Il coronavirus ci pone una domanda: "Sarà mai possibile un'economia più etica e sensata?"

Emerge tutta la fragilità di un sistema esasperato e malato, si deve fare un primo passo da cui non si torni indietro mai più per il rispetto di tutti i cittadini, per i lavoratori e tra i lavoratori.

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Chiara D'Ambros 21 marzo 2020
Oggi si legge che era pronto per l'export un farmaco essenziale nell'affrontare l'emergenza del Covid19, in particolare per i pazienti sedati in terapia intensiva. Pratica da un'azienda della Lombardia.
Difficile aggiungere altro. Se non pensare alla quanto profondamente si debba ripensare al sistema economico che fino a ieri è stato normale. E' corso all'impazzata e noi dietro - altro che runner - ammassati senza troppe domande. Pur di stare meglio è anche avere un soldo in più. I soldi servono, nessuno lo nega. Chi è costretto oggi in case claustrofobie, chi una casa nemmeno ce l’ha lo può testimoniare. Inutile edulcorare la realtà. Non c'è niente di romantico in tutti questo. 

Viene da chiedersi se sarà mai possibile un'economia più etica e sensata.
Molti gli interrogativi sul perché della tragedia al nord. Una delle vaghe ipotesi l'inquinamento, gli impianti di aereazione di ospedali mal funzionanti. Forse potrebbe aiutare anche pensare a quante fabbriche ci sono. Quanti operai che lavorano gomito a gomito... anche se alcuni hanno dubitato che esistesse ancora.
L'operaio che porta a casa lo stipendio... e non solo.
Eppure quelle fabbriche ci permettono di mangiare perché producono cibo, strumenti sanitari, medicinali, occhiali, vestiti.
Come trovare la misura?
Come dice Marco Paolini nel suo monologo “Soldi e Libertà”: “I soldi servono, ma stabilisci quanti te ne serve no? Se non sai quanti ne vuoi fatichi all’infinito. E’ un comportamento dei ricchi e dei poveri ma nei ricchi per me il disturbo è più evidente. Questi arraffa come volesse vivere in eterno. La produzione capitalista si fonda su una svista: padroni e operai desidera quanti più soldi possono. Ma dai, fissa na cifra. Tiente largo ma fissa na cifra”, a parlare è Gelmino, operaio della Riello negli anni ’70.
Oggi è necessario da subito iniziare a rivedere i margini e le dinamiche del profitto ma anche del consumo. Ma forse anche i consumi davvero necessari. In questo momento, in cui sembra venire a galla nel mare dell’emergenza che dilaga, tutta la fragilità di un sistema esasperato e malato, si deve fare un primo passo da cui non si torni indietro mai più per il rispetto di tutti i cittadini, per i lavoratori e tra i lavoratori
Nel 2019 si sonno sfiorate le 1000 vittime sul lavoro, 997 per l'esattezza. Nel febbraio 2020 era già 52.
Il numero dei medici e infermieri positivi al Covid19 è di 3359. Quasi il 10 percento dei contagiati. Servono più tutele.
Questo momento in cui tutto rallenta quasi a fermarsi serva per cambiare direzione come accade quando siamo in auto e siamo ad un bivio. Siamo arrivati al bivio dell’insostenibile non resta che iniziare già a sterzare verso la strada nuova ma dobbiamo già iniziare a sterzare subito o sarà troppo tardi.
Dal punto di vista economico l’Europa sta iniziando ora ad aiutare in questo senso, ora che il virus dilaga in tutti i Paesi, via il patto di stabilità, nasce la proposta di accelerare sugli eurobonds europei. Meglio tardi che mai. Ma come verranno utilizzati i soldi ora? Sarà necessario forse ridiscutere necessità e priorità sia nel macro che nel micro, sia al livello di società, che a livello individuale. Difficile immaginarlo ma inevitabile.
Il motore produttivo del Paese è profondamente danneggiato non va solo aggiustato. Va cambiato. Rivisto nelle sue molte storture che lo rendono malsano, talvolta tracotante, talvolta letale,.
In particolare oggi ma non solo oggi , 21 marzo è la giornata contro le mafie, altra tragedia che è dilagata in modo globale. Vanno tenuti gli occhi aperti sia a speculazioni e truffe sia rispetto a un sistema che si sta sgretolando. Affinché non trovino spazio campi di forza malati vanno sostenuti quelli sani, anche rispolverando le responsabilità e ricordate tutte le azioni nefaste (sarebbe bello chiedere a qualche precedente presidente di regione come si sente ora al pensiero di aver sottratto così tanto denaro alla sanità pubblica) che hanno eroso il sistema pubblico che oggi di fronte a questa tragedia si trova stremato, in prima linea a doverla fronteggiare.