Oggi la produzione industriale italiana è quella che avevamo nel 1978

Secondo i dati di Confindustria, lo tsunami Coronavirus si abbatte sulla produzione industriale: -16,6% a marzo.

Immagine di repertorio

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globalist 2 aprile 2020

Un impatto “devastante” sull’economia, il “peggior scenario possibile”. È questo quello che emerge dai dati pubblicati dall’indagine rapina mensile sulla produzione industriale del centro studi di Confindustria. Il mix di fattori che hanno inciso sulle attività produttive hanno reso tutto ciò “lo scenario peggiore possibile, facendo avvitare l’economia italiana in una recessione che sarà profonda e la cui durata dipenderà dai tempi di uscita dall’emergenza”


Secondo le stime, la pandemia di covid-19 “affonda la produzione in marzo (-16,6%) e nel primo trimestre (-5,4%), e le prospettive sono in forte peggioramento”. Il calo trimestrale è il maggiore registrato “da undici anni” a questa parte. A livello mensile, non registriamo un calo del genere da 42 anni.


“In Italia la caduta dell’attività stimata per marzo (-16,6%), se confermata dall’Istat, rappresenterebbe il più ampio calo mensile da quando sono disponibili le serie storiche di produzione industriale (1960) e porterebbe i livelli su quelli di marzo 1978”, si legge nel rapporto stilato da Confindustria. Per quanto riguarda la discesa trimestrale, “La produzione industriale nel primo trimestre 2020 è attesa diminuire del 5,4%, il calo maggiore da undici anni” e rileva una diminuzione della produzione industriale del 16,6% in marzo su febbraio, quando è arretrata del 2,6% su gennaio 2019″. Inoltre, “l’arretramento stimato nel primo trimestre 2020 sarebbe il più forte dal primo trimestre del 2009, quando l’attività era scesa dell′11,1% congiunturale”. Per quanto riguarda le prospettive nel secondo semestre di quest’anno, “la variazione acquisita nel secondo è di -12,5% e la caduta dell’attività potrebbe raggiungere almeno il 15%”, stimano gli analisti. 


Quindi, secondo Confindustria, le misure di contenimento del coronavirus “hanno determinato un doppio shock negativo: dal lato della domanda, con il rinvio delle decisioni di spesa dei consumatori, la chiusura di numerose attività commerciali (nei settori della ristorazione, alloggi, trasporti, attività culturali e di intrattenimento) e l’azzeramento dei flussi turistici; dal lato dell’offerta, con il blocco di numerose attività produttive, sia per decreto sia per consentire la sanificazione dei luoghi di lavoro delle imprese funzionanti”. Sarà necessario, secondo l’associazione degli industriali, non ritardare più le misure di sostegno ad imprese e lavoratori, per non peggiorare la situazione.