Cacciatori e ambientalisti uniti per difendere la natura

Chi va a caccia, nei limiti previsti dalla legge, può essere d'aiuto nella tutela della biodiversità perché monitora costantemente le specie selvatiche presenti sul territorio

Desk2 3 giugno 2015

Diavolo e acqua santa, insieme. All’interno del Game Fair 2015 cacciatori e ambientalisti hanno lanciato progetti congiunti a tutela dell’ambiente. In particolare, durante l’iniziativa “Ambiente, legalità e nutrizione. Fauna selvatica come risorsa” (organizzata dal Comitato Nazionale Caccia e Natura in collaborazione con Grosseto Fiere e Fiera di Vicenza) ISPRA, Legambiente, Federcaccia, Arcicaccia e Anuu hanno firmato un accordo firmato per valorizzare la fauna selvatica come risorsa, con i relativi rappresentanti che hanno illustrato il progetto.



Il ruolo dei cacciatori, infatti, può essere di grande aiuto nella tutela della biodiversità, poiché sono gli unici in grado di monitorare costantemente le specie selvatiche presenti sul nostro territorio, requisito indispensabile per una governance efficace dell’ecosistema. Lo stesso responsabile Fauna e Biodiversità di Legambiente, Antonino Morabito, ha detto che bisogna “affrontare i problemi in uno spirito di gruppo territoriale nel quale le diversità si uniscono. La comunità rappresenta l’insieme delle esperienze utile a costruire e non ad alzare muri”. Per esempio, come ha spiegato Piero Genovesi, responsabile del servizio di consulenza ISPRA, “sugli ungulati, grazie al concorso dei cacciatori che fanno la maggior parte dei censimenti, abbiamo una fotografia più accurata di altri Paesi europei”.



In Italia negli ultimi decenni molte specie selvatiche sono aumentate grazie ad aree protette, alla regolamentazione della caccia, all’abbandono di un’agricoltura estesa alle aree collinari e montane. Ma, oggi, c’è il rischio opposto, perché la sovrappopolazione mette a rischio l’economia. Tra il 2005 e il 2009 si sono registrati danni all’agricoltura per oltre 35 milioni di euro, senza parlare degli incidenti stradali.



“L’agricoltura fa bene alla caccia”, ha concluso Stefano Masini di Coldiretti, perché “le diversità fanno la forza di questo sistema. La caccia è fatta di territori e tradizioni e – ha aggiunto – se ambientalisti e cacciatori non lavorano insieme difficilmente nei palazzi di Roma verrà risolto il problema”. Parole sostanzialmente confermate proprio da chi è nei “palazzi di Roma”. Luca Sani, presidente Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, sottolinea che “se si trovano sintesi unitarie su questi argomenti all’interno della società civile poi per la politica è più facile prendere decisioni”.



Per quanto la legge sulla caccia sia ormai datata, il comune sentire, la sensibilità verso l’ecosistema e l’equilibrio ambientale fanno parte delle più moderne basi culturali condivise della vita di ciascuno di noi. La stessa Commissione europea, certamente scevra da animalismi esasperati, riconosce alla caccia un’attività funzionale al mantenimento dell’equilibrio faunistico. Insomma, cacciatori e ambientalisti, più che diavolo e acqua santa, potrebbero rimettere la chiesa al centro del villaggio. O la natura al centro della storia.