La Ue non all'altezza della crisi: il Consiglio europeo rinvia di un mese la decisione sul Recovery Fund

Appuntamento a metà luglio a Bruxelles. Merkel: "Fondi non prima del 2021".

Ursula Von Der Leyen e Charles Michel

Ursula Von Der Leyen e Charles Michel

globalist 19 giugno 2020

Un paio d’ore di confronto e poi il rinvio. Su Recovery Fund e quadro pluriennale di bilancio Ue “sta emergendo consenso” ma “su alcuni argomenti bisogna continuare a discutere”, e quindi “ora negozieremo”, spiega in conferenza stampa Charles Michel, presidente del Consiglio europeo. Appuntamento a metà luglio, a Bruxelles, ”è essenziale decidere il prima possibile”.


“La Commissione europea e la Bce non hanno mancato l’appuntamento con la Storia. Ora è il turno del Consiglio Europeo di essere all’altezza della sfida e di dare un segnale politico forte. A me non piace la formula “compromesso”, preferisco si lavori per una “decisione politica ambiziosa. La proposta della Commissione è equa e ben bilanciata. Sarebbe un grave errore scendere al di sotto delle risorse finanziarie già indicate. E anche la combinazione tra prestiti e sussidi è ben costruita” sottolinea Giuseppe Conte. “Anche i tempi sono molto importanti. Dobbiamo assolutamente chiudere l’accordo entro luglio. E dobbiamo assecondare gli sforzi della Commissione di rendere disponibili alcune risorse già per quest’anno”. 


Angela Merkel prevede però che i fondi europei arriveranno solo nel 2021.  “Non credo che si possano versare i fondi già quest’anno” ha detto Merkel, sottolineando che i Parlamenti devono ratificare le decisioni che si prenderanno in Europa, affermando poi che sarebbe positivo se i Paesi potessero sapere di poter contare sui fondi da gennaio.


Il fronte dei paesi frugali - quello che più sta ponendo problemi sulla strada del Recover Fund - non accenna a diminuire la sua morsa contro i paesi del Sud Europa per cercare di ridimensionare portata e composizione del piano di aiuti per gli stati più colpiti dal Covid, Italia in primis.


Il cancelliere austriaco, Sebastian Kurz ha insistito sul fatto che gli aiuti, soprattutto se a fondo perduto, debbano essere condizionati e soggetti a controllo. L’Austria - insieme a Olanda, Danimarca e Svezia - fa parte del gruppo dei ‘frugali’, che guardano scetticismo al piano economico proposto dalla Commissione europea (500 miliardi in sussidi non rimborsabili e 250 miliardi sotto forma di prestiti). Pur riconoscendo che permangono molti interrogativi aperti, Kurz si è augurato che le posizioni si avvicinino in modo da raggiungere un accordo soddisfacente per tutti al vertice di luglio.


Tuttavia, ha insistito sul fatto che gli aiuti debbano essere limitati nel tempo per evitare qualsiasi tipo di mutualizzazione, ha ribadito che preferisce i prestiti ai sussidi non rimborsabili e, nel caso di finanziamenti a fondo perduto, ha detto che devono essere soggetti a controllo esterno e condizionato.


Il premier olandese Mark Rutte invece, a quanto si apprende da fonti europee, nel corso del vertice Ue ha citato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, sottolineando di guardare con favore lo spirito che sta ispirando il governo sulle riforme, favorendo gli investimenti per la crescita e la produttività. Della serie: a noi gli italiani piacciono solo quando si impegnano a fare le riforme.


Al gruppo degli oppositori del Recovery Fund bisogna aggiungere anche la Finlandia: “Non possiamo accettare la proposta della Commissione Ue così com’è, sono necessari cambiamenti sotto molti aspetti. La discussione non è realmente progredita” spiega la premier finlandese Sanna Marin in una nota al termine del vertice Ue. “La Finlandia - secondo fonti finlandesi - non è sola, diversi Paesi hanno espresso critiche simili evidenziando lo squilibrio tra sovvenzioni e prestiti. Ci sono stati anche interventi duri”