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Niente hijab ma abiti colorati: il Tagikistan combatte l'Isis rispettando le donne

Il paese asiatico risponde al fondamentalismo promuovendo i costumi locali come l'Atlas

Una ragazza con l'Atlas, il colorato abito tradizionale
Una ragazza con l'Atlas, il colorato abito tradizionale

Claudia Sarritzu

4 Aprile 2017 - 13.06


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La civiltà di un popolo passa dal rispetto che ha delle donne, dei bambini e degli anziani. E chi lo avrebbe mai detto che una lezione di civiltà appunto ci arrivasse dal Tagikistan, e non dall’Occidente che si vanta di essere emancipato e superiore agli altri?

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L’idea è quella di combattere l’Isis con metodi alternativi. No al velo, burqa, hijab, chador. Siamo in Asia centrale e il governo ha pensato che promuovendo usi e costumi tradizionali come l’Atlas, il colorato abito per le donne, si possa contrastare l’influenza del cosiddetto Stato islamico. L’Atlas (potete vederne uno nell’immagine sopra) viene indossato dalle ragazze fin da piccole. E’ composto da un pantalone e da un abitino, tipo casacca, da mettere sopra, realizzato con la stessa stoffa, e ha una cinta in vita. I motivi e le decorazioni variano in base alle regioni, il costume del Nord si differenzia da quello indossato nel Sud. Ma entrambi sono in seta o cotoni pregiati e solitamente coloratissimi. “Fa parte della nostra cultura – ha raccontato una studentessa – indossandolo le nostre bambine diventano più belle”. “Le nostre donne non devono indossare abiti musulmani – ha riferito un’altra ragazza – devono portare il nostro costume tradizionale, che tra l’altro è anche molto più bello”.

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Il governo ha lanciato proprio una campagna per incoraggiare le ragazze a indossarlo spesso, non solo per feste e occasioni speciali. Ma attenzione perché il rispetto delle religioni passa da qui (quel rispetto che noi occidentali stiamo perdendo) non è un No all’islam. E’ una nuova ricetta di pace: difendere le proprie radici può essere infatti un modo per combattere il radicalismo, e allo stesso tempo rilanciare le proprie tradizioni.

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E’ proprio vero, l’odio si può combattere con i colori e con il sorriso delle donne, delle bambine, di quella fetta di società che il terrorismo islamico vuole nero e nascosto dietro un velo. 

 

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