Assalto all'Amazzonia: negli ultimi 30 anni perso il 18% della foresta

I tassi recordo di deforestazione si sono registrati con Cardoso e con Lula. Ma adesso Bolsonarto ha promesso di fare di peggio: per lui la foresta è da sfruttare di più

Indios dell'Amazzonia

Indios dell'Amazzonia

globalist 29 aprile 2019
Dopo i danni dei trent’anni precedenti ci penserà Bolsonaro ad aumentare il ritmo visto che per lui l’Amazzonia è solo qualcosa da sfruttare e al diavolo le leggi che tutelano le popolazioni indigene.
Il Brasile ha perso l'11% della sua area forestale tra il 1985 e il 2017, un'area equivalente a 2,6 stati di San Paolo. Di questo totale, il 61,5% sono perdite forestali in Amazzonia. I dati sono stati raccolti in una ricerca del progetto Mapbiomas e divulgati dal sito d'informazione G1, che riferisce che in base alle rilevazioni, negli ultimi 30 anni la foresta amazzonica ha perso il 18% della sua foresta.
La Pampa e la Foresta Atlantica sono le uniche regioni dei sei biomi brasiliani che hanno visto aumentare la loro area forestale in questo periodo di 32 anni. I dati riportati sono i più recenti che analizzano la situazione nel paese e sono stati compilati dal progetto Mapbiomas, partnership tra università, ong, istituti nazionali e Google.
Gli scienziati hanno analizzato tutte le immagini registrate dal 1985 dai satelliti internazionali Landsat. Nelle foto dei satelliti, ogni pixel rappresenta un'area di 900 metri quadrati nel terreno. Dalla compilazione di milioni di immagini del territorio brasiliano e dall'analisi attraverso algoritmi, il progetto mostra l'uso della terra e della vegetazione in Brasile.
Tra il 1985 e il 2017 l'Amazzonia ha sperimentato due record di tassi di deforestazione, tra gli anni 1994 e 1995, il governo di Fernando Henrique Cardoso, e nel 2004 e 2005, con Lula.
Recentemente il ministro dell'Ambiente brasiliano Ricardo Salles ha risposto alle critiche mosse dagli ambientalisti all'attuale governo di Jair Bolsonaro. Il ministro ha detto che «il Brasile è un esempio di sostenibilità» e che «il problema ambientale brasiliano è nelle città, non nelle campagne». Secondo lui, l'agroindustria brasiliana «è la più impegnata per la salvaguardia dell'ambiente nel mondo».