morto proprio all’interno della missione diplomatica a Istanbul. Finora le autorità saudite, compreso lo stesso Mohammed bin Salman, avevano detto che Khashoggi aveva lasciato il consolato dopo esservi entrato per ottenere documenti utili al suo prossimo matrimonio. 
A mettere in dubbio la versione saudita erano stati, sin da subito, i funzionari turchi. A sostegno della tesi dell’omicidio, la Turchia aveva dalla sua parte registrazioni video, oltre che filmati, che proverebbero le torture subite da Khashoggi fino al decesso. Il corpo del giornalista sarebbe stato poi fatto a pezzi con una sega. Ma la versione di Riad non è così cruda. Secondo le autorità saudite, infatti, Khashoggi sarebbe morto a seguito di una colluttazione degenerata con alcuni uomini all’interno del consolato. Una versione che non convince, considerate anche le prove in possesso degli inquirenti turchi, ma che rappresenta un primo passo verso la verità.
L’opinione diffusa è che infatti si sia trattato di un omicidio premeditato del giornalista, voce critica proprio nei confronti di Mohammed bin Salman. Ora resta da capire chi e perché abbia voluto la sua testa, anche se i sospetti ricadono proprio sul principe ereditario, i cui stretti collaboratori avrebbero materialmente ucciso Khashoggi.

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