Francia: scade lo stato di emergenza, il parlamento discute sulla lotta all'Isis

La necessità di dotarsi di nuovi strumenti si scontra con i timori di eccessiva limitazione delle libertà professionali. Prevista la radiazione di funzionari radicalizzati e la chiusura di luoghi di culto

Bataclan

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Diego Minuti 12 settembre 2017

Di quali strumenti si deve dotare un Paese democratico, prima che per combattere il terrorismo, per disinnescare il potenziale formarsi cellule, gruppi e gruppuscoli? La Francia, che negli ultimi anni s'è trovata a doversi confrontare con un terrorismo islamico fatto in casa sua, si sta interrogando sull'efficacia del suo sistema di prevenzione e per questo, in settimana, in parlamento si aprirà una discussione sulla legislazione anti-terrorismo e sull'intensità della risposta dello Stato davanti a questa minaccia. 
Il 31 ottobre, infatti, scadrà l'efficiacia della legislazione emergenziale - adottata dopo l'ondata di attentati di matrice islamica - che, per definizione, ha una durata, che può essere anche prorogata, ma che deve prevedere - perchè uno Stato non può pensare altrimenti - che si esaurisca, meglio se per effetto dell'azione delle istituzioni.
Ma, nonostante l'evidenza che occorre adattare le misure straordinarie all'ordinarietà delle leggi, la discussione si presenta complessa per le diverse anime  - dalle libertarie a quelle che pretendono maggiore rigore - che si muovono all'interno del panorama parlamentare. A cominciare da quando i parlamentari dovranno decidere se fare propria la proposta del Ministro dell'Interno, Gerard Collomb, di attivare delle misure di sorveglianza più rigide (per un periodo da tre a sei mesi, passibile di essere allungato) nei confronti di soggetti sospettati di simpatie con il terrorismo.
Il ministro dell'Interno vuole attivare per i sospetti - che saranno obbligati a restare entro il perimetro della città e non nella loro casa, come previsto dallo stato di urgenza in vigore - controlli quotidiani, contro i tre settimanali che i senatori avevano prospettato.
Una apertura che il ministro non accettao, perchè, sostiene forse ragionevolmente dalla sua ottica, ''non si puo prendere il rischio di perdere di vista un individuo pericoloso''. I controlli riguarderebbero anche l'obbligo del sospettato di fornire tutte le sue utenze telefoniche ed anche gli indirizzi mail e di comunicazione elettronica.
Il ministro Collomb vuole poi mano libera nel colpire coloro che, dipendenti pubblici, sono sospettati di essere contigui al terrorismo, prevedendo di potere sostituire e radiare un funzionario che si è radicalizzato, soprattutto se esercita il suo mandato nell'ambito della sicurezza. Ma, e questo è un elemento che rischia di diventare divisivo, Collomb vuole maggiore libertà anche per chiudere un luogo di culto in base alle idee ed alle teorie che vi si diffondono, non solamente agli scritti.
Una misura questa che sembra essere ritagliata per agire contro quei luoghi di aggregazione islamica dove predicatori estremisti indottrinano soprattutto giovani.
Questo parte della legge - così come altre - è stata contestata dal movimento radicale di sinistra di Jean-Luc Melechon, ritenendola "il passaggio verso una società di sospetto generalizzato", forte anche del giudizio di associazioni di magistrati e difensori dei diritti umani, come Jacques Toubon, che paventano la creazione di un "stato di emergenza permanente".
La battaglia tra le diverse anime dei parlamentari si preannuncia aspra anche perchè si dovrà discutere  della possibilità di ampliare le ipotesi per procedere a perquisizioni e sequestri.
I deputati vicini a Macron difendono il testo definendolo ''necessario, responsabile e coraggioso'', anche se si sono detti contrari a misure che, prese nella fase antecedente quella giudiziaria, siano rinnovabili all'infinito.
Chi invece spinge per un ulteriore rafforzamento delle misure sono i Républicains, che hanno depositato molti emendamenti per mantenere lo stato di urgenza, ampliando lo spettro di poteri concessi alla polizia e inasprendo le pene. Il progetto di legge ritiene anche necessario un innalzamento della qualità dei controlli alle frontiere, proponendosi di recepire la direttiva europea in materia di trasporto aereo e di attivarne uno di eguale efficacia per quello marittimo.