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Dalla Bosnia a Parigi, l'integralismo nel cuore dell'Europa

Le munizioni dei fratelli Kouachi per la strage a "Charlie Hebdo" provenivano da un deposito militare della Bosnia Erzegovina, sospetti e smentite su una ditta turca.

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15 Gennaio 2015


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Una traccia importante lasciata dai terrorismi islamici che pochi giorni hanno sconvolto Parigi porta direttamente ai Balcani, e più precisamente in Bosnia, da quasi un ventennio base di radicali di ogni sorta: le munizioni usate nel massacro a “Charlie Hebdo” provenivano dalla “Igman” di Konjic e provengono da una fornitura che era stata prodotta nel 1986 per le forze armate Il vice ministro della Difesa di Bosnia Erzegovina, Zivko Marjanac conferma che i bossoli ritrovati dopo l’attacco alla redazione hanno l’etichetta “IC”, che è l’abbreviazione di “fabbrica di munizioni Igman di Konjic”, e aggiunge che le munizioni evidentemente si trovavano nei magazzini delle forze armate. “Non si può dire che il ministero della Difesa sia responsabile di tutti gli eventi esterni alla BiH – aggiunge il politico – ma le strutture di polizia, soprattutto la polizia di frontiera, ed il servizio di investigazione e protezione delllo Stato (IPA) dicono che non si può evitare che le munizioni escano dalla Bosnia-Erzegovina”.
Marjanac ricordato che la fabbrica Igman Konjic faceva parte della JNA , ovvero l’Armata federale jugoslava, e che le munizioni in dotazione alle guarnigioni andavano dalla Slovenia alla Macedonia, così come negli Stati Uniti e tutti i Paesi europei.

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La domanda è: dove hanno preso queste la munizioni”, ha detto ai giornalisti Marjanac a Banja Luka, ricordando che il censimento delle armi in Bosnia-Erzegovina è ancora in corso e il processo dovrebbe essere completato presto.
L’attacco alla lista redazione di Charlie Hebdo a Parigi, ha avuto luogo il 7 gennaio ed ha provocato la morte di 12 persone, mentre nelle azioni successive i fratelli Said e Cherif Kouachi, sono stati uccisi due giorni dopo nell’azione della polizia francese.

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Alcune indicazioni hanno collegato le munizioni dei kalashnikov ad una fornitura finita in Turchia,ma l’ambasciata a Sarajevo respinge nettamente l’accusa che aziende di Ankara abbiamo comprato il munizionamento per poi fornirlo ai gruppi terroristici: “La posizione chiara e decisa della Turchia nella lotta contro il terrorismo è nota, nessun terrorista o organizzazione hanno il sostegno del governo della Turchia.”. In effetti, nell’ambito delle strette relazioni fra Turchia e la Bosnia-Erzegovina, Stato esiste una cooperazione a lungo termine nel campo dell’industria militare, per proditti importati di volta dalla Turchia o dalla Bosnia-Erzegovina.Tuttavia, come annunciato, i prodotti importati non sono affatto utilizzati nel modo descritto dalle notizie che sono circolate.

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Si fa però sempre più scottante il poblema dei terroristi che raggiungono i campi di battaglia dell’ ISIL viaggiando attraverso Paesi balcanici. Gli jhadisti che arrivano da Occidente passano attraverso la regione in auto o in autobus attraversando Croazia, la Bosnia-Erzegovina (BiH), Serbia, Kosovo, Montenegro e Albania e per arrivare in Turchia attraversano anche corsi d’acqua regionali.

. “Quando viaggiano in aereo, i terroristi possono essere facilmente individuati, e questo è il motivo principale per cui hanno smesso di farlo. Per quanti vogliono arrivare a campi di battaglia ISIL, l’unico modo di viaggiare è attraverso la rotta dei Balcani – spiega Darko Trifunovic, rappresentante serbo presso l’International Strategic Studies Association – una volta attraversati i Balcani è facile raggiungere la Turchia, che è un punto di connessione per la Siria. Controllo molto liberale di frontiera in questi paesi, e poi le opportunità di attraversamenti illegali soprattutto sul fiume Drina tra BiH e Serbia o del Kosovo e l’Albania sono molti utili a questi terroristi “.

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Trifunovic aggiunge che lungo il tragitto esiste una rete di cosiddetti “case sicure” gestite da gruppi terroristici di fondamentalisti islamici locali, che hanno basi in BiH e filiali nella regione di Raska, in Serbia e Montenegro.

“I terroristi così possono andare da una casa sicura all’altra trovando sempre denaro, nuovi documenti di identità e protezione Queste case sono mantenute dai fondamentalisti islamici locali e finanziate da cosiddette organizzazioni umanitarie “. aggiunge.

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Fahrudin Kladnicanin, coordinatore al “Forum 10″, un’ iniziativa accademica di Novi Pazar che lavora con i giovani per promuovere i diritti umani, dice a sua volta che le case sicure sono solitamente spazi utilizzati dai gruppi wahabiti per le preghiere comuni e la socializzazione.”Sono luoghi rischiosi, in quanto destinati all’ indottrinamento al punto medio della strada per la guerra e devono essere considerati come parte di un più ampio contesto di sicurezza”. Kladnicanin aggiunge che vi è più alcun dubbio circa il fatto che i potenziali jihadisti che vanno dall’Europa occidentale verso l’Oriente, passano attraverso i Balcani.

Trifunovic segnala poi che i jihadisti diventano ancora più pericolosi se tornano nella regione dopo aver combattuto: “Sono pronti a commettere altri atti di terrorismo e possono farlo ovunque – spiega – inoltre sono una minaccia per i musulmani locali, visto che lavorano per indottrinarli e reclutarli per la loro causa. Il loro ritorno è una minaccia ancora peggiore della guerra. Un altro grave problema nasce dal fatto che non possono essere arrestati o perseguiti sul territorio regionale, perché ufficialmente non hanno commesso alcun crimine: hanno appena viaggiato, è vero ,ma non è vietato recarsi in Siria o in qualsiasi altro luogo ed un altro ostacolo nasce dal fatto che quando sono in transito attraverso la Serbia I luoghi dove si riuniscono sono ufficialmente luoghi di predicazione religiosa, altra cosa non vietata” .

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Anche se lo spazio per il lavoro della polizia è limitato, il ministero dell’Interno di Serbia sta lavorando per migliorare le capacità di combattere estremismo e terrorismo modificando la legislazione e migliorando le capacità istituzionali: “Alcune modifiche al codice penale hanno permesso accusa di incitamento al terrorismo e reclutamento e formazione per le attività di terrorismo e di entrare a commettere atti terroristici,” spiegano fonti ufficiali.

Fonti: Birn. Agenzie

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