Ecco il piano Colao che non piace a Conte e al governo: tasse rinviate, condoni e contratti prorogati

Norme ammazza-burocrazia, incentivo dello smart working, riqualificazione dei disoccupati.

Colao, Conte
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9 Giugno 2020 - 07.22


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Rimbalzano le critiche di tanti ministri: “Abbiamo saputo del piano di Rilancio 2020-2022 dagli organi di stampa. Noi dell’esecutivo non ne sapevamo nulla”. Il presidente del Consiglio si giustifica e ne prende le distanze: “Non sono stato io a far trapelare il documento redatto da Vittorio Colao. Tra l’altro è solo uno spunto tecnico, niente di più. La decisione sarà politica”. Il super vertice convocato per organizzare gli Stati generali dell’economia parte in salita tra mille difficoltà. Talmente tante che l’evento slitta ancora. Neanche la data di giovedì è quella giusta, se ne parla venerdì pomeriggio.
Centoventuno pagine per tirare su “un’Italia più forte, resiliente ed equa”, quella che sta provando a uscire da una pandemia storica, trascinandosi dietro la coda velenosa di una crisi, economica e sociale, pesantissima e incerta. Quello che Vittorio Colao e la task force di esperti hanno messo sul tavolo di Giuseppe Conte è un documento corposo, trasversale, dettagliato. Un vero e proprio piano per l’Italia, con azioni da mettere in campo nel giro di due anni. Ecco, di seguito, i principali contenuti. 

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La task force propone di rinviare il pagamento dell’imposte sui redditi di giugno-luglio, in particolare il saldo delle imposte 2019 e acconto 2020. Viene anche chiesto di rendere più agevole la compensazione dei debiti con i crediti fiscali, anche con i crediti esigibili verso la Pa. 

Condoni e sanatorie per contante, capitali esteri e lavoro in nero

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Spuntano anche condoni e sanatorie. La prima riguarda l’emersione del lavoro nero. Si punta a favorire l’emersione attraverso opportunità di voluntary disclosure ai fini della regolarizzazione, prevedendo un meccanismo di sanatoria e incentivazione e riducendo la contribuzione del cuneo fiscale. Previste anche sanzioni in caso di falsa dichiarazione o mancato perfezionamento delle procedure di emersione.

La seconda riguarda la regolarizzazione del contante. Introdurre la voluntary disclosure sul contante e altri valori derivanti da redditi non dichiarati (anche connessa all’emersione del lavoro nero) a fronte del pagamento di un’imposta sostitutiva e dell’impiego per un periodo minimo di tempo (ad esempio 5 anni) di una parte significativa dell’importo in attività funzionali alla ripresa (ad esempio investimento nel capitale dell’impresa del soggetto che fa la voluntary disclosure, o investimento in social bond nominativi o altri strumenti analoghi). Condizionare gli effetti premiali in ambito penale a specifici requisiti di coerenza.

La terza riguarda il rientro dei capitali esteri. Si propone di favorire la regolarizzazione e il rientro di capitali detenuti illegalmente all’estero, tramite l’estensione della voluntary disclosure al rientro/regolarizzazione dei capitali all’estero (imposte e obbligo di reinvestimento parziale).

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Una maschera d’ossigeno per il lavoro: rinnovare i contratti in scadenza fino a fine anno

La crisi morde sulle imprese e sui lavoratori. Dalla Banca d’Italia a Confindustria, l’emorragia di migliaia di posti di lavoro è data per scontata. La task force propone di rinnovare i contratti a tempo determinato in scadenza almeno per tutto il 2020. “Molti lavoratori assunti con contratti a termine – si legge nel documento – vedranno sopraggiungere la scadenza del termine e quindi la cessazione del contratto in questa fase di crisi. Si tratta quindi di cercare di salvaguardare quanto più possibile l’occupazione di questi lavoratori”.

Dare incentivi alle imprese per la riqualificazione dei disoccupati

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Nel piano sono previsti incentivi in favore delle imprese per la riqualificazione dei disoccupati come la defiscalizzazione di spese di formazione e la riduzione del cuneo fiscale. Ma anche incentivi ai lavoratori, utilizzo di programmi formativi di qualità e un sistema di valutazione della qualità dei programmi di formazione.

Stop alla burocrazia: ecco come

Ampliare il ricorso all’autocertificazione e ai meccanismi di silenzio-assenso, certezza dei tempi, più controlli. Così il piano punta a superare la burocrazia. Quella “difensiva” va contrastata legando la responsabilità dei dirigenti pubblici ai soli risultati della gestione e prevedendo per l’eventuale danno erariale un premio assicurativo pagato dall’amministrazione di appartenenza.

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Smart working, è il momento di una disciplina 

Il virus ha imposto lo smart working come nuovo protocollo lavorativo a milioni di italiani. Ecco cosa bisogna fare ora: “Monitorare e valutare attentamente l’utilizzo attuale dello Smart Working nel mondo delle Pa e delle imprese prima di implementare modifiche alla normativa vigente, che dovranno puntare alla definizione di una disciplina legislativa dello Smart Working per tutti i settori, le attività e i ruoli (manageriali e apicali inclusi) compatibili”. In pratica disciplinare lo smart working per qualificarlo come “opzione praticabile per aziende e lavoratori, in particolare nell’ottica della creazione di nuova impresa e nuovi posti di lavoro”. 

5G e banda larga, è l’ora di accelerare 

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Accelerare lo sviluppo delle reti 5G anche prevedendo di escludere l’opponibilità locale quando i protocolli nazionali sono rispettati. Nel piano si sottolinea la necessità di “adeguare i livelli di emissione elettromagnetica in Italia ai valori europei, oggi circa 3 volte più alti e radicalmente inferiori ai livelli di soglia di rischio”. Per la task force è inoltre necessario concedere voucher alle fasce meno abbienti della popolazione per sostenere l’accesso alla banda larga. 

Un reddito ad hoc per le donne vittime di violenza

Un “contributo di libertà”, vale a dire un contributo “pubblico tipo reddito di emergenza e/o cittadinanza che garantisca loro un supporto iniziale, da destinare a spese di sussistenza, alloggio, mobilio, salute, educazione e socializzazione dei figli, corsi professionali, vita autonoma” per le donne vittime di violenza. Tra le altre misure utili vengono poi individuate: l’erogazione di “incentivi per l’assunzione e la creazione di una rete di imprese contro la violenza, ad adesione volontaria, per un confronto sullo sviluppo di politiche ed azioni aziendali in favore sia delle donne inserite grazie al programma sia di ogni lavoratrice eventualmente esposta a forme di violenza in ambito domestico”.

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Contagio da Covid sul luogo di lavoro. No responsabilità per il datore di lavoro

La prima slide del rapporto affronta il tema della responsabilità del datore di lavoro in caso di contagio da Covid di un lavoratore. Per la task force va esclusa. Si propone, inoltre, di neutralizzare fiscalmente, in modo temporaneo, il costo di
interventi organizzativi (come la turnazione e gli straordinari) conseguenti all’adozione dei protocolli di sicurezza e al recupero della produzione perduta per lo stop delle attività. 

Un piano nazionale per i nidi e l’assegno unico per i figli

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Lunga anche la parte che riguarda la famiglia, a partire dall’esigenza di migliorare il sistema dei nidi. “Lanciare un piano nazionale per lo sviluppo di nidi pubblici e privati (0-3 anni) per la maggioranza dei bambini, per migliorare la conciliazione dei tempi di vita, sostenere il desiderio di maternità e paternità e diminuire le disuguaglianze tra bambini”, si legge nelle slide. Ma c’è anche un ok all’assegno unico. “Razionalizzare il sistema dei trasferimenti monetari alle famiglie in direzione di misure che accompagnino la crescita dei bambini fino alla maggiore età, attraverso l’introduzione di un assegno unico variabile in base al reddito familiare che assorba le detrazioni fiscali per i figli a carico, l’assegno al nucleo familiare, il bonus bebè, l’assegno al terzo figlio”.

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