L'omicidio di Elisa Claps diventa Segreto di Stato?

Don Marcello Cozzi (Libera) ha denunciato strani incontri fra pm e agenti dell'allora Sisde. Deputati radicali chiedono a Monti di inviare ispettori alla Procura di Potenza.

Desk 14 febbraio 2012
[b]di Alberto Spampinato[/b]



Lo sapevate che sull’omicidio di Elisa Claps vige il segreto di Stato? Noi no. L’abbiamo appreso qualche giorno fa da Fabio Amendolara, giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno, uno dei cronisti più documentati sulla incredibile vicenda della ragazza scomparsa a Potenza il 12 settembre 1993 e ritrovata cadavere nel 2010 all’interno della chiesa della Santissima Trinità della sua città.



Fabio Amendolara ha saputo solo il 23 gennaio scorso di essere sospettato di avere violato il segreto di Stato. Lo ha appreso da un ordine di perquisizione sulle sue cose: nella sua casa, nella sua automobile, nella sua redazione. “Non sapevo - ha commentato - che sul caso Claps fosse stato imposto questo segreto. Nessuno della redazione della Gazzetta a Potenza lo sapeva”.



Se non lo sapevano lui e gli altri giornalisti che da quasi 19 anni seguono la vicenda, chi poteva saperlo? Fabio Amendolara ha 33 anni. Si occupa della sparizione della ragazza da almeno dieci anni. E’ un giornalista tenace, scrupoloso, curioso. Non si accontenta dei comunicati ufficiali. Lui studia le carte, cerca di capire, ascolta protagonisti e testimoni e pubblica articoli ben informati.



Così è incappato nella rete appiccicosa e invisibile del segreto di Stato. Nell’arco di un anno è stato sottoposto due volte a interrogatori e perquisizioni ordinate dalla Procura di Salerno, l’ultima il 23 gennaio. Fabio Amendolara non è formalmente indagato per rivelazione di segreto di Stato, ma è stato interrogato e perquisito come “persona informata dei fatti” attorno a questo questo reato.



I magistrati vogliono sapere chi gli ha passato certe informazioni sull’operato di agenti dei servizi segreti. Gli stessi magistrati, per le stesse ragioni, un anno fa lo avevano già iscritto nel registro degli indagati per il reato di rilevazione del segreto d’ufficio. Le indagini sono ancora in corso.
“Chi le ha passato queste informazioni?”, hanno chiesto i magistrati ad Amendolara.



Il giornalista ha invocato il segreto professionale. Risposta: sequestro dei suoi appunti, il suo archivio, per cercare di scoprire chi gli passa informazioni che mettono in dubbio il corretto operato della procura lucana nella prima fase delle indagini e come tali hanno un interesse generale, interessano cittadini e istituzioni. Contro il giornalista curioso linea dura senza risultato.



Nel 2010 Fabio Amendolara ha pubblicato un’informativa della squadra mobile di Potenza del 2008, dalla quale si capisce che i servizi segreti, nel corso degli anni hanno svolto una indagine parallela a quella della magistratura sui retroscena della scomparsa della studentessa. L’inchiesta giudiziaria nel 2010 ha portato alla scoperta del cadavere e dare un nome al suo assassino.



Si intuisce che alcune risultanze dell’inchiesta parallela avrebbero potuto permettere alla magistratura di chiedere l’arresto di Danilo Restivo, da sempre il principale sospettato, anni prima che fosse arrestato dalla magistratura inglese per un altro omicidio e per il sospetto coinvolgimento nell’uccisione della studentessa di Potenza. Perché quei silenzi istituzionali tra “Servizi” e Procura?



Quattro giorni prima dell’ultimo interrogatorio, il 19 gennaio, Amendolara ha pubblicato sulla Gazzetta del Mezzogiorno un articolo. «Un’intercettazione fa “riemergere” il verbale dimenticato». L’articolo riporta il contenuto di una informativa della polizia giudiziaria che evidenzia una testimonianza importante che il pubblico ministero avrebbe inspiegabilmente escluso dal fascicolo.



L’interrogazione dei deputati radicali cita un successivo articolo di Fabio Amendolara, del 4 febbraio 2012, dal titolo: «Coperture di Stato per gli omicidi Claps e Gianfredi». Una intervista a don Marcello Cozzi, referente dell’associazione «Libera». Don Marcello rispondendo alle domande del giornalista chiede: «Perché è stata bruciata l’informativa del Sisde del 1997 sul caso Claps?».



Don Marcello commenta: «Mi pare di capire, dagli articoli di giornale, che ci sia stato un tentativo di fermare me e la fondazione antiusura con metodi per nulla ordinari. Mi chiedo perché il pm Claudia De Luca s’incontrasse con un ex agente del Sisde e con carabinieri e agenti della Guardia di finanza a San Nicola di Pietragalla. Un ufficio distaccato della Procura? O una Procura parallela?».



Sullo stesso numero della Gazzetta del Mezzogiorno del 4 febbraio, Fabio Amendolara ha firmato un altro articolo: “Le attività degli agenti del Sisde nel caso dell’omicidio di Elisa”, nel quale Gildo Claps, fratello di Elisa, dichiara: «C’era un agente segreto che mi pedinava». Si tratta dell’agente Nicheo Cervone, il quale ha sostenuto di essersi avvicinato a Gildo «solo per amicizia».



Amendolara ne prende atto e aggiunge: «Una fonte interna al vecchio servizio segreto civile ha confermato che non era lui l’agente autorizzato a raccogliere informazioni sul caso Claps. (…) Nel 1997 dall’ufficio di Potenza del Sisde partì un’informativa che ricostruiva con precisione quello che era accaduto nell’omicidio e faceva riferimento al coinvolgimento -non diretto- di un sacerdote».



«L’ipotesi è che ci fu un coinvolgimento ufficiale di alcuni agenti del Sisde, che erano autorizzati a indagare dal capocentro dell’epoca, e un coinvolgimento di altri agenti che, non si sa a che titolo, si sono interessati a questioni legate al caso Claps. La stessa cosa potrebbe essere accaduta con le loro fonti. È avvenuto tutto in modo trasparente? È ciò che stanno cercando di chiarire gli investigatori».