Croazia e Cia, armi alla Siria

Un'inchiesta del New York Times ricostruisce il traffico d'armi fra Zagabria e i ribelli siriani e dice che ad averlo organizzato è stata l'agenzia americana.<br>

Desk 27 marzo 2013
Non bastano le smentite di Zagabria di fronte al potenziale scandalo delle forniture di armi consegnate ai ribelli siriani per fermare l'inchiesta dei media internazionali. E' di nuovo il New York Times ad affrontare l'argomento, e dopo aver rivelato per primo un presunto passaggio di materiale bellico jugoslavo con l'appoggio logistico della Giordania e quello finanziario dell'Arabia Saudita, pubblica nuovi dettagli che vedono coinvolta direttamente la Cia. Secondo il quotidiano, con l'aiuto dei servizi segreti americani negli ultimi mesi sono stati potenziati i rifornimenti da parte dei governi arabi e della Turchia verso le forze di opposizione al regime di Bashar al-Assad. Le armi verrebbero spedite per lo più via aria, con dei voli militari dei Paesi mediorientali, mentre spetterebbe proprio alla Croazia il ruolo principale nel procurare il materiale bellico.



I voli sono aumentati in modo esponenziale negli ultimi mesi, prosegue il NY Times, fino a contare 160 viaggi di aerei militari cargo che dalla Giordania, Arabia Saudita e Qatar sarebbero atterrati all'aeroporto Esemboga di Ankara, mentre altri, in misura minore, avrebbero toccato altri aeroporti turchi e giordani. Il quotidiano cita i dati del traffico aereo internazionale, e li verifica con alcune interviste fatte ai funzionari di diversi Stati, oltre che con le testimonianze dei capi delle fazioni ribelli siriane. "L'intelligence americana - scrive il NY Times - ha aiutato, attraverso alcuni uffici dislocati in località segrete, i governi arabi a comprare le armi, compresa una grossa partita proveniente dalla Croazia, e ha fatto uno screening dei gruppi ribelli e dei loro dei comandanti per decidere a chi dovessero essere consegnate le armi in arrivo". Per confermare queste informazioni il giornale cita alcune "fonti anonime fra le autorità statunitensi", e precisa che la Cia si è rifiutata di fare qualunque commento, dopo essere stata contattata.



Dallo Stockholm International Peace Research Institute, specializzato nel monitoraggio dei traffici illegali di armi nel mondo, valutano che una stima per difetto può portare a credere che il carico di questi voli sia stato di 3.500 tonnellate. Secondo un esperto dell'istituto, Hugh Griffiths, "l'intensità e la frequenza delle consegne fa pensare a un'operazione clandestina altamente organizzata nella logistica, pianificata e coordinata nel minimo dettaglio". I comandanti delle forze d'opposizione siriane e i dati a disposizione, osserva ancora il NY Times, mostrano che sono state inviate armi dal Qatar fin dalla prima metà del 2012, mentre dall'Arabia saudita le spedizioni sono iniziate verso la fine dell'anno. Uno degli ostacoli principali al traffico diretto alla Siria è stato rimosso, secondo le fonti riservate del giornale, quando il governo di Ankara ha acconsentito ad accelerare il ritmo delle spedizioni via aria. "Contemporaneamente - proseguono le fonti - sono state acquistate le armi in Croazia da parte dell'Arabia Saudita, e sono state caricate su voli giordani verso il sud della Siria per poi essere ritrasferite in Turchia a vantaggio dei gruppi ribelli che operano dalle basi che hanno nel Paese".



Sia la Croazia che la Giordania hanno sempre negato di avere avuto un ruolo nelle operazioni clandestine, ma nel frattempo Zagabria ha optato per il ritiro delle proprie truppe in missione di pace sulle Alture del Golan, fra Siria e Israele, per "motivi di sicurezza".