Rapporto Inps: più occupati ma i salari 'zoppicano' e restano le differenze di genere

Secondo il rapporto, l’Inps ha raggiunto il livello record di 27 milioni di assicurati, circa 400 mila in più rispetto all’anno precedente e 1,5 milioni in più rispetto al periodo precedente alla pandemia.

Rapporto Inps: più occupati ma i salari 'zoppicano' e restano le differenze di genere
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9 Luglio 2026 - 12.57


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Il XXIV Rapporto annuale dell’Istituto fotografa un’Italia con più occupati e più assicurati, ma segnata da lavori discontinui, differenze salariali di genere e nuove sfide per pensioni e famiglie. Le donne ricevono assegni più bassi degli uomini e crescono i lavoratori in somministrazione.

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L’Italia del lavoro cresce, ma non senza contraddizioni. È questa la fotografia che emerge dal XXIV Rapporto annuale dell’Inps, presentato dal presidente dell’Istituto Gabriele Fava. I dati mostrano un aumento degli assicurati e una maggiore partecipazione al mercato del lavoro, ma anche la permanenza di fragilità strutturali: salari poco dinamici, occupazione discontinua e forti differenze tra uomini e donne.

Secondo il rapporto, l’Inps ha raggiunto il livello record di 27 milioni di assicurati, circa 400 mila in più rispetto all’anno precedente e 1,5 milioni in più rispetto al periodo precedente alla pandemia. Il sistema previdenziale pubblico continua a garantire le prestazioni a circa 15,7 milioni di pensionati, con un assegno medio pari a circa 1.884 euro mensili.

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Cresce l’occupazione, ma il lavoro resta fragile

La crescita degli occupati è trainata soprattutto dal lavoro dipendente privato, mentre continua la riduzione del lavoro autonomo tradizionale, in particolare tra artigiani, commercianti e coltivatori diretti.

Il Rapporto evidenzia anche un aumento dell’occupazione femminile e giovanile: dal 2019 il numero dei giovani occupati è cresciuto di oltre 700 mila unità, mentre il Mezzogiorno ha registrato un incremento degli assicurati. Tuttavia, l’accesso a un lavoro stabile resta una delle principali criticità, soprattutto per le nuove generazioni.

Uno degli elementi caratterizzanti del mercato del lavoro italiano è la diffusione delle forme contrattuali flessibili. Tra queste assume un ruolo rilevante il lavoro in somministrazione, che coinvolge oltre 2 milioni di lavoratori, confermando il peso crescente delle agenzie per il lavoro nell’incontro tra domanda e offerta occupazionale.

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La crescita quantitativa dell’occupazione, quindi, non coincide sempre con una maggiore sicurezza economica: molti lavoratori continuano ad avere percorsi caratterizzati da periodi brevi, salari contenuti e minori prospettive previdenziali.


Smart working, più equilibrio tra lavoro e famiglia

Uno degli aspetti più innovativi analizzati dal Rapporto riguarda il ruolo dello smart working. La modalità di lavoro flessibile, consolidata dopo la pandemia, viene indicata come uno degli strumenti capaci di incidere sull’organizzazione familiare.

La possibilità di lavorare da remoto, quando applicabile, può ridurre i tempi di spostamento e favorire una maggiore conciliazione tra vita professionale e privata. Secondo l’analisi dell’Inps, questa maggiore flessibilità può avere effetti positivi anche sulle scelte familiari, contribuendo a rendere più compatibile la nascita di figli con la permanenza nel mercato del lavoro.

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Il tema è particolarmente rilevante in un Paese segnato da una forte crisi demografica. La difficoltà di conciliare occupazione e genitorialità rappresenta infatti uno dei fattori che incidono sul calo delle nascite.

Parallelamente, l’Istituto segnala una crescita degli strumenti di sostegno alla famiglia: aumentano le richieste legate ai congedi parentali e alle misure dedicate alla genitorialità, mentre il bonus asilo nido continua a rappresentare un aiuto importante per centinaia di migliaia di famiglie.


Pensioni: le donne sono la maggioranza, ma ricevono assegni più bassi

Il sistema pensionistico italiano continua a essere caratterizzato da un forte squilibrio di genere. Le donne rappresentano la maggioranza dei pensionati, ma percepiscono trattamenti medi inferiori rispetto agli uomini.

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Il divario deriva soprattutto dai percorsi lavorativi: carriere più discontinue, maggiore presenza nel lavoro part-time e periodi dedicati alla cura familiare incidono sulla quantità di contributi versati e quindi sull’importo finale della pensione.

Il rapporto evidenzia come, nelle pensioni di vecchiaia, la differenza tra uomini e donne possa arrivare a livelli molto elevati, con assegni femminili sensibilmente inferiori rispetto a quelli maschili.

Nel complesso il sistema previdenziale italiano resta sostenuto da milioni di lavoratori attivi, ma deve affrontare una trasformazione demografica profonda: meno giovani, più anziani e una maggiore pressione sulla spesa sociale.

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Oltre 315 mila pensioni pagate all’estero

Un altro dato significativo riguarda la dimensione internazionale del sistema previdenziale italiano. L’Inps eroga infatti centinaia di migliaia di pensioni a persone residenti fuori dai confini nazionali.

Sono oltre 315 mila le pensioni pagate all’estero, un fenomeno legato sia alla storica emigrazione italiana sia alla mobilità internazionale dei lavoratori. Le prestazioni vengono distribuite in numerosi Paesi e rappresentano una componente stabile dell’attività dell’Istituto.


Il futuro del welfare tra innovazione e sostenibilità

Il Rapporto Inps descrive quindi un Paese attraversato da due tendenze opposte: da una parte un mercato del lavoro che mostra segnali di crescita, con più assicurati e maggiore occupazione; dall’altra un sistema ancora segnato da salari deboli, precarietà e squilibri generazionali e di genere.

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L’Istituto punta sempre più sulla digitalizzazione dei servizi e sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale per migliorare la gestione delle pratiche e rafforzare i controlli. Nel solo 2024 sono stati erogati centinaia di milioni di servizi digitalizzati, segnando una trasformazione profonda del rapporto tra cittadini e previdenza pubblica.

La sfida dei prossimi anni sarà trovare un equilibrio tra crescita dell’occupazione, qualità del lavoro e sostenibilità del sistema pensionistico: tre elementi che, secondo il rapporto, saranno decisivi per il futuro economico e sociale dell’Italia.

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