Peggio di un meteorite: alla fine dell'emergenza il Pil crollerà del 6%

Un preoccupante rapporto di Viale dell'Astronomia sull'impatto economico dell'epidemia: "Calo Pil primo semestre del 10%. Il debito/Pil al 147%, deficit al 5%"

Boccia

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globalist 31 marzo 2020

Lo choc imprevedibile che ha colpito l’economia italiana porterà un calo del Pil del 6% quest’anno. E’ quanto si legge in un rapporto sull’impatto del Coronavirus con il quale Viale dell’Astronomia lancia un allarme sulle prospettive economiche del Paese nel pieno dell’emergenza sanitaria e del lockdown pruduttivo. “Uno shock imprevedibile ha colpito l’economia italiana a febbraio 2020, quando è iniziata la diffusione nel Paese del virus COVID-19. Si tratta di uno shock congiunto di offerta e di domanda: al progressivo blocco, temporaneo ma prolungato, di molte attività economiche sul territorio nazionale, necessario per arginare l’epidemia, si è associato un crollo della domanda di beni e servizi, sia dall’interno che dall’estero. Le prospettive economiche, in questa fase di emergenza sanitaria, sono perciò gravemente compromesse”, si legge nel report di Confindustria.


Il dato più allarmante riguarda, com’è ovvio, la brusca frenata del Pil. “Nel caso in cui la situazione sanitaria non evolvesse positivamente, in una direzione compatibile con questo scenario dell’offerta, le previsioni economiche qui presentate andrebbero riviste al ribasso. Nel 2020 un netto calo del PIL è comunque ormai inevitabile: lo prevediamo al -6,0%, sotto l’ipotesi che la fase acuta dell’emergenza sanitaria termini appunto a maggio. Si tratta di un crollo superiore a quello del 2009, e del tutto inatteso a inizio anno”. Il report interviene anche nel dibattito sulla possibilità di riaprire (e quando) le fabbriche, dal momento che “ogni settimana in più di blocco normativo delle attività produttive, secondo i parametri attuali, potrebbe costare una percentuale ulteriore di Prodotto Interno Lordo dell’ordine di almeno lo 0,75%”.


Il Centro Studi di Confindustria pone l’accento sull’atipicità della grave recessione in arrivo per l’economia italia: “Non nasce dall’interno del sistema economico italiano, né in quello internazionale. Non nasce dall’incepparsi di qualche meccanismo dei mercati finanziari o dalla necessità di “correggere” qualche eccesso. Lo shock viene dall’esterno, colpisce l’economia come un meteorite”. La perdita del Pil nel primo semestre dell’anno “sarà enorme”, secondo Confindustria, che prevede “una caduta cumulata dei primi due trimestri del -10% circa. 


“Il Covid-19 affossa il Pil” poi una “risalita lenta”: ipotizzando un “superamento della fase acuta dell’emergenza a fine maggio” conferma la stima di un -6% per il 2020. Ma “solo i prossimi mesi diranno” se in queste ipotesi c’è “realismo o eccessivo ottimismo”. Per il 2021 è atteso un “parziale recupero”: un rimbalzo del +3,5%. Confindustria non esita a dire che l’economia italia è “colpita al cuore”. Il Centro studi Confindustria avverte: “bisogna agire immediatamente”, con interventi “massivi” in una misura che oggi “nessuno conosce”, “sia su scala nazionale che europea”. “Le istituzioni Ue sono all’ultima chiamata per dimostrare di essere all’altezza”. “Solo mettendo in sicurezza i cittadini e le imprese la recessione attuale potrà non tramutarsi in una depressione economica prolungata”, “aumento drammatico della disoccupazione”, “crollo del benessere sociale”.


Nel 2020 si registrerà un indebitamento del 5% del Pil e il debito salirà al 147% “per l’effetto congiunto dell’ampliamento del deficit legato all’emergenza COVID-19 e della caduta del Pil nominale (-5,2%)”. Nel 2021 il deficit migliorerà, rimanendo però sopra il limite del 3% (3,2%, la stima include la disattivazione delle clausole Iva) mentre il debito si assesterà al 144,3%.


Servono quattro mosse per garantire la tenuta del sistema economico italiano. e sono le proposte di Confindustria, a fronte dell’emergenza causata dalla pandemia di Coronavirus. Secondo il Centro studi bisogna attuare un piano anti-ciclico straordinario, finanziato con risorse europee; interventi urgenti per il sostegno finanziario di tutte le imprese, piccole, medie e grandi; strumenti di moratoria e sospensione delle scadenze fiscali e finanziarie; un’operazione immediata di semplificazione amministrativa, per rendere subito effettiva l’azione di politica economica. Confindustria insieme con le Confindustrie tedesca e francese ha da tempo proposto un piano europeo straordinario di entità pari a 3.000 miliardi di euro di investimenti pubblici. “Considerando una prima tranche di entità pari a 500 miliardi su un periodo di 3 anni, fatto inizialmente anche di misure per la liquidità e, poi, soprattutto di investimenti in sanità, infrastrutture e digitalizzazione - si legge nel rapporto di Csc - questo sarebbe in grado di alzare la crescita in Italia e nell’Eurozona di rispettivamente 2,5 e 1,9 punti percentuali nell’orizzonte di stima”.


Il Governo ha messo in campo, per ora, il decreto Cura Italia che prevede interventi per 25 miliardi in soccorso dell’economia italiana, e ha in cantiere per aprile un altro provvedimento economico. “Nel riconoscere lo sforzo compiuto dal Governo, è tuttavia chiaro che occorre rafforzare massicciamente la diga a difesa della nostra economia, anche con strumenti innovativi. È cruciale che si definisca fin d’ora il quadro delle prossime azioni, necessarie per restituire fiducia a famiglie e imprese, rispetto a un percorso di salvaguardia del sistema produttivo da un evento così profondamente negativo”, scrive Confindustria.


“Il nostro Paese deve muoversi subito, con una ingente dotazione di risorse volte
a generare effetti positivi per tutte le imprese italiane. Attivando un flusso di liquidità che consenta di diluire nel lungo termine l’impatto della crisi per le imprese, senza appesantire eccessivamente il debito pubblico”.


“L’Europa è chiamata a compiere azioni straordinarie per preservare i cittadini europei da una crisi le cui conseguenze rischiano di essere estremamente pesanti e di incidere duraturamente sul nostro modello economico e sociale”, è infine il richiamo di Confindustria a Bruxelles.