007 russo: Londra riapre le indagini su 14 morti sospette

Saranno controllate le indagini fatte su una serie di decessi a dir poco inspiegabili, tra infarti, suicidi, tragedie e cadute, che ruotano ruotano intorno alla dissidenza russa.

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15 Marzo 2018 - 08.51


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La vicenda dell’avvelenamento dell’ex spia sovietica Sergei Skripal e della figlia ha rilanciato, in Gran Bretagna, l’attenzione su casi di morti sospette che riguardano dissidenti russi o persone ad essi legate in qualche modo e che sino ad oggi sono irrisolti.
Nel clima tesissimo che questa vicenda ha generato dentro i confini britannici ed al di là, la notizia fornita dal ministro dell’Interno Amber Rudd della riapertura di vecchi dossier ha quasi ‘costretto’ polizia e intelligence interna (l’MI5) a unire le forze per tornare ad esaminare 14 episodi sospetti, accaduti dal 2006 in poi.
Il caso più eclatante è quello di Boris Berezovski, l’ex oligarca più potente degli anni di Eltsin, diventato un nemico di Vladimir Putin, e che si era rifugiato a Londra nel 2001. Nel 2013 il suo cadavere fu trovato impiccato nel bagno di casa e Scotland Yard archiviò il caso come suicidio.
L’elenco dei casi sospetti, in qualche modo riconducibili alla cerchia di amici e conoscenti di Berezovski, comprende il georgiano Badri Patarkatsichvili, suo partner storico, morto nel 2008 all’età di 52 anni, per un arresto cardiaco, dopo che aveva denunciato d’essere stato oggetto di minacce; Scott Young, attivo nel settore immobiliare, morto nel 2014 cadendo da una finestra dell’appartamento della fidanzata; Johnny Elichaoff, ex investitore nel settore petrolifero, il cui cadavere fu trovato ai piedi del tetto di un parcheggio nel 2014; Robert Curtis e Paul Castle, entrambi rovinati per investimenti immobiliari, morti sotto i treni della metropolitana; gli avvocati Stephen Moss e Stephen Curtis, che morirono rispettivamente nel 2003 e nel 2004, per un attacco di cuore e un incidente in elicottero.
Alla lista si aggiunge ora il nome di Nikolai Glushkov, ex capo di Aeroflot e vicino a Boris Berezovsky, trovato morto lunedi. Per la famiglia, sul suo collo c’erano evidente segni di strangolamento.
Altre due morti sospette sono legate al caso di Alexander Litvinenko, l’ex agente dell’FSB avvelenato nel 2006 con il polonio radioattivo e lui stesso amico di Berezovski. Il primo è quello di Matthew Puncher, 46 anni, un esperto di radiazioni che aveva indagato sull’assassinio di Litvinenko. Fu trovato morto nel 2016 cinque mesi dopo un viaggio in Russia. La causa della morte fu attribuita a dissanguamento, provocato da due diverse armi bianche e le indagini puntarono sul suicidio. Il patologo forense incaricato degli esami disse che non poteva “escludere” la possibilità che qualcun altro fosse coinvolto nella morte, pur conclduendo che le ferite erano autoinflitte.
Igor Ponomarev, 41 anni, rappresentante russo dell’Organizzazione marittima internazionale, morì in circostanze non chiarite nel 2006 alla vigilia di un incontro con un contatto di Litvinenko. Nell’elenco può essere inserito anche Daniel McGrory, un giornalista di 54 anni che per conto del Times aveva seguito l’inchiesta sulla fine di Litvinenko e che è morto per un’emorragia cerebrale.
Un altro caso emblematico è quello di Alexandre Perepilitchni, 44 anni, morto mel 2012 dopo avere fatto jogging, in circostanze abbastanza strane, considerato che godeva di ottima salute.
Altri fascicoli su cui polizia ed MI5 potrebbero tornare ad indagare sono quelli delle morti di Gareth Williams (31 anni, agente dell’MI6 , lo spionaggio britannico, che stava indagando sulla mafia russa) e di Yuri Golubev, ex socio di Mikhail Khodorkovsky, l’ex-ragazzo d’oro del petrolio russo, trovato morto a casa nel 2007.

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