Anche i terroristi 'tengono' famiglia: jihadista catturato con moglie e 5 figli

I bimbi appartengono alla generazione-fantasma dei figli dei terroristi mai dichiarati all'anagrafe

Il terrorismo è sempre un'emergenza in Algeria

Il terrorismo è sempre un'emergenza in Algeria

Diego Minuti 10 aprile 2017

Dai primi anni '90 l'Esercito algerino conduce una guerra di annientamento nei confronti del terrorismo islamista, frutto di una costante mobilitazione nelle zone dove gli jihadisti operano o, nel caso di boschi e foreste, cercano di sfuggire alla cattura. Ma, verrebbe da dire, ci sono terroristi e terroristi. E ''g.Fouad, alias Salah'' (i comunicati del ministero della Difesa nazionale solo in casi eccezionali forniscono le generalità complete di terroristi arrestati, ma esclusivamente di quelli ''neutralizzati'', artificio lessicale per non dire uccisi) appartiene alla categoria di quelli che, pur restando fedeli al credo terroristico di matrice jihadista, non ha voluto allontanarsi dalla famiglia, costretta a seguirlo nella sua folle avventura.
Quando gli elementi delle unità del'élite dell'esercito hanno fatto irruzione in un rifugio nella zona di Oued Zhor, nella wilaya (ente amministrativo che corrisponde, grosso modo, ad una provincia) di Skikda, hanno sorpreso Fouad, che pensavano fosse solo. Ma non era così. Siccome l'amore non ha confini né ostacoli, con il terrorista (che non ha avuto il tempo di imbracciare il suo fucile mitragliatore tipo Kalashnikov) c'erano la moglie e i cinque figli, tre femmine e tre maschi, di età non resa nota.
Un fatto inatteso per i soldati, abituati a fare frequente uso delle armi, e non sempre a scopo intimidatorio, come certificano le decine di jihadisti uccisi dall'inizio dell'anno, per un totale - a partire dalle prime operazioni anti-terrorismo - che va abbondantemente in tripla cifra.
L'operazione viene considerata dall'Esercito un grosso successo, dovuto anche all'attività dell'intelligence algerina, attrezzatissima nella lotta al radicalismo armato, grazie ad una attività investigativa che coinvolge, come soggetti passivi, tutti coloro - parenti, amici, semplici conoscenti - che sono sospettati di avere rapporti con terroristi alla macchia.
Il pedigree di Fouad, peraltro, merita attenzione perché, secondo i servizi segreti algerini, ha raggiunto le formazioni terroristiche che operano lontano dai nuclei abitati sin dal 2002, specializzandosi nella fabbricazione di ordigni esplosivi. Gli jihadisti usano molto questo strumento di morte, che nascondono sotto pochi centimetri di terra, lungo i sentieri battuti dalle pattuglie di militari, ma che fanno, inevitabilmente, vittime anche tra i civili, soprattutto dei villaggi, dove agiscono gruppi di autodifesa, ma solo nei confronti di eventuali attacchi, non certo di attentati dinamitardi.
Una volta che Fouad sarà consegnato ai servizi segreti per gli interrogatori di prassi e saranno accertate sue eventuali responsabilità in attentati mortali, si deciderà la sorte dei suoi familiari e soprattutto dei figli, alcuni dei quali dovrebbero essere adolescenti e che, avendo vissuto da fuggiaschi con il padre, potrebbero non avere mai avuto contatti con altri ragazzi, con i problemi di socializzazione che questa condizione genererà. Insomma, appartengono a quella generazione-fantasma dei figli dei terroristi latitanti, mai dichiarati all'anagrafe, maturati in un ambiente privo di ogni confort e, soprattutto, cresciuti a pane ed integralismo.