Le bugie colonialiste su Libia e Africa

Un mondo strabico, il nostro. La Libia di Gheddafi: una sua lettura “africana” rovescia molte verità e scopre qualche nostra falsità. [Ennio Remondino]

Mandela e Gheddafi

Mandela e Gheddafi

Ennio Remondino 26 settembre 2011


[b]Gli “africani” bianchi.[/b] Che i padri missionari comboniani non siano degli allineati sostenitori del pensiero corrente, è noto. Loro l'Africa la vivono nella quotidianità della loro missione e ne sono parte. Mi sono trovato a discutere di bugie di guerra alla vigilia della marcia della pace Perugia Assisi con uno di loro, il direttore di Nigrizia, padre Franco Moretti, ed ho scoperto di essere un maledetto moderato e, per giunta, paurosamente disinformato. Sulla Libia in particolare, avendo lui alle spalle -ed è la mia sola giustificazione- la sapienza di Jean-Paul Pougala, Direttore dell’Istituto di studi geostrategici e professore di sociologia all’Università di diplomazia di Ginevra. Un intellettuale camerunese - così lo racconta padre Moretti - che sogna una società civile capace di smascherare quello che definisce il «sistema delle bugie internazionali».



[b]La prima rivoluzione moderna.[/b] Banale, ma anche l'Africa si riscatta e cambia il proprio modello di sviluppo attraverso il telefono. A basso costo. Sino al 1992 sull'intero continente vale il monopolio dei satelliti per le comunicazioni Intelsat. Una tassa di oltre 500 milioni di dollari che l'Europa incassa ogni anno per le chiamate, anche dentro i singoli stati, per il semplice fatto che la voce passa attraverso i suoi satelliti. Un satellite africano costerebbe 400 milioni di dollari: una spesa da fare una volta per tutte. Ma puoi chiedere soldi a chi dalla tua povertà ci guadagna? Per 14 anni, la Banca mondiale, il Fondo monetario e l'Unione europea promettono o non mantengono. Salvo piano finanziari dagli interessi esorbitanti. Nel 2006 Gheddafi mette sul tavolo 300 milioni di dollari e il 26 dicembre 2007 l'Africa lancia in orbita il suo primo satellite.



[b]Se non è rivoluzione quella.[/b] La copertura continentale per le comunicazioni via telefono a basso costo, televisione e radiodiffusione, e altre applicazioni come la telemedicina e l'insegnamento a distanza. L'Europa, democratica sfruttatrice, lascia il posto a Cina e Russia, disposte a cedere la loro tecnologia. Nel luglio 2010, arriva il secondo satellite continentale. Entro il 2020, si prospetta un satellite tutto africano, costruito completamente in Algeria. Le multinazionali europee delle telecomunicazioni, in particolare quelle francesi, piangono. L'Africa che ha memoria ricorda quei 300 milioni di dollari arrivati dal poco democratico petrolio libico che sono riusciti a cambiare la vita di un intero continente. Occhio ai soldi, è il massaggio dello studioso camerunense di geostrategia africana dalla fredda Ginevra. Come nelle storie gialle.



[b]Sempre la pista dei soldi.[/b] Ad esempio i 30 miliardi di dollari libici congelati da Barack Obama che appartengono alla Banca centrale libica e sono il previsto contributo della Libia al rafforzamento della Federazione africana con la creazione di tre istituzioni: la Banca africana d'investimento, con sede a Sirte; il Fondo monetario africano, previsto per quest'anno, con sede a Yaoundé, in Camerun, e la Banca centrale africana, con sede ad Abuja in Nigeria. Dovrebbe nascere la prima divisa monetaria africana, mandando in pensione il franco Cfa, sigla che indicava il franco delle Colonie Francesi Africane. 50 anni di interessi planetari francesi minacciati in un solo colpo. La rabbia di Sarkozy nei confronti della Libia di Gheddafi, del despota Gheddafi, inizia a trovare spiegazioni meno ideali e molto più convincenti.



[b]Il Fondo monetario africano.[/b] L'Fma, col compito di «rendere autonomo finanziariamente il continente» dall'avaro e sospetto Fmi. I paesi occidentali, allarmati, cercano di entrare nel nuovo organismo monetario ma non sono accettati. Sostenitori principali dell'Fma, Algeria e Libia. Ora c'è chi prevede che, “risolto il problema Libia”, la coalizione occidentale guarderà armata all'Algeria. Portare democrazia in cambio di soldi. Tanti soldi quelli algerini. Enormi risorse energetiche e riserve monetarie per 150 miliardi di euro. Oltre ad un debito pubblico da far ridere: 400 miliardi per tutte le 46 nazioni subsahariane messe insieme. Contro i 14.000 miliardi di dollari degli Usa e i circa 2.000 ciascuno di Francia, Gran Bretagna e Italia. Da allora nasce, nell'Europa alla bancarotta, l'idea del mai cercato “Dialogo mediterraneo”.



[b]L'Unione per il Mediterraneo.[/b] La proposta nasce ufficialmente a Parigi nel 2008. Marcare la differenza, favorire la rottura, tra il Nord Africa arabo e il resto del continente africano. Far saltare, insomma, l'Unione Africana. L'Upm, sarà un caso, nasce con Sarkozy come presidente e Mubarak come vicepresidente. Qualche conto sbagliato con l'Egitto e oggi il progetto è arenato, se non morto. Ma non gli interessi europei sempre vivi a dividere e distinguere interessi economici territoriali per meglio tutelare se stessa e i propri interessi globali. La Comunità economica degli stati dell'Africa Occidentale (Cedeao), che ha un'ambasciata a Bruxelles e riceve dall'Ue il grosso dei suoi finanziamenti. La Comesa (Mercato comune dell'Africa Orientale e Australe), l'Udeac (Unione doganale ed economica dell'Africa Centrale), la Sadc (Comunità di sviluppo dell'Africa Meridionale) e il Grande Maghreb, fatto saltare da Gheddafi.



[b]La strana amicizia di Mandela.[/b] Che Nelson Mandela sia l'immagine alta dell'Africa nera del riscatto lo dice il mondo e il premio Nobel assegnatogli. Che Gheddafi sia il “super cattivo” continentale del momento lo dice soprattutto l'occidente. Gheddafi sostenne la lotta dei neri contro il sistema razzista sudafricano. Appoggio militare e finanziario al Congresso nazionale africano di Nelson Mandela. Appena uscito di prigione nel 1990, il leader sudafricano decise di fare visita all'«amico Gheddafi». Nel 1997, si recò una terza volta a Tripoli, tra i fulmini del presidente americano, Bill Clinton. La risposta di Mandela: «Arroganti! Nessuno stato al mondo ha il diritto di arrogarsi il ruolo di gendarme mondiale. Coloro che oggi ci dicono che non dobbiamo essere qui erano schierati con il governo bianco razzista del Sudafrica».



[b]La storia dalla memoria corta.[/b] Per l'Occidente i razzisti sudafricani erano alleati da proteggere, mentre i membri dell'Anc, compreso Mandela, erano terroristi pericolosi. Solo il 2 luglio 2008 il Congresso americano ha cancellato il nome di Mandela dalla sua lista nera. Pesano 50 anni di relazioni tra l'Africa dominata e l'Occidente dominatore. Onu compreso. Come se tutto ciò che sta accadendo, come se Tunisia, Egitto, Libia e Algeria non appartenessero all'Africa. E qui l'analista Jean-Paul Pougala diventa parte. «L'autorità e la libertà dell'Africa possono venire solo dalla sua capacità di prendere decisioni e tradurle in azioni, assumendone le conseguenze. La dignità e la rispettabilità hanno un prezzo. Siamo pronti a pagarlo? Se non lo siamo, i nostri posti nelle assise internazionali continueranno a essere la cucina e i gabinetti».