I danni climatici hanno un costo altissimo. Giù il Pil e ondate di calore 10 volte più lunghe

Potrebbe essere lo scenario per il 2050 in caso non ci dovesse essere un'azione urgente per ridurre le emissioni di carbonio

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29 Ottobre 2021 - 12.05


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La situazione che potrebbe delinearsi è a diro poco apocalittica: “Nello scenario peggiore, senza un’azione urgente per ridurre le emissioni di carbonio, le perdite di Pil dovute ai danni climatici nei paesi del G20 aumentano ogni anno, salendo a almeno il 4% annuo entro il 2050 che potrebbe andare oltre l’8% entro il 2100, equivalente al doppio delle perdite economiche del blocco dovute a Covid-19”.
E’ quanto emerge dall'”Atlante dei rischi climatici del G20. Impacts, policy, economics”, realizzato dalla Fondazione Cmcc (Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici) con il supporto della European Climate Foundation e con il contributo scientifico di Enel Foundation. Dal rapporto, si evince che alcuni paesi saranno ancora più colpiti, come il Canada che potrebbe “vedere un calo del Pil di almeno il 4% entro il 2050 e di oltre il 13% (133 miliardi di euro) entro il 2100”. 
Al contrario, più velocemente i paesi del G20 adottano politiche a basse emissioni di carbonio, meno gli impatti climatici cadono a cascata e più diventano gestibili, afferma il rapporto del Cmcc diffuso alla vigilia del G20.
“Limitare l’aumento della temperatura a 2 gradi centigradi potrebbe far scendere il costo degli impatti climatici nel G20 ad appena lo 0,1% del suo Pil totale entro il 2050 e l’1,3% entro il 2100”.
Questo Atlante è “il primo studio nel suo genere – ha spiegato la Fondazione Cmcc – fornisce scenari climatici, informazioni, dati e futuri cambiamenti climatici nei paesi del G20. Uno strumento basato sulla scienza che fa luce sui rischi affrontati dalle maggiori economie, progettato per supportare il processo decisionale per un’azione per il clima ben informata”.
Sono 20 fogli informativi per paese con mappe e infografiche, un quadro completo delle conoscenze scientifiche più aggiornate sul clima, i rischi associati e gli impatti sull’economia, l’ambiente e le società. Quindi “riassume le proiezioni scientifiche di come si svolgeranno gli impatti climatici nei paesi più industrializzati del mondo nei prossimi decenni”.
“Dalla siccità, alle ondate di calore e all’innalzamento del livello del mare, alla diminuzione delle scorte di cibo e alle minacce al turismo, questi risultati mostrano quanto gravemente il cambiamento climatico colpirà le più grandi economie del mondo se non agiamo ora – spiega Donatella Spano , membro del Comitato Strategico del Cmcc e coordinatrice del G20 C – Come scienziati, sappiamo che solo un’azione rapida per affrontare le emissioni e adattarsi ai cambiamenti climatici limiterà i gravi impatti del cambiamento climatico. Confidiamo che nel processo di una transizione sostenibile, il cambiamento climatico sarà considerato il pilastro fondamentale dell’agenda politica”.
“Le ondate di calore potrebbero durare almeno dieci volte più a lungo in tutti i paesi del G20 entro il 2050, e in Argentina, Brasile e Indonesia oltre 60 volte più a lungo. In Europa, le morti per caldo estremo potrebbero aumentare da 2.700 all’anno a 90.000 ogni anno entro il 2100 su un percorso ad alte emissioni”. Lo afferma la fondazione Cmcc nell’Atlante dei rischi climatici del G20. Impacts, policy, economics, precisando che ad esempio in India, il calo della produzione di riso e grano potrebbe provocare perdite economiche fino a 81 miliardi di euro entro il 2050 e del 15% del reddito degli agricoltori entro il 2100.
Entro il 2050, emerge dal rapporto del Cmcc, “il potenziale pescato potrebbe diminuire di un quinto in Indonesia, sradicando centinaia di migliaia di mezzi di sussistenza. L’innalzamento del livello del mare potrebbe danneggiare le infrastrutture costiere entro 30 anni, con il Giappone destinato a perdere 404 miliardi di euro e il Sudafrica a 815 milioni di euro entro il 2050, con una situazione che permane ad alte emissioni di gas serra. In Australia, incendi boschivi, inondazioni costiere e uragani potrebbero aumentare i costi assicurativi e ridurre il valore delle proprietà di 611 miliardi di dollari australiani entro il 2050.

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