Le manovre di Parnasi per legalizzare uno Stadio fuorilegge

Il «vincolo» sulle tribune di Tor di Valle abbattuto dalle «mazzette». Custodia in carcere per il costruttore e i suoi stretti collaboratori. Ai domiciliari Luca Lanzalone, presidente “grillino” di Acea, Michele Civita, Pd, Adriano Palozzi, Fi

Il progetto del nuovo stadio della Roma a Tor di Valle

Il progetto del nuovo stadio della Roma a Tor di Valle

Tommaso Verga 14 giugno 2018Hinterland

di Tommaso Verga
Metà febbraio 2017. Se non si raggiunge l'«accordo» in conferenza dei servizi, il nuovo stadio della Roma è morto sul nascere. Illustra pienamente i metodi del «team Parnasi» il tramestio che precede il tavolo istituzionale convocato per il vincolo sull’ippodromo di Tor di Valle, inaugurato nel 1959 su progetto dall’architetto Lafuente. In particolare la «restrizione» interessante la tribuna. Che «costituisce un esempio rilevante di architettura contemporanea – scrive la soprintendente Margherita Eichberg –. Un unicum dal punto di vista dimensionale, avendo una copertura costituita da 11 “ombrelli” a forma di paraboloide iperbolico».


Pertanto, «al fine di evitare che sia danneggiata la visuale dell’impianto o ne siano alterate le condizioni di inserimento nel contesto agrario attuale, va lasciata libera da opere in elevato, ad eccezione dei manufatti già esistenti, per i quali, in caso di sostituzione, non dovranno essere superate l’altezza e la densità attuali».



«Si registrava così l’avvio di contatti e relazioni utili al perseguimento degli scopi, schema operativo del sodalizio – il «controcanto» dell’ordinanza –. Proprio le “relazioni” che il Parnasi ed i sodali intrecciano e perseguono in maniera quasi frenetica, avvicinando, in via diretta e molto spesso tramite intermediari qualificati, i pubblici funzionari coinvolti a vario titolo nella presente vicenda, al fine di “ammorbidirli” ed indurli ad un atteggiamento di favore dei confronti del nuovo stadio».



Con le caratteristiche sottolineate da Paolo Ielo, uno dei «pontieri» – che potrebbe però rappresentare la chiave di volta dell'intera «operazione stadio» –, sarebbe l’avvocato Claudio Santini, rinviato a giudizio, già capo segreteria del ministero per i Beni e le attività culturali (il Mibact). L'ex dirigente dello Stato – si legge, è emerso «come vero e proprio brasseur d'affairs ed è risultato coinvolto in diverse operazioni di carattere evidentemente illecito (...)». Al predetto, «il gruppo Parnasi ha indebitamente promesso (e versato) somme di denaro (53mila euro, ndr), formalmente giustificate quale pagamento di una attvità di consulenza, ma in realtà costituenti il pagamento della illecita mediazione verso lo stesso sovrintendente Francesco Prosperetti». Ergo, o la tribuna o il nuovo stadio. 
SE LA FORMAZIONE GIOCA FUORI CASA. Fondamentale l’organizzazione «interna»: «Il reclutamento di soggetti ai quali sono state promesse, e successivamente versate, somme di denaro – giustificate da fatture per consulenze – per ricompensarli della loro mediazione illecita nei confronti di pubblici ufficiali (…)». Quindi, «la promessa, ovvero la dazione di denaro od altre utilità, a funzionari e esponenti politici che a vario titolo partecipano o hanno partecipato alle attività amministrative connesse alla realizzazione dello stadio (…)».
Ne consegue che «è innegabile la sussistenza nella vicenda in esame, di un sodalizio criminale stabilmente organizzato al fine di realizzare un programma criminoso indeterminato, attraverso una struttura organizzata e destinata a quello scopo». 
Ne consegue che dopo aver definito il vertice, costituito da Luca Parnasi e dai suoi collaboratori diretti: Luca Caporilli, Simone Contasta, l’avvocato del gruppo Nabor Maria Zaffiri, Gianluca Talone e Giulio Mangosi (per tutti, custodia in carcere), si è passati al compito di individuare e coltivare relazioni con i supporter da iscrivere a libro paga. Nessuna preferenza «partitica», salvo la disponibilità ad agevolare e accelerare i tempi di costruzione dello stadio.



L'AVVOCATO GENOVESE DI LIVORNO. A seguire i primi sei arrestati, l’elenco reso noto dai magistrati annota l’avvocato Luca Lanzalone, presidente dell’Acea voluto dalla sindaca di Roma (seppure genovese, alla individuazione avrebbe provveduto direttamente la Casaleggio associati). Agli arresti domiciliari perché da Parnasi avrebbe ottenuto incarichi per il suo studio legale pari a circa centomila euro (e l’assicurazione di trovare casa e uffici a Roma). 



Non il solo appartenente alla «cerchia raggiante». Infatti indagato è il 5stelle Paolo Ferrara, capogruppo in Campidoglio – voleva che Parnasi si impegnasse nel restyling del lungomare di Ostia –, il candidato alle elezioni Mauro Vaglio, presidente dell’Ordine degli avvocati cittadino (false fatturazioni), seguiti da Giampaolo Gola, assessore allo Sport del X municipio di Roma; Daniele Leoni, ingegnere, dipendente nell’ufficio infrastrutture nel Campidoglio (un assegno di 1.500 euro per la fondazione Fiorentino Sullo). 



S’è aperto un «caso» a tutto titolo su quanto invece descritto a proposito del rapporto tra Luca Parnasi e Roberta Lombardi, attuale capogruppo del movimento 5S alla Pisana. Perché la tesi del pm descrive un impegno diretto non solo a promuovere la candidata dei 5stelle alla presidenza della Regione Lazio contro Nicola Zingaretti, ma anche a evitare  futuri ostacoli del partito a livello nazionale, approfittando del peso della Lombardi sui vertici, a cominciare da Beppe Grillo. Un supporto non si coglie quanto utile visti i «mi piace» già espressi. Orientamento decisamente respinto dalla consigliera regionale, che non nega di aver incontrato il costruttore, ma alla Camera dei deputati, ovvero pubblicamente.



Tra l’altro, obiettivo quantomeno singolare quello di «convincere» i 5stelle. Che, come detto, contrari al progetto dello stadio non si sono mai detti (almeno al tempo di Virginia Raggi; il contrario con sindaco Ignazio Marino). Il benestare è stato più volte ribadito da Luigi Di Maio e da Alessandro Di Battista. Contrari semmai Paolo Berdini, l’urbanista tra le prime «vittime» della sindaca, e Cristina Grancio, la consigliera comunale sospesa un anno e mezzo fa e poi definitivamente espulsa dal m5S. 



LA BRAVA PERSONA DI MATTEO SALVINI (IN LUSSEMBURGO?). Chi ha formulato un giudizio «articolato» su Luca Parnasi è Matteo Salvini, il ministro dell’Interno del governo Conte: «Dico qualcosa controcorrente – ha affermato ieri intervenendo all’assemblea della Confeserenti –, chi stava lavorando alla costruzione dello stadio della Roma lo conosco personalmente come una persona perbene. Ora è nelle patrie galere, non si conosce mai una persona fino in fondo, spero possa dimostrare la sua innocenza. Nel settore pubblico – ha proseguito Salvini – c’è complicazione: il codice degli appalti, la legge contro il caporalato, il proliferare di leggi, codici e burocrazia aiuta chi vuole fregare il prossimo». 



Considerato che l'opinione del capo dell'esecutivo sull'attività dell'autorità anticorruzione è esattamente opposta – al punto di aver causato lo scontro tra il presidente del Consiglio e Raffaele Cantone –, ci si chiede quando gli esponenti del nuovo governo finiranno di parlare la «lingua elettorale», Salvini in particolare.


Al quale il premier dovrebbe chiedere maggiore prudenza, specie su materie come «soldi che girano», nel momento in cui l’inchiesta della Procura di Genova sui fondi della Lega approda in Lussemburgo. Si sta parlando dei 48 milioni sequestrati a luglio del 2017 e dei quali si sarebbe persa traccia salvo i 3 milioni rimessi da una fiduciaria lussemburghese su un conto corrente italiano.



LA TEMPESTIVITA' DI VIRGINIA RAGGI. Nell’ordinanza firmata da Paolo Ielo, il sostituto responsabile dell’anticorruzione a piazzale Clodio, e da Barbara Zuin – l’indagine è stata condotta dai carabinieri di via in Selci guidati dal colonnello Lorenzo D’Aloia – il quadro tracciato riporta al deja vu di meccanismi purtroppo divenuti consueti, di una disarmante regolarità, privi di sbavature, men che mai di «aggiustamenti» complottardi. 



Il quadro è il solito. Per realizzare il secondo progetto dello stadio della Roma, quello che ha preso il nome di «abbattimento delle torri», Luca Parnasi non si sarebbe fatto scrupolo di «ammorbidire» i dirigenti di alcuni partiti sistemando parenti, agevolando richieste di varia natura, sborsando qualche centinaio di migliaia di euro a favore di questo e quello. Per il pm si è trattato di una «associazione per delinquere finalizzata alla commissione di condotte corruttive e delitti contro la pubblica amministrazione».


Ovviamente non toccava al magistrato precisare se e quanto gli effetti dell’inchiesta sarebbero ricaduti sul proseguimento della procedura interessante il da anni «sempre-nuovo» stadio di Tor di Valle. Una parola chiarificatrice si chiedeva semmai a Virginia Raggi. Silenzio totale, nessun commento sugli arresti di ieri. Eppure, il giorno precedente, la prima cittadina si era impegnata con la videoillustrazione dell’ultimo scatto (burocratico) del progetto. Tempo un mese – aveva detto – e le osservazioni contrarie (31) troveranno risposta. E poi sarà cantiere. 



Ottimismo che, per pura coincidenza, è andato a scontrarsi con l’azione giudiziaria del tribunale di Roma. Cosicché, se i fatti addebitati a Luca Parnasi e agli altri non riguardano la persona di Virginia Raggi, lo stesso non può dirsi della sindaca, trattandosi di un ruolo che non può esimersi dall’esprimere un parere, una opinione «politica» di un fatto gravissimo avvenuto nella città che amministra. Così come necessario almeno un cenno alla teoria del «non poteva non sapere» adoperata dal movimento 5stelle in ogni circostanza riguardante «altri».



NESSUNA PREFERENZA PER PARNASI. Tra i nove arrestati e i 27 indagati, per la garantita assunzione del figlio si trova ai domiciliari Michele Civita (Pd), ex assessore regionale all’Urbanistica, fedelissimo di Nicola Zingaretti sin dalla giunta della Provincia di Roma; primo dei non eletti lo scorso 4 marzo, è entrato comunque alla Pisana grazie alle dimissioni dal Consiglio di Massimiliano Valeriani, divenuto suo successore nel medesimo assessorato.


Nessun esborso di denaro ma 25 mila euro di fatture false – per prestazioni inesistenti ma necessarie a giustificare spese della campagna elettorale – per Adriano Palozzi, Forza Italia, vicepresidente del Consiglio regionale. Accompagnato nel rinvio a giudizio da Davide Bordoni, anch'egli di stanza alla Pisana tra gli «azzurri» berlusconiani.


La parola all'udienza di convalida.