Mattone e sport: tra Olimpiadi 2024 e stadio della Roma

Ragionamento in tempo elettorale sulla Capitale dei Grandi Affari

Lo Stadio sognato da Pallotta

Lo Stadio sognato da Pallotta

globalist 7 giugno 2016

di Pietro Manigas

"Io ritengo che oggi sia criminale iniziare a parlare di Olimpiadi quando Roma muore affogata di traffico e di buche. Pensiamo all'ordinario, poi allo straordinario", ha detto prima del voto Virginia Raggi. Sui media si è scatenata la polemica: guai a osare toccare il progetto devastante delle Grandi Opere Inutili che mette d’accordo tutti trasversalmente nel Paese: dalle imprese alla politica e ai media. E la discussione si è accesa, con i soliti toni nostrani, da arena televisiva: sensazioni, enfasi, chiacchiere e cifre inventate: mai una analisi costi-benefici reale, ma sempre e solamente fanfara mediatica e propaganda politica. Tanto a pagare saranno i cittadini, come ha spiegato abilmente il professore di Economia della Ca’ Foscari Jerome Massiani, analizzando il deficit costante delle Grandi Opere, ultima Expo. Ma prima di Expo tutte le Olimpiadi, da Atene a Torino. Abbiamo parlato di costi-benefici che è un’analisi economica che i politici odiano, mentre a braccetto con le imprese, amano quella che si basa sul valore aggiunto, che ovviamente è sempre positivo. Se lo Stato butta in un progetto 10 miliardi di euro ovviamente creerà benefici per le imprese, per chi lavora, per i cittadini che otterranno come ricaduta qualche vantaggio di riflesso per le grandi opere. Ma senza spiegare che quei soldi vengono comunque sottratti ad altri investimenti che probabilmente avrebbero un vantaggio sociale ed economico superiore. Anche solamente se fossero redistribuiti tra i disoccupati.


Ma non ci sono solo le Olimpiadi a rappresentare su Roma un’incognita di affari e cemento. Come lo mettiamo lo stadio della Roma? Afferma Paolo Berdini, professore universitario, ex segretario generale dell’Istituto Nazionale di Urbanistica: “La scelta dell’area di Tor di Valle? Secondo me è strategicamente sbagliata. Non solo: il milione di metri cubi concessi dall’amministrazione comunale sono uno sproposito. Anche perché c’è stata chiaramente una forzatura rispetto alla legge sugli stadi. Mi spiego meglio: qui si parla di una densità urbanistica pari a quattro volte viale Marconi. Impensabile per un progetto legato a un impianto sportivo”. E ancora: “La scelta dell’area è stata strategicamente sbagliata e prima o poi il nodo verrà fuori. Il luogo è sbagliato da due punti di vista: innanzitutto si tratta di una zona classificata ad alto rischio idrogeologico. Tante altre strutture nella stessa area già in passato sono state allagate più volte. L’anno scorso è morta una persona. Pensare di costruirci uno stadio è una decisione miope. Peraltro, da urbanista, mi permetto di sottolineare che immaginare davvero di tirare su in un’area così un colosso da un milione di metri cubi di cemento destinati a uffici e hotel, come vorrebbero fare Parnasi e Pallotta, è davvero arduo. È chiaro che non c’è capienza su quei terreni. Ha fatto bene la Regione ha dire che le cubature vanno ridotte. E di tanto. Mi sembra chiaro che qui ci sia stata una forzatura rispetto alla legge sugli stadi. Non so se tutti se ne rendono conto: la densità urbanistica che si andrebbe a creare è pari a quattro volte i palazzi di viale Marconi”. “Per permettere questa operazione immobiliare il Comune ha chiesto in cambio opere che migliorassero la vita dei cittadini. Invece il grosso delle infrastrutture andrebbe a servire solo le nuove opere private che si vanno a costruire. Lo stadio avrebbe potuto essere una grande occasione per la città invece così ci sono troppi elementi critici e nodi da sciogliere”.
Ecco perché il simbolo della Roma americana dice che vuole le Olimpiadi a Roma, anche perché così non ci saranno intralci per l’affare-stadio della Roma. Vedremo che cosa accadrà.