Ucraina, Georgieva (Fmi): "Per l'economia è la prova più dura dalla Seconda Guerra Mondiale"

Durante il World Economic Forum di Davos, Georgieva ha parlato della precaria condizione economica del mondo.

Ucraina, Georgieva (Fmi): "Per l'economia è la prova più dura dalla Seconda Guerra Mondiale"
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23 Maggio 2022 - 09.45


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Kristalina Georgieva, direttrice del Fondo Monetario Internazionale, non ha usato mezzi termini per descrivere la situazione economica globale legata alla guerra in Ucraina ma non solo.

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L’economia globale si trova ad affrontare forse la “più grande prova dalla seconda guerra mondiale”. L’invasione russa sta “devastando vite umane, trascinando giù la crescita e facendo salire l’inflazione”, ha ricordato, esortando i Paesi a non “arrendersi alle forze della frammentazione geoeconomica che renderanno il nostro mondo più povero e più pericoloso”.

L’avvertimento della Georgieva è giunto mentre l’Ucraina ha intensificato il tentativo di dare ai suoi cittadini la speranza di un futuro, se la guerra sarà vinta, con un pacchetto di aiuti alla ricostruzione da un miliardo di dollari, finanziato dalla confisca dei beni russi congelati.

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L’Fmi invita quindi gli Stati a dare priorità a quattro misure per ripristinare la fiducia globale: ridurre le barriere commerciali, promuovere la cancellazione del debito per i Paesi vulnerabili, modernizzare i sistemi di pagamento transfrontalieri e affrontare la trasformazione in energia verde.

Secondo il Fondo, finora con la guerra in Ucraina 30 Paesi hanno limitato il commercio di cibo, energia e materie prime, mettendo in guardia dai costi enormi che questa disintegrazione comporterebbe per gli Stati. La sola frammentazione tecnologica comporterebbe cali del 5% del Pil per alcuni Paesi, secondo le stime del Fondo, che ha citato come esempio le tensioni commerciali del 2019, che hanno portato a un calo del Pil globale di quasi l’1%.

Secondo l’istituzione di Washington, negli ultimi tre decenni la cooperazione ha fatto uscire dalla povertà estrema 1,3 miliardi di persone. Per ripristinare questa fiducia globale, l’Fmi ritiene prioritario rafforzare il commercio internazionale per aumentare la resilienza, in modo da ridurre le barriere per alleviare la carenza di prodotti e abbassare i prezzi dei generi alimentari.

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A suo avviso, non solo i Paesi ma anche le aziende devono proteggere le catene di approvvigionamento. In secondo luogo, propone accordi sulla ristrutturazione del debito per i Paesi più vulnerabili, che avrebbero un impatto positivo anche sui creditori.

D’altra parte, l’FMI propone di modernizzare i sistemi di pagamento transfrontalieri, tenendo conto che il costo medio internazionale dei trasferimenti è del 6,3%, il che significa, secondo i suoi dati, che 45 miliardi di dollari all’anno finiscono nelle mani degli intermediari.

Infine, ha sollevato un’altra priorità, la più rilevante di tutte, ovvero la lotta al cambiamento climatico e l’urgenza di accelerare la transizione energetica. L’Fmi riconosce che non esiste una formula magica per ripristinare la fiducia globale, ma aggiunge che se le parti mostrano interesse ad affrontare le esigenze comuni più urgenti, si potrà costruire un’economia più forte e più inclusiva.

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L’FMI ha ricordato che i vantaggi di un’azione congiunta sono stati evidenti durante la pandemia, quando i governi hanno intrapreso un’azione fiscale e monetaria coordinata per evitare un’altra grande depressione e per sviluppare vaccini in tempi record.

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