Luigino Bruni: «Serve una economia “green” purché attenta a poveri e diseguaglianze»

Sarà online l’appuntamento per economisti under 35 “The Economy of Francesco” voluto dal Papa. Il responsabile scientifico: “No a un’impostazione solo ecologica”

Il Sacro Convento di San Francesco ad Assisi. Foto Wikipedia

Il Sacro Convento di San Francesco ad Assisi. Foto Wikipedia

Desk 28 ottobre 2020
di Antonio Salvati

L'incontro The Economy of Francesco con i giovani economisti under 35 voluto da Papa Francesco si terrà dal 19 al 21 novembre 2020 nella città del santo, Assisi (clicca qui per il festival). Avrebbe dovuto tenersi dal 26 al 28 marzo scorso. Considerata l'emergenza sanitaria nel mondo causata dal Covid-19, il comitato organizzatore ha deciso di celebrare l'evento internazionale interamente in modalità online, con dirette e collegamenti streaming con tutti gli iscritti, i relatori e con la partecipazione “virtuale” del pontefice. Il successivo incontro, in presenza, si terrà sempre ad Assisi ed è previsto in autunno 2021, quando probabilmente le condizioni sanitarie permetteranno di assicurare la partecipazione di tutti.

L’obiettivo non è solo lanciare l’allarme, ma fare delle proposte. Non sono pochi coloro che ritengono che ascolteremo idee e contributi “rivoluzionari”, in stretta sintonia con le suggestioni di Papa Francesco che reclama l’urgenza di un cambiamento radicale del sistema economico-sociale. A partire dai più fragili. La cura delle persone fragili, malate, disabili, non è solo questione di prescrizione di pillole o di riparare funzioni che sono state compromesse, ma è connessa con la difesa della vita e non può conoscere limiti imposti dall’attuale sistema economico e sociale. In più circostanze il Pontefice ha rilevato quanto la politica sia sottomessa all’economia, e questa al paradigma efficientista della tecnocrazia. La politica deve avere una visione ampia, in modo che l’economia sia integrata in un progetto politico, sociale, culturale e popolare che tenda al bene comune. Il forte interesse di Papa Francesco per i temi economici ha generato l’Economy of Francesco, il più vasto movimento di giovani economisti e imprenditori del mondo sviluppatosi a partir dal 2019 con personalità e idee che si muovono al servizio per una economia più giusta, inclusiva e sostenibile e per dare un'anima all'economia di domani.

Non basta una economia green per avere una economia di Francesco, ha avvertito Luigino Bruni ordinario di economia politica e responsabile scientifico di The economy of Francesco. Serve l’inclusione dei poveri, il protagonismo dei giovani: «c’è oggi una “economia green” – sostiene Bruni - che non ha alcun interesse e attenzione per i poveri e per le diseguaglianze. L’economia di Francesco non può essere solo ecologica. Il grido della terra e il grido dei poveri sono lo stesso grido, come ci ricorda la Laudato Si’ e adesso anche Fratelli tutti. Una fraternità con la terra che non includa la fraternità con gli ultimi non è completa».

Vari i temi che saranno presi in considerazione, come quello della libertà di impresa o di mercato che per Papa Francesco non può stare al di sopra dei diritti dei popoli e della dignità dei poveri; e neppure al di sopra del rispetto dell’ambiente, poiché «chi ne possiede una parte è solo per amministrarla a beneficio di tutti». L’attività degli imprenditori deve essere orientata chiaramente al progresso delle altre persone e al superamento della miseria, specialmente attraverso la creazione di opportunità di lavoro diversificate. Sempre, insieme al diritto di proprietà privata, «c’è il prioritario e precedente diritto della subordinazione di ogni proprietà privata alla destinazione universale dei beni della terra e, pertanto, il diritto di tutti al loro uso». Il Pontefice ricorda che «la tradizione cristiana non ha mai riconosciuto come assoluto o intoccabile il diritto alla proprietà privata, e ha messo in risalto la funzione sociale di qualunque forma di proprietà privata». Tutti gli altri diritti sui beni necessari alla realizzazione integrale delle persone, inclusi quello della proprietà privata e qualunque altro, non devono quindi intralciare, ma facilitarne la realizzazione. «Il diritto alla proprietà privata – spiega il Papa ne l’Enciclica Fratelli tutti - si può considerare solo come un diritto naturale secondario e derivato dal principio della destinazione universale dei beni creati, e ciò ha conseguenze molto concrete, che devono riflettersi sul funzionamento della società. Accade però frequentemente che i diritti secondari si pongono al di sopra di quelli prioritari e originari, privandoli di rilevanza pratica».

L’economia deve coniugarsi con la giustizia. E la giustizia per Papa Francesco esige di riconoscere e rispettare non solo i diritti individuali, ma anche i diritti sociali e i diritti dei popoli, assicurando «fondamentale diritto dei popoli alla sussistenza ed al progresso», che spesso risulta fortemente ostacolato dalla pressione derivante dal debito estero. Il pagamento del debito in molti casi non solo non favorisce lo sviluppo bensì lo limita e lo condiziona fortemente. Ogni debito legittimamente contratto dev’essere saldato, ma il modo di adempiere questo dovere, che molti Paesi poveri hanno nei confronti dei Paesi ricchi, non deve portare a compromettere la loro sussistenza e la loro crescita.
Una società civile è in grado di accompagnare efficacemente tutti nel percorso della loro vita, non solo per provvedere ai bisogni primari, ma perché possano dare il meglio di sé, anche se il loro rendimento non sarà il migliore, anche se andranno lentamente, anche se la loro efficienza sarà poco rilevante. Per questo avverte Papa Francesco «occorre prestare attenzione per non cadere in alcuni equivoci che possono nascere da un fraintendimento del concetto di diritti umani e da un loro paradossale abuso. Vi è infatti oggi la tendenza verso una rivendicazione sempre più ampia di diritti individuali – sono tentato di dire individualistici –, che cela una concezione di persona umana staccata da ogni contesto sociale e antropologico, quasi come una “monade” (monás), sempre più insensibile […]. Se il diritto di ciascuno non è armonicamente ordinato al bene più grande, finisce per concepirsi senza limitazioni e dunque per diventare sorgente di conflitti e di violenze». Su questi ed altri temi si confronteranno i giovani provenienti da ogni parte del mondo per mettere al centro di questo evento le loro storie ed esperienze.