Fisco e tasse: cosa cambierà col nuovo governo Draghi?

Tasse e debiti con il Fisco sono tra le priorità del Governo che sta per ricevere la fiducia del Parlamento sotto la guida di Mario Draghi.

Draghi

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globalist 15 febbraio 2021
C’è attesa per il discorso programmatico che il nuovo presidente del Consiglio farà alle Camere (mercoledì al Senato e giovedì a Montecitorio) in cui, per forza di cose, dovrà spiegare come intende realizzare la tanto attesa riforma fiscale e come affronterà la delicata questione delle decine di milioni di cartelle esattoriali che ancora attendono di essere spedite.

Nel frattempo, scrive laleggepertutti.it, si può tracciare un quadro degli interventi di Draghi in materia fiscale, stando a quanto anticipato da lui stesso e analizzando le situazioni più critiche. Il premier, nel corso delle consultazioni con i partiti, ha parlato di una riforma articolata e di ampio respiro. Si pensa, dunque, ad una riduzione del cuneo fiscale seguendo il criterio della progressività (chi più guadagna, più paga). Si attende anche una diminuzione del carico fiscale per i redditi sotto i 40-50mila euro ed una manovra fiscale volta a favorire gli investimenti delle aziende.


Interventi che devono dare fiato ad un Paese in cui la pressione fiscale è insopportabile: basti pensare che, secondo le ultime indagini presentate alle commissioni Finanze di Camera e Senato, l’Italia è il terzo Paese su 30 in Europa per tassazione sul lavoro e 25ma per imposte sui consumi. E che la maggior parte dei lavoratori dipendenti, cioè quelli che rientrano nella fascia di reddito tra 26mila e 40mila euro, potrebbero lasciarsi in tasse circa il 60% del reddito aggiuntivo con l’aumento dell’aliquota dal 27 al 38% e con la diminuzione di bonus e detrazioni.


A proposito di bonus: è più che probabile che il Governo ci metta mano alle circa 600 agevolazioni oggi esistenti, complice anche l’emergenza Covid. Si punterà ad una semplificazione anche perché, come ha ammesso in Parlamento l’Agenzia delle Entrate, risulta davvero complicato elaborare un 730 precompilato con un sistema di bonus così complesso. Semplificazione che potrebbe portare anche a rivedere l’elenco delle detrazioni e deduzioni fiscali.


Per quanto riguarda le partite Iva, Draghi ha già fatto sapere che non ci sarà la flat tax. Piuttosto, è orientato a rivalutare il sistema fiscale degli autonomi: oggi, quasi un milione e mezzo appartiene al regime agevolato.


Ultimo, ma non meno importante, il settore immobiliare. Il Governo Draghi dovrà decidere se andare avanti con il blocco degli sfratti e fino a quando, se aumentare i contributi per i proprietari di immobili che riducono il canone di affitto, se riprendere la possibilità di allargare la cedolare secca alle locazioni commerciali che sono state interessate dal coronavirus e se applicare in tutta Italia la cedolare al 10% sugli affitti abitativi calmierati. Sperando che, volutamente, Draghi non abbia sentito l’allarme lanciato da Bankitalia circa un mese fa: in un’audizione in Parlamento è stato evidenziato il fatto che l’Italia è un «caso anomalo» perché non si applica l’imposta immobiliare sulla prima casa. Insomma, la Banca d’Italia sta praticamente suggerendo di introdurre l’Imu sulla prima abitazione. Tu chiamale, se vuoi, patrimoniali.