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Così la Cia rapì Abu Omar: un ex agente pronto a nuove rivelazioni

Sabrina de Sousa, condannata per il sequestro, potrebbe essere estradata in Italia e accusa: Jeffrey Castello e Tyler Drumheller furono le menti

Sabrina de Sousa
Sabrina de Sousa

Desk1

8 Aprile 2016 - 21.36


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Una nuova puntata si aggiunge al caso della ‘extraordinary rendition’ dell’imam Abu Omar, che il 17 febbraio del 2003 venne preso a Milano e trasferito in Egitto. Sabrina de Sousa una dei componenti del commando della Cia che si occupò di quella operazione, è vicina all’estradizione dal Portogallo all’Italia. La notizia è stata rivelata dal Daily Telegraph, secondo cui la Corte suprema portoghese ha confermato la richiesta di estradizione da parte delle autorità italiane.

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De Sousa, 57 anni, nata in India, ma con doppia nazionalità portoghese e americana, era stata fermata all’aeroporto di Lisbona lo scorso ottobre mentre si apprestava a partire per l’India per visitare sua madre. Era stata sottoposta all’obbligo di firma in attesa della decisione relativa alla consegna all’Italia. «Questo mi permette finalmente di provare la mia innocenza dopo un decennio», ha detto De Sousa al Telegraph. La ex agente è già stata condannata in contumacia dal Tribunale di Milano.

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Nell’intervista concessa al quotidiano britannico, De Sousa afferma che se le viene garantito un «giusto processo» in Italia allora è «pronta» ad affrontarlo. La donna, che rivestiva il ruolo di copertura di funzionaria dell’ambasciata americana, afferma anche di non essere responsabile della pianificazione, dell’autorizzazione e dell’esecuzione del piano per ‘prelevarè l’imam. La decisione, continua l’ex agente, spettava a Jeffrey Castelli, ex capo della Cia a Roma, a cui era stata riconosciuta l’immunità diplomatica e l’azione penale nei suoi confronti era quindi stata dichiarata improcedibile. Inoltre, secondo la De Sousa, la ‘extraordinary rendition’ era stata autorizzata da Tyler Drumheller, responsabile per le operazioni in Europa, Josè Rodriguez, capo dell’antiterrorismo e dal capo della Cia James Pavitt. La decisione di un uomo ha distrutto la vita di così tante persone, inclusa quella di Abu Omar, e ancora la Cia continua con ostinazione a proteggerlo», ha detto la donna, riferendosi a Castelli. «Questo caso non riguarda solo me. È il simbolo del rifiuto sprezzante da parte della Cia nel rendere responsabile di fronte alla giustizia chi autorizza ogni rendition, detenzione e programma di interrogatori nel mondo».

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Mauro: abolire il segreto di Stato. “Abolire il segreto di Stato sulla vicenda di Abu Omar e’ l’unica soluzione possibile per fare luce in modo definitivo sulla ricostruzione fatta fino ad ora delle responsabilita’: alla luce delle notizie fornite da un ex agente della Cia al Telegraph, questa ricostruzione, infatti, vacilla. Solo togliendo il segreto di Stato dai documenti possiamo comprendere meglio come sono andate realmente le cose. Le ultime novita’ su questa vicenda cozzano con il quadro delineato fino ad ora. Gli ex vertici dei nostri servizi segreti hanno subito accuse e condanne, anche con il carcere, per otto anni. Basti pensare alle vicende dell’ex direttore del Sismi e dell’ex capo del controterrorismo, che si sono sempre dichiarati innocenti, per ritenere doveroso oggi un nuovo approfondimento. Anche l’Aise, se e’ in possesso di documenti coperti da segreto di Stato su questa vicenda, deve togliere lo stesso segreto di Stato e permettere di accertare, una volta per tutte, la verita’ autentica”. Lo afferma il senatore Giovanni Mauro.

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