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Legambiente: 5 mln di italiani esposti a frane e alluvioni

Costruzioni selvagge e ritardi nella prevenzione e nell'informazione ai cittadini sono le cause dell'elevato rischio idrogeologico per il nostro Paese.

Legambiente: 5 mln di italiani esposti a frane e alluvioni

redazione

21 Dicembre 2011 - 16.51


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Le alluvioni in Sicilia, Liguria e Toscana, solo le ultime tragedie dell’Italia che frana, ci hanno insegnato poco o nulla: di fatto, ci sono ancora ritardi nella prevenzione e nell’informazione ai cittadini mentre troppo cemento invade fiumi, ruscelli e fiumare, come pure aree a ridosso di versanti franosi e instabili. È questa in sintesi la situazione che emerge da Ecosistema Rischio 2011, l’indagine realizzata da Legambiente con la collaborazione del Dipartimento della Protezione Civile, che ha monitorato le attività di prevenzione realizzate da oltre 1.500 fra le 6.633 amministrazioni comunali italiane classificate a rischio idrogeologico potenziale più elevato. Ben 1.121 tra i comuni intervistati, pari all’85%, rilevano la presenza sul proprio territorio di abitazioni in aree golenali, in prossimità degli alvei e in zone a rischio frana, per un totale di oltre 5 milioni di persone che vivono costantemente in una situazione di forte pericolo. Accanto a questi, sono rilevanti le percentuali dei comuni che dicono di avere in zone a rischio fabbricati industriali (56%), interi quartieri (31%), strutture pubbliche sensibili come scuole e ospedali (20%) e strutture ricettive turistiche o commerciali (26%).

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I risultati dell’indagine sono stati presentati questa mattina, presso la sede romana di Legambiente, dal Capo Dipartimento della Protezione Civile, Franco Gabrielli, dalla direttrice nazionale di Legambiente, Rossella Muroni, e dal responsabile nazionale protezione civile di Legambiente, Simone Andreotti. Per quanto riguarda invece l’organizzazione del sistema locale di protezione civile, la situazione migliora: l’82% dei comuni intervistati ha dichiarato di avere un piano di emergenza da mettere in atto in caso di frana o alluvione, anche se soltanto la metà lo ha aggiornato negli ultimi due anni.

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“I drammatici eventi che hanno colpito di recente Liguria, Toscana, Sicilia, Calabria – ha spiegato la direttrice generale di Legambiente, Rossella Muroni – sono solo le ultime tragiche testimonianze di quanto il territorio italiano abbia bisogno non solo di un grande intervento di prevenzione su scala nazionale ma anche di come la popolazione debba essere informata e formata ad affrontare gli eventi calamitosi. Dobbiamo lavorare, insomma, anche per affermare una nuova cultura del rischio che renda le persone capaci di evitare comportamenti pericolosi di fronte a fenomeni naturali purtroppo non più eccezionali ma intensificati, ormai con evidenza, dagli effetti dei cambiamenti del clima”.

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