Tutti contro tutti: le trecento milizie che dilaniano la Libia

Alleate con il governo di Tripoli o con il generale Haftar a volte si combattono tra di loro. Così la settima brigata da alleata du Al Sarraj ora ne è diventata l'avversaria

Milizie libiche
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3 Settembre 2018 - 12.51


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Tutti contro tutti in un paese che aveva trovato una difficile unità prima sotto la monarchia e poi un punto di equilibrio con il regime di Gheddafi: nella Libia nata dopo il crollo del regime quarantennale del colonnello, nel 2011, e sprofondata nel caos, il controllo di sicurezza è finito nelle mani di centinaia di milizie (si stima siano almeno 300) sparse su tutto il territorio. Pesantemente armate, anche con i carri armati sottratti al disciolto esercito del ‘rais’, finanziate anche dall’esterno, alcune sono riconosciute e più vicine al Governo di accordo nazionale, altre sono appoggiate dall’esercito libico del generale Khalifa Haftar.
Spesso, però, entrano in conflitto tra loro per espandere la propria giurisdizione e soprattutto controllare i pozzi petroliferi.
E’ quello che sta avvenendo dal 26 agosto nella zona sud di Tripoli, dove la Settima Brigata ha voluto prendere il controllo di nuovi territori, in nome della lotta alla corruzione delle altre milizie. Le fazioni armate godono di sostegno anche esterno, in particolare dalle due coalizioni impegnate a distanza: quella formata da Egitto e Emirati Arabi (che appoggia Haftar) e quella formata da Qatar e Turchia che sul suolo libico è contro le milizie di Tobruk.
Settima brigata. E’ la milizia legata alla città di Tarhuna, 60 chilometri a sud di Tripoli, ed e’ guidata da quattro membri della famiglia Al-Kani. Il leader attuale è Abdel Rahim Al-Kani. Ha giocato un ruolo di rilievo nella guerra civile tra il 2014 e il 2015 prima di sparire dalla scena e riaffacciarsi con il Governo di accordo nazionale, a metà 2016, quando ha annunciato fedeltà al nuovo esecutivo ed è entrata sotto l’ala del ministero della Difesa di Tripoli. La milizia si è però scontrata in più occasioni con le Brigate rivoluzionarie di Tripoli, in particolare a Garabulli e a Ben Gascir, a est della capitale.
Di recente anche ex fazioni vicine al regime di Gheddafi, che godono dell’appoggio di Haftar, si sono unite alla Settima Brigata. Negli ultimi giorni ha lanciato un’offensiva a sud di Tripoli e il governo di Fayez Serraj non e’ riuscito ad arginarla. Il leader Abderl Rahman Al-Kani ha più volte dichiarato di voler “liberare Tripoli dalle milizie che prosciugano il denaro pubblico”, riferendosi agli uomini pagati dal governo di Tripoli per la sicurezza.
Brigate rivoluzionariare Tripoli. E’ la milizia guidata da Haithem Tajouri ed è la più importante dalla capitale libica (riunisce diversi gruppi del centro e dell’est di Tripoli). Ha giurato fedelta’ al Governo di accordo nazionale e si occupa della sicurezza del sud e del sud-est della capitale, finendo spesso in conflitto con la Settima Brigata.

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Forze di dissuazione. E’ la milizia guidata da Abdul Raouf Kara e ha come base l’aeroporto di Mitiga di Tripoli. Fa capo al ministero dell’Interno del Governo di accordo nazionale e aveva preso parte ai combattimenti contro la Settima Brigata nei primi giorni dell’offensiva ancora in corso, prima di ritirarsi. La milizia, altamente addestrata, si occupa della sicurezza dell’aeroporto e del penitenziario collegato che ospita oltre 1.300 detenuti, tra cui diversi ex combattenti del sedicente Stato islamico.

Brigata Abu Salim. E’ la milizia formata per lo più da ex carcerati, è guidata da Abdel Ghani Al Kakali e si occupa della sicurezza nella zona di Abu Salim, a Tripoli. Nell’ultimo scontro ha combattuto contro la Settima Brigata ad Abu Salim e nella strada che porta all’aeroporto.

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