La Corte dei conti si rivolge al governo: "Tagliare tasse al più presto, non l'Iva"

La magistratura contabile: "Taglio tasse su lavoro e imprese non più rinviabile". E rivendica la disciplina fiscale dell'Italia negli ultimi 30 anni: "Non siamo cicale"

Fausta Di Grazia

Fausta Di Grazia

globalist 24 giugno 2020

“Appare non più rinviabile un intervento in materia fiscale che riduca, per quanto possibile, le aliquote sui redditi dei dipendenti ed anche dei pensionati che, pur essendo fuori dal circuito produttivo, frequentemente sostengono le generazioni più giovani, oltreché le imposizioni gravanti sulle imprese alle quali sono affidate le concrete speranze di un rilancio del Paese”. Lo ha detto il Procuratore generale della Corte dei Conti Fausta Di Grazia nel giudizio sul rendiconto generale dello stato sottolineando che “l’alleggerimento della fiscalità potrebbe evitare, soprattutto in un momento di crisi globale, la costante erosione del potere d’acquisto delle famiglie e un’ulteriore contrazione del mercato interno”.


Di Grazia, nell’analisi del giudizio del bilancio statale 2019 ha puntato il dito sul fatto che la ripresa dell’economia nazionale è “in evidente sofferenza per la pressione fiscale e l’alto costo del lavoro, nonché per i noti fenomeni corruttivi”. E in tutto ciò, ha aggiunto, “il calo degli investimenti pubblici non ha aiutato certamente”


“Sono sotto gli occhi di tutti i numerosi problemi che nel corso del 2019 si sono aggravati, ma guardando gli aspetti positivi che confortano le nostre conclusioni, possiamo rilevare che l’Italia non è stata la “cicala di Esopo” che molti in Europa hanno creduto”, ha affermato il procuratore generale della Corte  dei Conti, Fausta Di Grazia, nel giudizio sul rendiconto generale dello Stato, precisando che “negli ultimi 30 anni, al netto delle criticità e dei fenomeni di malcostume, non si è speso complessivamente più di quanto entrava nelle casse dell’erario”. “La prova è nei numeri dell’avanzo primario - ha spiegato -, ovvero la differenza tra le entrate e le uscite pubbliche misurato come percentuale sul Pil, con l’esclusione della spesa per gli interessi sul debito che dipende piuttosto da fattori esterni e resta il problema cruciale del nostro sistema economico”. “Sotto il profilo dell’analisi contabile, ha sottolineato inoltre - va posto in evidenza come la gestione del bilancio statale sia stata caratterizzata, nel 2019, da andamenti positivi sul fronte delle entrate e delle spese, soprattutto in tema di composizione di quest’ultime, segnando una virtuosa inversione di tendenza rispetto agli anni precedenti”. 


“La fase che stiamo attraversando e’ di una severita’ tale che l’espansione dei bilanci pubblici appare un’indiscutibile necessita’. Per molti aspetti, la sostenibilita’ prospettica delle finanze pubbliche di molti paesi riposa oggi proprio sulla capacita’ di espandere, in modo appropriato, il debito”. Lo afferma il Presidente di coordinamento delle Sezioni riunite in sede di controllo, Ermanno Granelli, nella relazione sul rendiconto generale dello Stato sottolineando pero’ che “la possibilita’ di accrescere il rapporto debito/Pil e’ oggi tanto maggiore quanto piu’ credibile e’ la volonta’ di voler utilizzarlo per superare le fragilita’ in termini di servizi pubblici, formazione, infrastrutture e ricerca, dimostrando, soprattutto in questo modo, la determinazione di volerlo collocare, dopo la temporanea ed inevitabile fase espansiva, su un sentiero di lento ma continuo rientro”. 


 L’Italia mostra un “quadro particolarmente gravoso che impone una rapida definizione di una strategia per recuperare livelli di crescita più sostenuti” e deve affrontare “una sfida impegnativa che riguarda il quadro economico e quello della finanza pubblica ma che, per quest’ultima, non può non considerare i segnali positivi ereditati dall’esercizio appena concluso”. E’ quanto ha affermato il Presidente di coordinamento delle Sezioni riunite della Corte dei Conti Ermanno Granelli precisando che lo scorso anno si è registrato “un indebitamento netto ben 6 decimi di punto inferiore alle attese” e anche un miglioramento della spesa pubblica. L’esercizio 2019, ribadisce “ha lasciato un segno positivo alla gestione del 2020, di cui ci si dovrà giovare nella difficile fase di rilancio”.