L'appello di Draghi: "I progetti del Recovery abbiano un alto rendimento"

L'ex presidente Bce: "La sostenibilità del debito pubblico sarà giudicata sulla base della crescita e anche di come verranno spese le risorse di Next Generation Eu"

Mario Draghi
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15 Dicembre 2020 - 09.54


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L’ex presidente della Bce Mario Draghi ha parlato delle misure economiche che verranno discusse in Italia e nel Consiglio europeo.

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 “La sostenibilità del debito pubblico in un certo Paese sarà giudicata sulla base della crescita e quindi anche di come verranno spese le risorse di Next Generation Eu”. Lo ha affermato l’ex presidente della Bce, Mario Draghi, in un colloquio con il Corriere della Sera.

L’economista ha avvertito i Paesi: “Se saranno sprecate il debito alla fine diventerà insostenibile perché i progetti finanziati non produrranno crescita”. Al contrario, spiega l’ex governatore, “se i tassi di rendimento dei progetti fossero elevati e tali da giustificare l’investimento pubblico, allora la crescita arriverebbe e diventerebbe il fattore decisivo per la sostenibilità del debito”.

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Draghi ha presentato in questi giorni un rapporto, come co-presidente con il celebre economista indiano-americano Raghuram Rajan, del gruppo di grandi personalità internazionali che va sotto il nome di G30. Il documento si concentra sul futuro delle imprese dopo gli shock e l’accumulo di debito e sussidi che le hanno sostenute in questi ultimi mesi.

«Perché non stiamo vedendo molte insolvenze di imprese nel mondo?», si è chiesto l’ex governatore centrale. «In realtà, almeno in Europa, ne vediamo meno quest’anno che nel 2019». La spiegazione dell’ex presidente della Bce è che il flusso di sussidi pubblici e credito garantito da parte dei governi «sta coprendo una realtà che è molto più preoccupante di quanto possiamo stimare per il momento».
Il rapporto del Gruppo dei Trenta indica le strade per gestire le conseguenze di questo fenomeno, a partire da norme di diritto fallimentare più snelle e efficienti. ​

Draghi sceglie un approccio che lui stesso definisce di «cauto realismo». Offrire sempre nuovo credito a un’azienda non redditizia non la rimetterà in piedi, osserva. «Ci sarà un aumento dei crediti deteriorati in tutto il sistema bancario in gran parte del mondo», prevede Draghi. Di qui l’esigenza, che lui stesso sottolinea, di preparare strategie per permettere agli istituti di evitare una stretta al credito nei prossimi mesi e anni. Successe durante o anche dopo la Grande recessione del 2007-2008 in molti Paesi avanzati e lo stesso fenomeno va prevenuto adesso.

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«Anche in futuro le piccole e medie imprese continueranno a dipendere dal sistema bancario e anche per questo la salute degli istituti di credito è importante — avverte Draghi —. Tutti vogliamo banche che continuino a sostenere l’economia e il settore privato ma, se il loro capitale viene assorbito dai crediti deteriorati, quel sostegno mancherà».  
«A un certo momento qualcosa andrà fatto per il capitale delle banche — dice Draghi —. Che siano bad bank che acquisiscano i crediti deteriorati, aumenti di capitale oppure altri interventi, sono sicuro che ci si dovrà occupare di questa questione».

«Quel che bisogna valutare è se un progetto è utile o no — spiega Draghi  —. Se supera certi test che riguardano il suo tasso di rendimento sociale, come anche nell’istruzione o nel cambiamento climatico, oppure è semplicemente il frutto di una convenienza politica e di clientelismo». Il banchiere centrale ammette che esita a ripetere un concetto ricordato da molti in questi mesi: «Questa è un’opportunità unica di investire in molti progetti di valore elevato — dice —. Se sono vecchi o nuovi non è importante, ciò che conta — e molto — è che il loro valore sociale sia dimostrabile». Lo è se per esempio aggiorna tecnologie obsolete, o se apre spazi produttivi in nuovi settori”.

Per l’economista in gioco «è il futuro dei Paesi in questione».
“In gran parte dell’area euro — non solo in Italia — gli interrogativi sul debito pubblico sono comunque ineludibili. «In base a tutte le previsioni, i tassi d’interesse resteranno bassi per molto tempo — prevede Draghi —. La mia congettura è che, in ultima analisi, la sostenibilità del debito pubblico in un certo Paese sarà giudicata sulla base della crescita e quindi anche di come verranno spese le risorse di Next Generation EU.

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Se saranno sprecate, il debito alla fine diventerà insostenibile perché i progetti finanziati non produrranno crescita. Se invece i tassi di rendimento dei progetti fossero elevati e tali da giustificare l’investimento pubblico, allora la crescita arriverebbe e diventerebbe il fattore decisivo per la sostenibilità del debito». La qualità dei progetti specifici è dunque la frontiera sulla quale il Recovery fund può fallire o invece segnare una svolta in positivo.   
Draghi precisa: «L’impatto (di Next Generation EU, ndr ) sulla crescita e sulla sostenibilità del debito negli anni a venire sarà maggiore, quanto più grande è il debito iniziale — nota —. Per questo è così importante che i Paesi con un debito elevato facciano una valutazione molto attenta del tasso di rendimento dei progetti che finanzieranno».

«Le persone in questo momento si sentono perse, c’è molta incertezza», riconosce Draghi. «Le banche centrali non hanno molte alternative alla scelta di continuare per un lungo periodo di tempo quel che hanno fatto finora. Ma in realtà il virus e la rapidità con cui si arriverà alla vaccinazione di massa determineranno tutto. Solo allora le persone potranno ricominciare a viaggiare e assumersi rischi d’investimento: per molti è difficile farlo solo sulla base di una conversazione su Zoom».

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