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Senza la guida del Califfo all'Isis non resta che la violenza per la violenza

Non è chiaro se al-Baghdadi sia morto o vivo. Ma i jihadisti intorno a lui non hanno una linea politica

L'Isis senza al Baghdadi: quale successione?
L'Isis senza al Baghdadi: quale successione?

Diego Minuti

12 Luglio 2017 - 14.28


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In queste ore continuano ad intrecciarsi, non ancora ufficialmente confermate, le voci sulla morte di Abubakr al Baghdadi, autoproclamatosi califfo dell’altrettanto autoproclamatosi Stato islamico. Voci che, partite nel maggio scorso, con una scarna comunicazione del Ministero della Difesa russo (che dava al Baghdadi morto a seguito di una incursione aerea di caccia Sukhoi in territorio iracheno), sono state al centro di una ridda di ipotesi sul ‘post Califfo’, cioè su cosa potrebbe cambiare con un altro soggetto al vertice dello Stato islamico. Un vero e proprio esercizio di strategia basato, almeno sino ad oggi, su una ipotesi di studio e null’altro. Che però pone un interrogativo sugli scenari possibili, da prevedere sulla scorta del recente passato per quanto attiene l’islam radicale. Il paragone con l’uccisione di Oussama bin Laden è quasi obbligato pur se condizionato dal differente profilo dei due. La prima diversità che balza chiarissima è la matrice religiosa di bin Laden e al Baghdadi, con il primo approdato al radicalismo armato dopo una giovinezza trascorsa tra agi e divertimenti, conseguenza delle immense ricchezze accumulate dalla famiglia, un gigante delle costruzioni in Arabia Saudita e che poi ha espanso i suoi interessi ad altri settori economici e finanziari.
Bin Laden s’è scoperto radicale; Abubakr al Baghdadi lo è sempre stato e, a differenza del nume tutelare di al Qaida, ha dalla sua una specifica base teologica. Forse non raffinata, ma supportata da una furbizia quasi animalesca di cogliere il refolo di vento che sta per diventare tempesta. Le posizioni religiose (o presunte tali) del califfo sono state demolite dai massimi vertici dell’islam sunnita (al Azhar, al Cairo, e al Zitouna, a Tunisi) , ma hanno comunque attecchito tra gli strati meno colti della galassia islamica legata alla Sunna e tra quelli che, in altri teatri di guerra (Cecenia, Mali, Sudan), cercavano rivincite con una malinteso desiderio di onorare Allah.
La diversa matrice tra bin Laden e al Baghdadi potrebbe avere conseguenze nei meccanismi della loro successione, dando come fondata la notizia della morte del califfo nero. Dopo che l’operazione Geronimo ha cancellato bin Laden nel compound di Abbottabad, in Pakistan, a prenderne il posto è stato Ayman al-Zawahiri, il cui solo merito era quello d’essere stato per molti anni un fedele esecutore di ordini e nulla di più. Ex medico, al Zawahiri ha avuto il difficile compito di ricostruire la trama del terrore ordita da bin Laden. Ma con enormi difficoltà, non potendo imporre la sua immagine, offuscata da quella ieratica di bin Laden.
Prova ne è che al Qaida ha perso prestigio e seguaci ovunque, con la sola eccezione del Maghreb dove il prestigio dell’emiro Abdelmalek Droukdel (uomo di fortissima personalità, che gli ha consentito di governare l’organizzazione respingendo tutti i tentativi di esautorarlo messi in atto dall’ala militare) è rimasto intatto, anche quando l’Isis s’è spinta nella regione .
Se al Baghdadi è veramente morto sotto le bombe russe, resta da capire chi l’Isis – intesa come struttura collegiale di comando – chiamerà a prendere il posto. Se è vero che per battere il nemico devi conoscerlo, solo quanto sarà reso noto ufficialmente il nome del successore si potrà comprendere se ed in che modo lo Stato islamico resterà sulla scena del terrorismo mondiale. Il fatto che al Baghdadi si sia circondato anche di non arabi, a partire dai veterani delle guerre anti-russe nel Caucaso, potrebbe inserire una variabile delicatissima, perché tra essi ci sono uomini che non vedono altra strada che quella della violenza per la violenza ed ai quali potrebbe essere estranea la linea ‘politica’ che ha spinto il califfo a perseguire la strada della conquista territoriale, preludio ad un simulacro di governo
civile. Quindi se oggi l’Isis – nonostante le clamorose sconfitte che sta subendo – mantiene vivo il sogno di un califfato, domani, con al Baghdadi fuori dalla scena, lo Stato islamico potrebbe muoversi solo nell’ottica del terrore, da portare ben al di là dei confini virtuali del suo territorio.
Questo, unito al probabilissimo processo di rientro nei Paesi d’origine dei combattenti stranieri dell’Isis, rende ancora più nebulose le previsioni sul futuro, immediato e lontano. Allora forse non basterà espellere agitatori pro-Isis. Sarà necessario un processo che prevenga e non reprima. Facile a dirsi, ma in gioco c’è la sicurezza di intere nazioni.

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