Nigeria. I Talebani d'Africa gli assassini degli ostaggi

Dietro il rapimento di Franco Lamolinara un gruppo che si è staccato dai Boko Haram e si è alleato con Al Qaeda del Maghreb e i somali al-Shebaab. [Francesca Marretta]

Nigeria. I Talebani d'Africa gli assassini degli ostaggi
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10 Marzo 2012 - 13.03


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da Londra

Francesca Marretta

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francesca.marretta@globalist.it

Il tragico epilogo del rapimento di Franco Lamolinara e Chris McManus, rimasti uccisi giovedì a Sokoto, nel nord della Nigeria, in seguito al fallimento di un blitz ordinato dal governo britannico, (i due sono stati eliminati dai rapitori poco prima dell’inizio dell’operazione di salvataggio), mette in evidenza l’accresciuta minaccia posta dai gruppi appartenenti al Jihad internazionale attivi in Africa. Autori del sequestro e dell’uccisione dei due ingegneri sono miliziani appartenenti alla formazione “al-Qaeda in the land beyond Sahel” (al-Qaeda della terra oltre il Sahel”), che deriva dai Boko Haram, noti anche come Talebani d’Africa, provenienti dal nord della Nigeria e autori delle stragi di cristiani a Natale nello stesso paese africano. I Boko Haram, che negli ultimi due anni hanno esteso il loro raggio d’Azione, colpendo anche target come la sede delle Nazioni Unite nella capitale Abuja, hanno stretto un’alleanza con Aqim, al-Qaeda nel Maghreb islamico, inizialmente formatasi in Algeria e attiva in tutto il nord-Africa. Questi due gruppi hanno a loro volta siglato accordi con i somali al-Shebaab, ufficialmente affiliati all’organizzazione fondata da Bin Laden. Al Shebaab collabora a sua volta attivamente con la branca yemenita di al-Qaeda (che nei giorni scorsi ha assestato colpi durissimi nel paese).

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Oltre a un’accresciuta capacità di coordinamento, questa rete di alleanze, che si estende dal mediterraneo, all’Africa orientale e occidentale, fino alla penisola arabica, si consolida e arriva al bersaglio grazie al notevole incremento di armi a disposizione.

Di questo al-Qaeda ringrazia l’intervento Nato in Libia. Un rapporto delle Nazioni Unite diffuso a gennaio di quest’anno e sul quale si è discusso al Cosniglio di Sicurezza, sostiene che «larghe quantità di armi e munizioni provenienti da arsenali libici sono state oggetto di traffico nella Regione del Sahel». Per la precisione si tratta granate, armi automatiche con visori anti-aerei, fucili automatici, artiglieria leggera anti-aerea (quella che si piazza sui veicoli all’occorrenza), esplosivo Semtex e missili terra-aria, compresi quelli “portatili” detti Manpads, capaci di tirare giù un aereo in fase di atterraggio.

L’anno scorso Der Spiegel aveva già scritto che in Libia mancavano all’appello «più di 10mila missili terra-aria», mentre il Cnt dava notizia della sparizione di 5 mila missili Sam-7.

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Nel rapporto Onu di due mesi fa sul traffico di armi libiche in Africa si legge: «Alcune delle armi potrebbero essere nascoste nel deserto e vendute a gruppi terroristici come al-Qaeda nel Maghreb islamico (Aqim), Boko Haram e altre organizzazioni criminali» Lo stesso documento parla di addestramento di jihadisti nigeriani e ciadiani da parte di al-Qaeda nel deserto del Mali.

Un mese fa il governo di Algeri ha intercettato una grossa partita di armi (compresi missili) ritenute di provenienza libica.

Per quanto riguarda la Nigeria (enorme paese petrolifero che conta 160 milioni di abitanti), l’intelligence americana aveva segnalato al governo di Abuja e altri della regione, l’accresciuta pericolosità dei Boko Haram.
Nell’estate del 2011 il Generale Americano Carter F. Ham, a capo del Comando militare Usa in Africa (American military’s Africa Command), incontrò ufficiali di sicurezza nigeriani per condividere informazioni e organizzare training per le forze di sicurezza.

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Lo stesso Generale Ham ha dichiarato che tre organizzazioni terroristiche africane, Aqim, gli Shebaab Somali e i Boko Haram «hanno esplicitamente e pubblicamente espresso l’intenzione di colpire interessi occidentali e americani in particolare», intensificando la collaborazione e sincronizzando i colpi.

Hanno tutti i mezzi a disposizione. Glieli abbiamo forniti noi, su un piatto d’argento.

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