Il virus sull'economia: nel primo trimestre i consumi sono crollati del 10%

Per Confcommercio, il mese di marzo, quando sono entrate in vigore le misure di contenimento dell'epidemia di coronavirus, è completamente responsabile della suddetta caduta (-31,7%).

Coronavirus e economia
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14 Aprile 2020 - 12.58


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Per il primo trimestre dell’anno in corso Confcommercio stima una riduzione dei consumi del 10,4% rispetto allo stesso periodo del 2019. Il mese di marzo è completamente responsabile della suddetta caduta (-31,7%).

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Secondo l’Ufficio studi di Confcommercio, “siamo in presenza di dinamiche inedite sotto il profilo statistico-contabile, che esibiscono tassi di variazione negativi in doppia cifra non presenti nella memoria storica di qualunque analista. Purtroppo – prosegue nell’analisi – sono profili declinanti molto prossimi alla realtà: i dati ‘veri’ sull’accoglienza turistica (-95% degli stranieri a partire dall’ultima settimana di marzo), sulle immatricolazioni di auto (-82% nei confronti dei privati), sulle vendite di abbigliamento e calzature (attualmente -100% per la maggior parte delle aziende, precisamente quelle non attive su piattaforme virtuali), per i bar e la ristorazione (-68% considerando anche le coraggiose attivita’ di delivery presso il domicilio dei consumatori), appaiono di sconcertante evidenza. Giusto per fare alcuni esempi”. Di conseguenza, le stime indicano una riduzione tendenziale del Pil del 3,5% nel primo quarto del 2020 e del 13% nel mese di aprile. 

Con qualche ritardo rispetto al depotenziamento repentino della domanda – prosegue l’analisi – la produzione si è adeguata. Fiducia e indici di attività produttiva sono crollati in marzo, sommandosi alla scomparsa della domanda per consumi.

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Per Confcomemrcio, i provvedimenti delle autorità nazionali e internazionali non possono modificare il profilo delle perdite di prodotto. Possono, pero’, mitigare notevolmente le perdite di reddito disponibile connesse alla riduzione dell’attività, trasformandole in larga misura in deficit pubblico e quindi debito sovrano. La strada prevalente in Italia e’ la riduzione degli impatti della crisi attraverso la concessione di abbondante liquidità a costi molto esigui.

Sarebbe opportuno affiancare a questi provvedimenti una serie di indennizzi proporzionali alle perdite (al netto delle imposte potenzialmente dovute) subite dagli imprenditori e dai lavoratori. Senza lo strumento dei “trasferimenti a fondo perduto” si corre il rischio che l’eccezionale liquidità non sarà realmente domandata, almeno dai soggetti più deboli, lasciando ferite permanenti nel tessuto produttivo e rendendo meno vivace la ripartenza. 

l tema della ripresa quando l’Italia riaprirà è denso di incognite. Infatti, al termine dello scorso anno, non erano stati ancora recuperati i livelli di reddito disponibile e consumi – in termini reali – sperimentati nel 2007: le perdite ammontavano ancora rispettivamente a 1.700 e 800 euro per abitante. Insomma, detto senza giri di parole, oggi e’ necessario evitare che, dopo il coronavirus, la ricostruzione dei livelli di benessere economico, già depressi, del 2019, duri troppi anni. Il rischio e’ la marginalizzazione strutturale del Paese rispetto alle dinamiche internazionali dell’integrazione, dell’innovazione tecnologica, della sostenibilita’ e, in definitiva, della crescita di lungo termine. A pagarne il prezzo piu’ alto sarebbero le generazioni piu’ giovani.

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Il quadro congiunturale, che ha iniziato a risentire già dalla fine di febbraio degli effetti della crisi innescata dal Covid-19, presenta andamenti articolati dei principali indicatori, legati anche al periodo di rilevazione. A febbraio la produzione industriale ha evidenziato un calo congiunturale dell’1,2%, al netto dei fattori stagionali, e una flessione del 2,4% su base annua. L’occupazione, nello stesso mese, registra una stabilita’ sia in termini congiunturali che tendenziali.

La fiducia dei consumatori nel mese di marzo, sicuramente influenzata dall’accentuarsi della pandemia e delle misure di lockdown, e’ risultata in forte calo cosi’ come quella delle imprese. La contrazione per il sentiment delle famiglie è stata dell’8,9% congiunturale, mentre per le imprese si e’ registrato un calo del 16,5%. Su base annua il tendenziale del clima delle famiglie ha registrato una diminuzione del 9,7% mentre per le imprese il calo e’ stato del 20,1%.

Considerando il deciso peggioramento delle condizioni economiche ad aprile, e il persistere delle misure di contenimento da Covid-19, si stima per il mese in corso una flessione congiunturale del Pil, al netto dei fattori stagionali, del -6,1% dato che porterebbe ad una decrescita del 13% rispetto allo stesso mese del 2019. Nel complesso del primo trimestre il Pil e’ stimato ridursi del 3,4% rispetto all’ultimo quarto e del 3,5% nel confronto sul trimestre corrispondente del 2019. 

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