Usa, Iran, Cina: l’éra della guerra nel cyber-spazio

Gli hacker sono i nuovi marines che cercano di violare la sicurezza militare e industriale di governi e multinazionali. I cyber-attack le invasioni del futuro<br>

Desk 4 aprile 2013
E’ iniziata una nuova guerra nel terzo millennio, quella del cyber-spazio. Coinvolge potenze e protagonisti internazionali di ieri e di oggi, gli Stati Uniti in primis, e poi il nuovo colosso cinese, quindi Iran e Corea del Nord. E’ una battaglia silenziosa, che si svolge lungo i cavi informatici di tutto il mondo e nella quale governi e intelligence investono ormai risorse ingenti.



Per questo, oltre all'arsenale informatico del Pentagono, in continuo sviluppo, gli Stati Uniti si preparano a rafforzare anche le leggi di cui dispongono per punire persone e Paesi coinvolti nel furto di proprietà intellettuali e segreti industriali, ovvero il cyber-spionaggio. Ma allo stesso tempo, gli hacker che soprattutto dalla Cina prendono di mira aziende e agenzie governative Usa, sono sempre più aggressivi, mentre quelli all'opera in Iran e Corea del Nord dimostrano sempre più una volontà ''distruttiva''.



Il Congresso dovrebbe passare all'azione entro aprile, introducendo norme per la revoca dei visti per chi ruba o usa proprietà intellettuale, e anche sanzioni ai Paesi che sostengono attività del genere. "Dobbiamo far sì che le conseguenze siano maggiori dei guadagni realizzabili rubando segreti industriali", ha detto uno dei promotori di leggi più dure, il repubblicano Mike Rogers, presidente della commissione Intelligence della Camera. In una legge per il finanziamento del governo già firmata dal presidente Barack Obama e' stata inoltre inserita una norma che vieta alle agenzie federali come i Dipartimenti di giustizia e commercio, Nasa e centri di ricerca di acquistare 'hardware' prodotti o assemblati da aziende di proprietà o gestite dalla Repubblica Popolare Cinese.


Si tratta di una iniziativa per rafforzare la 'catena della sicurezza', perche' le aziende dimostrino la loro indipendenza dalle autorita' di Pechino, scrive Politico, che cita anche un membro del Congresso secondo cui la norma non riguarda le aziende Usa che assemblano i loro prodotti in Cina. Frattanto, ancora di recente il sito web dell'American Express e' stato preso di mira da un attacco informatico che lo ha messo fuori uso per oltre due ore e che fa seguito ad assalti simili subiti da altre banche nelle settimane e mesi scorsi, tra cui JPMorgan Chase, Wells Fargo, Bank of America.



Attacchi che sono stati rivendicati da un gruppo che si firma 'Combattenti informatici Izz ad Din al Qassam', e che sarebbero riconducibili all'Iran. E Pyongyang sarebbe responsabile di iniziative del genere soprattutto contro istituti finanziari in Corea del Sud. ''Gli attacchi sono cambiati, dallo spionaggio sono passati alla distruzione'', ha affermato citato dal New York Times Alan Paller, direttore ricerche al SANS, un'organizzazione per la cyber-security. ''Le Nazioni - ha aggiunto - stanno attivamente testando fino a dove possono arrivare prima che noi rispondiamo''.



Ma il maggior contingente di hacker rimane comunque quello cinese, impegnato soprattutto nel furto di segreti industriali. E che la cosa rappresenti per la Casa bianca una priorita' assoluta lo dimostra il fatto che l'argomento sia stato sollevato da Obama già nel suo primo colloquio telefonico con il nuovo presidente cinese Xi Jinping, cosi' come nel primo viaggio a Pechino del nuovo segretario al Tesoro Jack Lew. A sua volta, il generale Keith Alexander, comandante dello US Cyber Command, si e' detto assolutamente d'accordo con il consigliere per la sicurezza nazionale Tom Donilon che in un discorso pubblico ha criticato la Cina esortandola ad adottare misure per mettere fine ai 'cyber-attack'.