L'India scende in piazza in sostegno di Disha Ravi: la paladina dell'ambiente arrestata per sedizione

La chiamano la Greta indiana. Ha 22 anni, pianta alberi, pulisce laghi, si è espressa per gli agricoltori, contro il sessismo e la pena di morte: per le autorità una pericolosa criminale

Disha Ravi
Disha Ravi
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16 Febbraio 2021 - 13.57


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E’ stata arrestata Disha Ravi, 22 anni, tra i fondatori del gruppo indiano di Fridays for Future, nota nel suo paese come la Greta Thunberg indiana. L’accusa contro di lei è quella di sedizione. La Polizia della capitale Delhi l’ha infatti incriminata con l’accusa di aver avuto un ruolo chiave nella formulazione del toolkit, la “cassetta degli attrezzi” diffusa online per affiancare i contadini indiani nella loro lotta, rilanciata lo scorso 4 febbraio appunto da Greta Thunberg. Si tratta di un manuale in sostegno allo sciopero contro tre leggi neoliberiste a favore delle grandi industrie nel settore agricolo.

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Disha, vegana, dipendente di una azienda di Bangalore che produce cibi organici è un’ecologista doc: ha contribuito a piantare alberi, indetto decine di manifestazioni contro la plastica, va a pulire i laghi, vorrebbe lavorare con le tartarughe, ha lanciato campagne per salvare il macaco coda di leone, marce per chiedere interventi sul climate change e si è espressa contro il sessismo e la pena di morte.

Gli amici la descrivono come una studentessa brillante, che in tempi record si è conquistata un diploma in Economia e direzione aziendale e specializzata in Finanza, e che, oggi, è l’unica della famiglia a portare a casa uno stipendio. Ma per la Polizia di Delhi, che dipende dal Ministero degli Interni, è una pericolosa criminale, capace di istigare alla sedizione e di diffondere ostilità verso il suo paese. Insomma, secondo le autorità indiane questa giovane sarebbe la mente di un piano sovversivo in combutta con i secessionisti che vogliono separare lo Stato del Punjab dal resto dell’India e per giunta avrebbe ordito un piano per l’assalto al Forte Rosso nella manifestazione di massa degli agricoltori il 26 gennaio a Delhi.

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L’indignazione per le accuse contro Disha è esplosa in tutta l’India: decine di politici dell’opposizione, tra cui vari esponenti del partito del Congresso, hanno espresso rabbia. Molte città hanno visto ragazzini scendere in piazza. “L’arresto di Ravi è una chiara minaccia e una intimidazione”, urlavano. Il governatore di Delhi, Arvind Kejriwal lo ha definito “Un attacco senza precedenti alla democrazia”.

Alle proteste nel paese si è aggiunta un’ondata di indignazione internazionale: tra le migliaia di sostenitori della Greta indiana c’è anche Meena Harris, nipote della Vice Presidente Usa, Kamala, che ha lanciato un thread su twitter.
Oltre 15 mila persone in tutto il mondo hanno sottoscritto in poche ore una petizione sul sito Change.org chiedendo il rilascio di Disha.

Ma quello del governo indiano è ormai un attacco a trecentosessanta gradi, non solo a chi sostiene i contadini, ma contro ogni voce di dissenso o di critica, e contro la libertà di stampa. Un governo che lo storico Ramachandra Guha, autore del fondamentale saggio “India dopo Gandhi”, ha recentemente descritto come “autoritario, settario e incompetente”.

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