L'odio dilagante non risparmia Elia, il cane mascotte di Caltanissetta finito in un canile

Buono, gironzolava in un quartiere della città benvoluto da tutti. Fino a quando qualcuno indispettito ha chiamato i 'gendarmi'.

Elia, il cane mascotte di Caltanissetta

Elia, il cane mascotte di Caltanissetta

Onofrio Dispenza 2 febbraio 2019
Goccia dopo goccia ci hanno instillato una pesante dose di odio. E' entrato in circolo, funziona come quegli avvelenamenti lenti e inesorabili, se non si interviene in tempo con una dose altrettanto forte di disintossicante. Ricordate "Notorius", splendido Hitchcock tra nazisti rifugiati in Brasile?
Ricordate la deliziosa Ingrid Bergman giorno dopo giorno avvelenata perché perda lume e vita in modo che i vecchi gerarchi riparati in Sud America possano scamparla? Ecco, le quotidiane dosi di odio che ci vengono somministrate non sempre trovano mente, fisico e muscolo cardiaco capaci di resistere, respingere e sfuggire al processo di avvelenamento, magari con l'aiuto di chi è rimasto immune.
Basta attraversare i social e ci trovi donne e uomini che ti sono state amici, che formalmente amici sono, ma con i quali ti accorgi di non condividere niente. E ti fa paura la loro rabbiosa paura, il livore riservato a tutto quello che è minimamente diverso, sempre più debole. Il più delle volte odio e livore - non saremo qui ad elencarne le ragioni, che mai sono giustificazioni e alibi come loro vorrebbero fare - il più delle volte, dicevo, basta una pelle scura, un Dio diverso, una diversa seppure spessa affettività perché l'odio lasci la sua sacca interna e schizzi dagli occhi, dalla bocca, dalle dita convulsamente. Preda preferita dell'odio, le creature deboli.
L'odio travolge tutti e tutto, valori, sentimenti, tradizioni, memoria collettiva, pure i piccoli amori quotidiani. Dell'odio espresso da uomini verso altri uomini, forte come uno tsunami che trascina acque caricate del nero delle fogne, siamo costretti a parlarne quotidianamente. Odio e paura - lo abbiamo imparato - non si fermano neanche davanti ai vagiti di un lattante. Lasciamo gli uomini e per dire fin dove siamo arrivati oggi, vi raccontiamo una storia piccola, piccola, quasi insignificante. L'abbiano trovata su quei social dominati da tanto livore, escluso qualche chiarore. Piccolissima storia di odio gratuito che è  spia del danno profondo che si è procurato al nostro intimo, alle cose piccole che fanno comunità. 
Siamo in Sicilia, a Caltanissetta. Elia è un bel cane bianco e nero. Nome pesante messogli da chissà chi. Elia è buonissimo, è la mascotte della città, tutti lo conoscono, (quasi) tutti lo amano. Il quartiere non sarebbe lo stesso senza di lui. Che succede a Caltanissetta? Succede che un brutto giorno qualcuno si dice chissà perché infastidito da Elia, succede che intervengono i "gendarmi", come canterebbe De André, ed Elia finisce senza colpe in canile.
Fortuna che a quelle gocce di odio c'è chi ha saputo resistere, scatta così una rete di indignazione che denuncia il fatto e chiede che Elia sia restituito e riaffidato alla città, ai più che Elia amano. Chi ha denunciato Elia provi a "disintossicarsi"- dicono - e a guardare ai problemi reali di una città che problemi ne ha tanti.