Nel 2020 persi mezzo milione di posti lavoro, aumentano gli inattivi

A dicembre gli occupati sono calati di 101.000 unità, interrompendo l'andamento positivo registrato tra luglio e novembre

Crisi

Crisi

globalist 1 febbraio 2021

A dicembre gli occupati diminuiscono di 101.000 unità,  interrompendo l'andamento positivo che tra luglio e novembre aveva portato a un recupero di 220.000 occupati. Il numero degli occupati è calato in Italia di 444.000 unità nel 2020. Lo riferisce l'Istat, secondo cui il tasso di disoccupazione è salito al 9,0% (+0,2 punti) a dicembre. La diminuzione dell’occupazione (-0,4% rispetto a novembre) coinvolge le le donne, i lavoratori sia dipendenti sia autonomi e caratterizza tutte le classi d’età, con l’unica eccezione degli ultracinquantenni che mostrano una crescita; sostanzialmente stabile la componente maschile.


Nel complesso il tasso di occupazione scende al 58,0% (-0,2 punti percentuali rispetto a novembre) dal 58,9% di dicembre 2019.


L'Istat segnala che a livello annuo, le ripetute flessioni congiunturali registrate tra marzo e giugno 2020, unite a quella di dicembre, hanno portato a una riduzione dell'1,9% nell'arco dei 12 mesi.


La diminuzione coinvolge uomini e donne, dipendenti (‑235.000) e autonomi (‑20.000) e tutte le classi d’età, ad eccezione degli over 50, in aumento di 197.000 unità, soprattutto per effetto della componente demografica.


Il tasso di occupazione scende, in un anno, di 0,9 punti percentuali, dal 58,9 al 58%.


Nell’arco dei dodici mesi, diminuiscono le persone in cerca di lavoro (-8,9%, pari a -222.000 unità), mentre aumentano gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+3,6%, pari a +482.000).


A dicembre,il calo dell'occupazione ha investito in pieno i lavoratori autonomi. La diminuzione è pari a 79.000 unità. I lavoratori dipendenti scendono di 23.000 unita: -16.000 i permanenti e -7.000 quelli a termine.


Nell'arco del 2020 gli indipendenti scendono di 209.000 unita' sulle 444.000 in meno totali. Per i lavoratori dipendenti il calo e' pari a 235.000 unita', ma a pagare il conto sono solo i lavoratori a termine che scendono di 393.000 unita', a fronte di un aumento di 158.000 unita' di quelli permanenti grazie al blocco dei licenziamenti.