La classe operaia si mobilita: "Non accetteremo licenziamenti"

Re David (Fiom) a Piazza del Popolo per la manifestazione dei metalmeccanici: "Stufi dell'idea che nella ripresa si possa parlare di un milione di posti di lavoro in meno".

Re David

Re David

globalist 25 giugno 2020

Tute blu in piazza, preoccupate per la crisi economica, le probabili pesanti ricadute occupazionali e l’assenza di confronto con il Governo. “Noi non faremo chiudere nessuna fabbrica” ha detto la segretaria generale della Fiom, Francesca Re David, a piazza del Popolo dove è in corso la manifestazione promossa da Fiom, Fim e Uilm, per chiedere una soluzione alle centinaia di vertenze aperte e la tutela dei posti di lavoro. “Il Governo - ha osservato Re David - non può pensare di affrontare le crisi senza il sindacato: abbiamo scioperato per far mettere in sicurezza le fabbriche e abbiamo firmato migliaia di protocolli. Il Governo nella prima fase ha dato gli ammortizzatori sociali e ha imposto il blocco dei licenziamenti che però scade il 17 agosto. Le vecchie crisi però non sono risolte e delle nuove crisi non sappiamo perché il governo pensa di poter fare da solo senza dirci nulla”.


Re David ha spiegato che “ci siamo un po’ stufati all’idea che nella ripresa si possa parlare di 1 milione di posti di lavoro in meno”. Secondo la sindacalista “vanno risolte le vecchie crisi e le nuove crisi”. “Questo Governo - ha detto ancora la leader Fiom - è assolutamente sordo da questo punto di vista: non convoca i tavoli, né sulle singole aziende né sui settori. Pensa di raccontarci dopo cosa hanno deciso. E noi dovremmo occuparci del peggio che resta. Non siamo disponibili a questo. Whirlpool non può chiudere, Bekaert non può chiudere, non possono chiudere altre aziende: ci vogliono tavoli di settore e noi vogliamo essere parte della soluzione dei problemi”. In merito alla vertenza ex Ilva, Re David ricorda che il Governo ha convocato un tavolo “solo perché abbiamo scioperato e dice che si sta occupando della siderurgia e discutendo con l’azienda e Invitalia. Ma noi siamo fuori da ogni informazione. Se il Governo pensa che entra lo Stato e si possa ragionare di licenziamenti che erano stati evitati con l’accordo del 2018, si sbaglia di grosso”.


Marco Bentivogli, dimissionario segretario della Fim Cisl, chiede “un cambio di passo perché non arriva la cassa integrazione ai lavoratori né la liquidità garantita dallo stato alle imprese. Questo è un corto circuito che rischia di portare a uno degli autunni più terribili della nostra storia”. “Siamo passati dal ‘Soverno Schettino’, il Conte 1 che si avvicinava agli scogli rischiando di mandare a picco la nave, al Governo illusionista che racconta di soldi che non arrivano”.


“Il Governo immagina un mondo diverso da quello reale” è l’accusa del segretario generale della Uilm Rocco Palombella, secondo cui “il mondo reale è fatto di lavoratori in cassa integrazione o che rischiano di perdere il posto di lavoro, che sopportano i problemi sulle loro spalle e vivono col dubbio che l’azienda annunci una riduzione di organico. Il paese riparte - aggiunge il sindacalista - dal lavoro, dal lavoro dignitoso che è quello che è mancato in questi anni. Questo chiediamo al Governo”. Il leader Uil ha criticato il sistema di ammortizzatori per cui esistono due fasce reddito, “una di 900 euro per i lavoratori poveri, e una per i lavoratori un pò più ricchi, 1.200 euro. Noi abbiamo chiesto di eliminare questa odiosa differenza ma non siamo stati ascoltati perchè per loro 900 euro sono una grande somma. Ma con questi soldi un lavoratore che deve pagare un mutuo e ha le altre spese quotidiane non può fare nulla. Poi ci si lamenta perché non ripartono i consumi. Ma come fa un lavoratore con 900 euro ad acquistare una macchina o andare in vacanza? Danno il bonus vacanza ma i lavoratori non hanno la possibilità di mangiare”.